Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

UH-NOIR│ Uh Magazine│ L'ipersoluzione territoriale e il delitto Bergamini

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sabato 14 giugno 2014

♦ La pittrice rossa di Sanremo e il ponte del diavolo



Questo non è il ponte del diavolo di Lanzo:
è l'antico ponte di Challant
da cui la pittrice scrisse al poeta: "Piove sempre"
Quando il poeta conobbe la pittrice, quella che era nata a Sanremo e poi si venne a sapere che era imparentata con la strega di Rocca Priora, la pittrice era rossa, ma non era lei, questo disse una volta il poeta, e quantunque il suo oggetto “a” fosse stato in qualche modo preso al meridiano da questa ectomorfa rossa, che, quando poi si tirarono le somme, aveva il culo delle brevilinee ectomorfe e il seno manco a parlarne, perciò quella pittrice, in quella stagione di piombo nella città dell’esoterismo sabaudo, aveva si e no un indice costituzionale un po’ sopra il 50 e l’indice del pondus debole, se lo si rapportava agli hips, e basso, se rapportato al busto: tra 36 e 32 il primo , da 37 a salire il secondo, tenendo sempre presente che il valore di questo indice, per come ne ha brevettato la grammatica il poeta stesso, aumenta decrescendo[i].

La pittrice rossa e l’algoritmo al ponte del diavolo
by Gaudio Malaguzzi
Un giorno, dopo che l’ebbe conosciuta, la pittrice portò il poeta, un giovane radicale e sognatore, un pivello senza timore ma che leggeva con sobria attenzione non si sa quanti libri al giorno, cavalcando con urla di sfida la pulsione uretrale e il campo di coscienza, anche quando, scosso dalla visione dell’unico esemplare, il podice sabaudo, al mercato della Crocetta, vedendo la nebbia sul mare oltre il precipizio cui era destinato il suo oggetto “a”, gli riusciva difficile non essere mosso dal sentimento di sconfinata realtà, e oppresso come gli altri poeti dal destino di una categoria se non di una razza,e fu in uno di questi giorni, in cui  sbalzato di sella il centauro della rivoluzione culturale se ne andò con l’ectomorfa surrealista a vedere il ponte del diavolo a Lanzo, non sapendo ancora che quella pittrice brevilinea, così portata al tantrismo, era in effetti una parente stretta della strega di cui anche "Esquire", l’"Esquire" italiano, d’accordo, ne aveva reso e decantato le gesta al mondo di chi legge e sfoglia le riviste.
Del ponte del diavolo il poeta conservava una cartolina, che la stessa pittrice, una volta che i due interagenti non erano nello stesso habitat della città sabauda, ma, in effetti, non ricordava niente, né rammentava che la pittrice era lì che gli disse: io ero la più felice delle donne, come moglie e come curatrice delle suppellettili al museo di Bagdad e facendo della mia casa un luogo di ordine e di generosa ospitalità, perché io passavo per le stanze e giravo per il giardino, o forse gli aveva sussurrato: mio padre aveva un negozio di carrozze ed è diventato ricco ferrando cavalli, poi venne questo affiliato del governo che mi portò con sé a Bagdad dove avermi presa in sposa, ma un giorno non gli si eresse  più tanto e una donna, quando il suo oggetto a non viene colpito al meridiano, se ne torna a casa, o gira per i campi a caccia di uccelli, quaglie e beccaccini, cos’hai capito? Ma d’altra parte non aveva già scritto Marguerite Duras, nella vita materiale, che una donna è questo, ça, che vuole, essere colpita nel più profondo del suo nulla, al medio cielo, nel buco che ha al medio cielo, dove, quando vi passa il (- φ) del poeta lei impazzisce di desiderio e vuole cavalcarlo come se fosse una scopa o un cavallo passando e ripassando, avanti e indietro, ripetendo all’infinito il passaggio al medio cielo, fino a quando ciò che entra dall’orecchio sarà uno zufolo infinito nel tempo a venire e lontano dal suo meridiano per decine di gradi a est, o a ovest, a nord o a sud? E al ponte , sotto il ponte, cosa vide il poeta, non c’era scritto qualcosa, una lapide, su cui, poi, vide piegarsi una bionda
...vide piegarsi una bionda dolicotipo
a leggerla sollevandosi la gomma...
dolicotipo a leggerla sollevandosi la gonna,qui giace l’anima del mondo,  e anche i numeri che fanno il mondo, e l’arcano, che è il buco più stretto, e per questo ci vuole lo strumento dell’asino, qui c’è il culo del mondo o la gloria del gaudio nel più alto dei cieli, c’è l’arco del ponte, tra il medio cielo dell’oggetto a e, a est, l’ascendente del soggetto barrato, il significante,questo: a à Ⱥ ► Ṡ . O c’era stato Jacques Lacan o Belzebù ne sapeva una più del poeta!




[i] L’indice del pondus della pittrice doveva essere vicino proprio al 32, tenendo conto dei dati antropometrici relativi al suo assetto somatico negli anni settanta: 32 è il grado più alto del valore che è stato denominato come “debole”, che è il valore dell’indice del pondus delle ectomorfe che hanno più fascino plutonico, tipo la Miele di Milo Manara, quella che è dentro il paradigma dell’anamorfosi del fallo, della sua invisibilità. Con i dati della pittrice, altezza 157 centimetri, peso 45 chilogrammi e giro-fianchi non superiore a 80, calcoliamole l’indice del pondus: 157 – (45 + 80=)125=32. Conseguentemente, l’indice costituzionale sarebbe questo: 80 x 100= 8000 : altezza 157 = 50.95. Il 32 dell’indice del pondus sembra che sia speculare, visto che siamo nell’orbita del ponte del diavolo e della strega, all’arcano dello stesso numero, che , nel tarocco, è il 6 di Bastoni, che, nell’iconologia classica, formano due triangoli opposti di cui uno è fuori terra e l’altro sotto terra; il sole si leva sull’orizzonte, come se fosse il significante, il soggetto barrato che sta nascendo. Heimlich la corrispondenza del periodo nel calendario: il 32 regge il periodo temporale in cui è compresa la data di nascita del poeta! Il 32, nel Foutre du Clergé de France, il cui uso, nel XVIII secolo, era esteso anche al Piemonte savoiardo, è la posizione della “giocosa”, che è un altro archetipo-epiteto che si connette al nome del poeta, cui è destinato tutto il desiderio della pittrice e del volerlo cavalcare, nella descrizione della posizione abbiamo il cavaliere che è seduto e la randomizzatrice che si siede a cavalcioni su di lui, e può stargli sia di fronte che al contrario, anche se il poeta, in questo caso, quali pomi di Venere dovrebbe cogliere se, come abbiamo detto, la pittrice non ne era punto dotata?

Difatti, la pittrice questo scrisse da Challant:
"Piove sempre".