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Hit The Road Jack│♫ Ray Charles

Prendo sempre la mia strada…ma non mi lasciano mai andar via ¨

C’era la luna e la terra scintillava per la brina caduta, e non c’era un’anima in giro, prese a rincorrermi solo il vento di sud-ovest, presi così la mia strada , un aquilone sopravento, con la coda che ondeggia per un attimo e poi guardai laggiù oltre il mio aquilone, non c’era nessuna fattoria bianca come neve, che spuntava tra i verdi alberi, né in lontananza, né vicino, sentivo ancora le cornacchie, nessun altro canto, la stagione non era  dentro la sua immobilità assoluta, questo è vero, quando è così che devi battere la strada, e non sono trascorsi trent’anni, né sei un ragazzo già stanco della vita, e la foresta non è ancora scomparsa, e la casa non è stata ancora buttata giù, e non ho ancora combattuto due battaglie per il mio popolo, né innalzato il vessillo dell’indipendenza e poi  non  avevo ancora impiegato la mia forza ribelle per prendermi la bandiera del mio vecchio partito, allora è vero, è così, tutti mi hanno girato le spalle, i miei capelli sono diventati bianchi, non sto tra tabacco e whisky e per questo non hanno perso ancora il loro sapore, adesso che vedo in strada se non cavalieri in armi, donne bellissime manco a parlarne, volti gentili, che ti venga un colpo, provo ancora, adesso? Una giovane donna che cammina come  Sandra Alexis in via Micca, no, provo questa lente nuova, non la vedo più Sandra Alexis, solo uno spazio aperto, non vedo niente di particolare, quando c’è luce solo luce, quando c’è vento solo vento, quando piove solo pioggia, nemmeno i pini che stanno lì oltre la ferrovia, né le pietre in riva al mare, non ho più le arance di Mia Nonna dello Zen, né per quel sentiero potrei ancora andare, nemmeno nella fredda, chiara luce che all’alba là viene da sotto e non sono ancora sulla collina, mi disgustavi, paese del mio imbroglio, ho provato ad andarmene, a prendere la mia strada, di te mi vergognavo, ti disprezzavo come luogo della mia nascita, io morivo di vergogna, e restavo zitto, a nessuno ho mai detto che venivo da quella pesante bisaccia dell’orrore, lasciami andare, lasciami prendere la mia strada, ti ho implorato e maledetto, sei sradicato dalla mia anima, non ho mai voluto che ci fossero tracce del mio Esserci che portassero da te, allora ancora adesso prendo la mia strada ma non mi fanno andar via, sto dentro la mia memoria e mi copro gli occhi per non vedere, e poi non ho dimenticato niente, tu che camminavi per quella piazza della verdura  dove stava sulla porta della sua bottega il brigante rinato e dove l’unico suono era il diamante che tagliava il vetro, per tutto questo tempo avevo una faccia da ragazzo e per anni un’anima rigida e innamorata, in un mondo che mi odiava, nessuno di quegli uomini mi era familiare, e le loro donne in verità avevano un corpo che era lo specchio del loro animus, e allora vi dico che fu così che restai dentro la mia fanciullezza con lo sguardo del poeta e l’orrore che gli spacca l’anima, faccio la mia passeggiata di mezzogiorno come se prendessi la mia strada, e poi torno indietro, chiunque io sia passeggero che transito devo sapere che non ho avuto padre, né so ancora chi fosse mia madre, così come quando io sono nato dove sono nato e chi mi ha portato quaggiù, qualcuno di voi mi ha trovato gentile, forse, per dieci minuti, e subito dopo mi ha aggredito e ha preso la mia bisaccia e causato la mia rovina, così me ne vado per la mia strada, e adesso che viene la primavera taglierò ancora l’erba in queste praterie che non sono state mai percorse né da bufali né da buoi, e nemmeno Mia Nonna dello Zen c’era mai stata qui nel pantano.o Blue Amorosi
□ da: se fosse l’antologia delle tre bisacce

Hit Parade della Settimana

Beyoncé, Sia & V.S.Gaudio ░ La “veduta” bionda dell’ esercitante

L’esercitante per la “Battaglia dei Gesuiti” e la doppia misura del piede♫
Quello che accade all’ascoltatore, quando  commuta il suo fantasma  che è essenzialmente visivo, è quello che accade all’esserci , come Dasein, abituato alla sua nevrosi ossessiva. Voi le sentite queste due che cantano e ciò che vedete è che vestono in grigio, hanno due vestiti identici, che indossano a turno. Hanno le stesse mutande grigie, che indossano a turno. Hanno le stesse calze, le stesse scarpe grigie, forse anche lo stesso numero di piede. Probabilmente si sono svegliate alla stessa ora, più o meno alle sette e un quarto, di questi tempi, e, quando viene il solstizio estivo, verso le cinque e mezzo, ora solare. Alle otto e alle sei già son pronte per cantare. Basta vederle camminare, appena fuori di casa, come se fossero  l’immagine ignaziana, che non è una visione- scrive Barthes-  ma  una veduta, e in questa veduta  il visionatore, o l’ascoltatore, inquadra sapori, odori, suoni o sensazioni[i]. Le do…

Telegramma della Giovane Poesia ░

ÆTelegramma di Marisa Aino a V.S.Gaudio 
militare alla Direzione di Commissariato X CMT Napoli: 
compleanno hemingwayano del giovane poeta
Marisa Aino e un irriconoscibile Vuesse Gaudio, militare a Napoli, in piazza Vittoria e sul lungomare Caracciolo: alle loro spalle
si intravede il Castel dell'Ovo


░ L'azzurro dei cavalcanti

Per un lettore culturalmente adulto !

Aida Maria Zoppetti ░ Duck

  alfabetizzazioni:    abcdefghijklmnopqrstuvwxyz

from↓ricreazione  blog artificiale d'arte e artifiz

Giovanni Fontana ░ Tarocco Meccanico Reading

TAROCCO MECCANICO
Dal minuto 6 e 5 secondi, non perdetevi  il Reading di Giovanni Fontana dal suo Tarocco Meccanico

SARENCO. La capra bollita del villaggio di Shella

La capra bollita del villaggio di ShellaHo mangiato la vecchia capra bollita,ho intinto il pane nel brodo scuroinsaporito con pepe, masala ed iliki,ho scambiato quattro parole in kiswahilicoi vecchi pescatori del Vasco de Gama Pillar,ho guardato le nuvole basse dell’Oceano,ho pensato alle chiappe di Fatuma,mi sono trovato sulla strada del ritorno,mi è venuta una grande tristezza,per un attimo ho visto la morte,ho dato fondo all’ultima vodkae finalmente ho dormito il sonno del giusto.
1990
ê1.SARENCOPOESIE SCELTE1961-1990
POETRY IS OVER COLLECTION
vIn memoria di Isaia Mabellini,in arte SARENCOSarenco, nome d’arte di Isaia Mabellini, è nato a Vobarno,sulle montagne della Vallesabbia, in provincia di Brescia, nel 1945. All’età di sedici anni, nel 1961, scrive la sua prima poesia. Nel 1963 produce la sua prima opera di ‘poesia visiva’. Nel 1965 la sua prima mostra di poesie visive. Dal 1966 ad oggi la sua attività espositiva conta centinaia di mostre nel mondo, quattro partecipazioni alla Bi…