Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

UH-NOIR│ Uh Magazine│ L'ipersoluzione territoriale e il delitto Bergamini

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venerdì 27 febbraio 2015

La scomparsa di Ignazio Apolloni ▌L' autore di "Niusia"

( Riceviamo la notizia della scomparsa di Ignazio Apolloni, il nostro caro amico Ignazio, quello dell’Antigruppo e che fece con Pietro Terminelli l’Intergruppo al quale partecipammo nei cosiddetti mitici anni Settanta e Ottanta, l’autore di Niusia, questo è essenziale: lo ricordiamo con questa nota sulla trasmutazione e il nome di Niusia, tratta dall’introduzione alla 2^ edizione di Niusia fatta nel 2012, a 36 anni dalla prima.Alessandro Gaudio & V.S. Gaudio

Il senno e l’isola di Niusia
 Come nella “Tabula Combinatoria” dell’erudito gesuita Athanasius Kircher [Turris Babel, 1679: cfr. “(…) invocare il diritto di primogenitura che al massimo serviva per riconoscerle il primato e candidarla al premio Babel”: I. Apolloni, Niusia, capitolo Sesto, p. 149 prima ed.], la metonimia tra Num e Samech combina il mistero alle idee, la fatalità alle forze, fors’anche il Becco di Mendes all’Angelo della Temperanza, tra la transeconomia politica, la transgeografia delle stagioni della vita. L’evoluzione dell’alfabeto ebraico ha all’origine per Num il segno > e per Samech il segno ں, che ha qualcosa della “Tamahacan” di Ura Rumis, ovvero del “cugno”, finito dentro il nostro testo per Lucia Castagna, il punzone dell’oggetto a, la sua essenzialità orale, la transeconomia della parola, la transpolitica dell’irreversibilità, la forza dell’oggetto fatalmente irredento, e non ci è passato per la testa che è allora per Samech che abbiamo questo “cugno”, essendo la lettera ebraica del “puntello”? C’è, non ci crederete, in questa trasmutazione della scomparsa che è Niusia, che fa passare dentro anche “Nasa”, la “distruzione”, l’“atto di perdersi”, la “morte” di “Num”, che c’è nella parola sanscrita “nása”. D’altra parte, il verbo “nas”, da “raggiungere”, “trovare”, “incontrarsi con”, arriva a “nasyati”, che è “sparire”, “essere perduto”, “correre via”. Sempre per via del naso, di cui al “tamahacan” di Ruma Onux, che è “nas”, senza dimenticare che “niyuj” è lo schema verbale di “legare”, “unire”, “aggiogare”, e che “nyuna” è l’archetipo attributo del “diminuito”, del “difettivo”, che fa da supporto nell’ombra del (-φ) del punzone del desiderio. Va da sé che, in greco, l’enclitica νυν, “dunque” o, come avverbio, per “proprio ora”, nella “notte” , νυχ, o “il pungere” νυξις di Niusia, che sta dentro il “senno” νους, o ci gira attorno, con la malattia, νοσ, questa giovinezza, νέος , eterotopica, un’“isola”, νησιω, che ora è “artiglio”, “unghia”, ονυξ, ora è “asino, asina”, ονος; e se fosse stata solo νεοσσίς, “pollastrella”?
V.S.Gaudio è NIUSIA, L’INSOLUBILITÀ DELLA LETTERATURA, introduzione alla 2^ edizione di Ignazio Apolloni, Niusia, Fondazione Apolloni-Fabra/Arianna Edizioni Palermo 2012 ¨