Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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domenica 6 settembre 2015

Aurélia Piedronte non sappiamo se sia Algonchina ░


Aurélia Piedronte non sappiamo se sia Algonchina, o dei Sioux,
degli Irochesi, degli Apaches , Vakanda per lei è il cuanto di hechizo
o el cuánto coño, una cualidad leve y libera
piuttosto che una determinata entità,
tra spirito e mistero Manitu è nelle veronicas o nei volapiés
se non nel suo bolero, nel suo cachetero,
di ritorno da una corrida disse al poeta “Matame en el culo”,
e un’altra volta “Cacheteme el trasero”,
abbassandosi la taleguilla de seda,
“Corridame en mi agujero”, e poi aggiunse:
“Mi agujero no es un espacio hueco,abierto;
no es una abertura, no es una hueca:
chorra en mi agujero, mi amor!”.
Il poeta, come si usa presso gli Algonchini,
al torear di Aurélia Piedronte usa esclamare “Manitu”,
“Questo è un dio”, oppure “Lei è un dio”, ummanitowok,
l’interiezione di stupore e di ammirazione che è alla base
etimologica del Vakanda dei Sioux fu presto sostituita
da “Hechura” fin tanto che non sopravvenne “Cuánto de coño”.
Adesso che vive a Puerto Peñasco nella Baja di California Norte
a est della foce del Colorado
tra Mexicali ed Hermosillo
nella terra dei muli in un lugar tra i più aridi dell’America
del Nord, con gli stessi minimi pluviometrici della Mesa
del Norte, e non è messicana come non fu spagnola a Sevilla,
è una pellerossa, una jodida de piel roja,
la torera si esibisce durante feste private
organizzate per uomini d’affari e politici del Texas, del Colorado
e della California o per poeti dell’Europa del Sud,
come la coppia dei contorsionisti artisti du Cirque d’Hiver
di cui narra Harry Mathews[i] , fa la “corrida” per questi uomini
che fanno la battaglia dei Gesuiti guardando le sue volapiés,
su veronicas per poi corridarle addosso, sul traje de luces,
chi sul bolero, chi sulla taleguilla, chi sul trapo, chi pica corto
e  chi arriba, chi sul pecho, chi sulle nalgas, chi sulle piernas,
chi en cara, chi sullo hocico, chi sulle zapatillas,
o nell’ agujero più stretto.
Ricorda Aurélia che quando faceva la torera
a Sevilla , e ora sta aquí in questo porto del culamen,
confessava ciclicamente la sua inveterata abitudine
a masturbarsi e quando il sacerdote l’assolveva
lei si alzava dal confessionale e sollevava la gonna
o abbassava i jeans o i fuseaux rivelando che
proprio nel momento della confessione
aveva commesso il peccato appena confessato
aveva fatto la Corrida!

[i]Cfr . Harry Mathews, Piaceri singolari, trad. it. Es, Milano 1993: pag.75.
 da:
AURÉLIA STEINER de PUERTO PEÑASCO
LA TORERA PIEL ROJA [© 2009]