Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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lunedì 30 dicembre 2013

ApollonGlosse ░ Il dubbio



PERCHÉ IL DUBBIO?


Una storia raccapricciante, ancora una volta: una delle tante che appaiono e scompaiono; avvolte dall’oblio per essere quindi seguite da altre a ricordarci che c’era una volta il massacro degli ebrei. Come niente, come fosse niente perché magari non ci ha riguardato; o perché ormai siamo diventati indifferenti.
Perché non siamo più capaci di indignarci? Eppure è accaduto, si chiama semplicemente Shoah. Un nome tra tanti, inglobati all’interno di quelli che pronunciamo senza rendercene conto perché la vita sta lentamente perdendo di significato.
Siamo massificati, ossificati; insensibili agli accadimenti; rassegnati all’estinzione della specie umana. Mai un urlo, un grido di massa a dire basta. Solo quando c’è un nuovo sterminio si solleverà per un solo istante l’indignazione seguita subito dopo dall’abulia più completa. La carne è diventata oggetto da macello e l’introspezione è stata annegata nella melma.
Questa la riflessione a leggere Il dubbio di Nuccio Pepe edito da Torri del Vento: una foglia di albero prossima a diventare definitivamente secca, da essere raccattata e buttata via nel ceneritorio (o crematorio fa lo stesso).
Il caso vuole che da una amicizia con un sopravvissuto l’autore scopra lentamente la curiosità – che diventerà libido – di saperne ancora; di denunziare al mondo. E ciò con la pacatezza di riflessioni e dialoghi improntati ad una rabbia rattenuta (e commovente ex-cursus verso la rivelazione: la quale non è altro che il ritrovamento di documenti ormai lacerati dal tempo ma ancora vividi in chi li scoperse). Hanno provato a decrittarli senza però alcun esito tangibile se non quello di lasciare dei dubbi. Dubbi sull’identità di chi li scrisse; sul cosa ci sia scritto; quale il messaggio, e a chi.
Tutto nel libro avviene per caso. È un caso che l’autore conosca e frequenti un signore austriaco: il suo Virgilio il quale lo porta inconsapevolmente a conoscere l’inferno. Una persona vocata e votata per virtù quasi divina, all’amore per gli altri, chiunque sia l’altro; un esempio di altruismo missionario, da prendere a esempio di dignità contrario ed opposto alla discriminazione. Una lezione di alto valore, civile, etico e morale, dunque un messaggio: forse l’ultimo della annunciata prossima catastrofe.
Un libro che si legge di un fiato che però lascia tracce indelebili in chi sente l’urgenza di uscire dallo stallo in cui è stato e si sente cacciato.
Perché allora il dubbio? Forse perché non ci sono più certezze?



                                                         Ignazio Apolloni


Nuccio Pepe
Il dubbio
Torri del Vento