Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

UH-NOIR│ Uh Magazine│ L'ipersoluzione territoriale e il delitto Bergamini

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venerdì 21 novembre 2014

Il piede libero e la funzione Fortini▐ Massimo Sannelli



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 di Massimo Sannelli
Nel 2008 il Centro Studi Franco Fortini fece cinque domande ad una quindicina di poeti. Io risposi, ma "le domande non hanno mai avuto una risposta chiara", come canta un altro poeta. Le risposte sono risposte finché stanno sotto le domande. Ma ora io cancello le domande e do una forma diversa alle risposte. Non c'è più la risposta ma un aforisma, non sottomesso.
Sono contemporaneo della stanchezza del pianeta e della tracciabilità di vite molto lunghe: le nostre. Ma non è questo che volevo dire.
La riduzione del poeta a giocatore non è umile. Il giocatore conosce e ostenta le regole del gioco: anche la «forte componente metapoetica» o la profondità etica del suo lavoro. Di questa profondità autocritica io non rido; cerco di praticarla il più possibile. Sì, ma la nostra etica è una virtuosità interna al collettivo italiano. E il nostro virtuosismo è una poetica interna al collettivo italiano. Così non si va da nessuna parte.
Caro Centro Studi Franco Fortini, io sono molto deluso da quello che ho amato, lo sai?
Prendo un appunto, da quella che fu una risposta. Ogni giorno la nostra mente traduce, censura, tace. Quanto al mio «rapporto con la poesia contemporanea in lingua straniera», considero una lingua straniera anche l'italiano scritto: perché non è una lingua veramente – e spontaneamente – parlata.
Prendo un altro appunto, ex risposta. «Il futuro è tolto ai nostri giorni»: ma questi sono sussurri tra Leopardi e un'assente di cui si può solo toccare la mano, solo per un istante e solo in sogno. Intendo come allegorie sia la donna sia la mano. La parte e l'intero, ecco.
E il terzo appunto è questo, ex risposta. L'ardore intellettuale crea formule, compresa quella di una "funzione Fortini". Queste formule non guardano l'idea più semplice – il pubblico –, ma un'ombra o un embrione disseccato, in una stanza cieca.
Ho preso abbastanza appunti per capire. Fortini è grande e morto, rispetto ad istanze che il mondo ha ricreato. Caro Centro Studi Franco Fortini, cara ombra di Franco, cara intelligencija di sinistra, sapete che cosa scrive Francesca Fermanelli? "Siamo noi ad aver ucciso Pasolini. Noi che, ieri sera, dopo la proiezione della prima dell'amato e criticato film di Abel Ferrara ci siamo recati nei centri telefonici per acquistare, alcuni solo per conoscere, la fantomatica new entry della Apple: l'iphone 6". La morte dei nostri grandi profeti ambigui – uomini liberi e falliti e servi di partito – non pesa più. A questo punto siamo assassini a piede libero, ognuno devoto alla sua droga: cfr. l'etimologia di assassino. E io sono molto deluso, ecc.
Ma il "piede libero" è anche un problema metrico, oltre che criminale. C'è sempre l'Ode I 37 di Orazio.
Ma per qualcuno la metrica è una questione vitale.
Ma questa frase non è per tutti.