Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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martedì 16 giugno 2015

Il nonno del poeta e Chico Montana ♦

La pulsione “e” del  nonno del poeta e di Chico Montana
Negli ultimi numeri di “Skorpio” dell’anno 2000, Chico Montana di Horacio Altuna  è al mare in Argentina insieme a Pomo, Perro e Zurdo in fuga dalla mafia di Buenos Aires. Chico sta tentando di fare il giornalista, soldi manco a sentirne parlare, addirittura per entrare in discoteca cercano di rimorchiare delle chicas per farsi pagare il biglietto di ingresso!...Però, anche senza biglietti, incontrano ragazze argentine che sono di quel tipo e di quell’età da marito, ragion per cui, sarà per la matematica del (-φ) di Lacan, la danno anche gratis e con romanticismo e poesia. Almeno nella striscia di “Chico Montana”; poi, in altre strisce di Altuna, la danno anche senza poesia e con più aderenza alla religione del capitale.
La storia di Chico con questa ragazza che dice di chiamarsi Talia, e non è vero, comincia sulla spiaggia, una spiaggia in cui , a quell’ora, c’è solo Chico, che ha voglia di pensare, e lei arriva, ci sono i gabbiani che le svolazzano attorno, e qui Lacan ci avrebbe fatto un intero seminario, sull’uccello, il (-φ), lo sguardo e l’occhio, invece quel che conta è la poesia: “Vediamo che cosa mi rispondi se ti dico una cosa…”; “Ascolta..”:
Metto questi sei versi
nella bottiglia che affido al mare
col segreto sogno che un giorno
giunga su una spiaggia semideserta
e un bambino la trovi e la stappi
e invece di versi estragga pietruzze
e grida d’aiuto
allarmi e conchiglie.
“Bella…Di chi è?”, chiede Chico; “Ti è piaciuta?...E’ di Benedetti.”
© Horacio Altuna ”Skorpio” n.49 14 dicembre 2000

Una cosa così capitava spesso  al nonno del poeta quando anche lui faceva il giornalista e stava a menarselo lungo tutta la Patagonia: raccontava il nonno del poeta, anche al futuro poeta quand’era adolescente, che  in Argentina si scopava da matti, ogni giorno, specialmente quand’ero al mare, arrivava una e: “Sai?...Ti ho visto e mi son chiesta se eri qui per caso o perché ti piace la spiaggia così … solitaria…”, e io: “Mi piace così e…non so…avevo voglia di pensare…sono un po’ giù”. Quella se la rideva, la patagonica, e, sterzando di brutto sui convenevoli e la retorica dell’avvicinamento, mi faceva immediatamente uscire dallo stato d’angoscia e d’impotenza: allora, a quel punto,  la spiaggia mi piaceva, e se avesse detto anche versi di Pablo Neruda, che non era argentino, io, ti giuro, dicevo sempre alla ragazza che avremmo potuto essere amici(1), adesso però devo andare, che dici di ritrovarci qui alle cinque, anche se tu, ne son sicuro, arriverai come minimo alle cinque e mezza? E lei, alle cinque, veniva? Certo che veniva, in ritardo ma veniva, anzi se ne stava là dietro a guardar le nuvole e il sole che cala, e quando arrivava, come Talia a Chico, mi faceva: “Senti…” e io: “Ah, eccoti qua, adesso sì che la pulsione “e” di Szondi mi torna su!”. E lei:
La mia estate non fu eterna
neanche duratura.
E neppure la primavera
fu un po’ d’autunno
e tanto inverno.
“Ancora Benedetti”. E io: “Ah. C’è un lato della pulsione “e”, che è quello negativo, e allora c’è rabbia, odio, collera, tendenza all’esplosione…” . E quella: “Se non dico  questi versi, mi viene la rinite spasmodica e a volte ho delle manifestazioni allergiche, e anche un po’ di enuresi…”. “La poesia è bella.”le dicevo per via della parte della pulsione “e” che attiva scrupoli etici e censura interna. E poi?  Poi, veniva fuori che erano tutte sposate, come Talia, che si chiamava Desdemona, almeno così la chiama il marito quando rientra e lei stava per farsi fare da Chico.  Poi, non so come va a finire, perché il numero 51 di “Skorpio” del 2000 non lo abbiamo. Ma con quella del nonno del poeta? “E adesso non dirmi che vieni dall’Italia…”; “Da dove potrei venire adesso che siamo negli anni Venti?”; “Ma non certo dalla Calabria…”; “Ma no, sciocchina, è da Venezia che vengo…”;”Ah! E adesso dimmi..che fai nella vita?”; “Il giornalista…adesso sono in vacanza…anche se mi cercano quelli della Fiscalrassi…;” Per questo stavi giù…”; “Eh…”.
© Horacio Altuna ”Skorpio” n.49 14 dicembre 2000

Il nonno del poeta cominciava sempre a sentirsi bene con la ragazza di turno, era per via della Patagonia, che, con quella luce, tutte quelle patagone hanno un bagliore che Didone al confronto fa il bagliore di una candela. Come lei diceva, nel capanno sulla spiaggia: “Ti preparo pane, burro e zucchero”, il nonno le si avvicinava da dietro, per via del podice patagonico, lei:”Che?”; il nonno del poeta le baciava il collo e poi il muso: “Vicente…”, sussurava lei al giornalista italiano ricercato dalla Fiscalrassi in Patagonia. All’improvviso, la pulsione “e” di Szondi è la pulsione di sorpresa, per via dell’erotismo uretrale, CLANK!
“E questo?”, esclamava sorpreso il nonno. “Mio marito!”,  tra il riflesso di morte e la tempesta di sentimenti, la patagonica. “Vai via!..Presto!”
E il nonno andava via perché nella sintomatologia della pulsione “e” sapete cosa c’è, dopo l’emicrania, la balbuzie, l’asma, la vasonevrosi, le manifestazioni allergiche e l’enuresi? L’omicidio passionale!   gaudio malaguzzi

(1) In verità, il cavallo di battaglia del nonno del poeta era  “Cuerpo de mujer…”: “Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche/tu rassomigli al mondo nel tuo atteggiamento di abbandono./Il mio corpo di contadino selvaggio ti scava/e fa saltare il figlio dal fondo della terra.//Sono stato solo come una galleria. Da me fuggivano gli uccelli/e in me la notte entrava con la sua invasione possente./Per sopravvivermi ti ho forgiato come un’arma,/come una freccia  al mio arco, come una pietra nella mia fionda.”(Pablo Neruda, Veinte poemas de amor y una canción  desesperada, © 1924). Narrava il nonno del poeta che già a questa seconda strofa la ragazza presentiva la persistenza della sua grazia, che era nella quarta strofa, e non resisteva più, altro che manifestazioni allergiche e vasonevrosi, una volta il nonno ebbe a dire che è da lì, dalla patagonia, che venne lo “shummulo”: “Cuerpo de piel, de musgo, di muschio, de leche ávida y firme. Ah, los vasos del pecho! Ah, los ojos de la ausencia!”.
© Horacio Altuna ”Skorpio” n.50  21 dicembre 2000