Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

SHUMILLA.

SHUMILLA.
SHUMILLA. I nuovi oggetti d’amore in Uh Magazine

martedì 14 giugno 2016

Malaguzzismo ⁞ Il gioco delle tre bottiglie

Tre bottiglie e un coglione  by Gaudio Malaguzzi

Un giorno , mi venne dietro la legge di Hanlon: Non attribuite mai alla sottigliezza quello che è sufficientemente spiegato dalla stupidità; non c’era da fare molta strada, anzi bastò salire al primo piano ed eccomi al cospetto del coglione più espressivo e coerente che mi sta devastando la biografia, nel senso di Whitehead, da 8 lustri, 1 anno e 1 mese, che non è poco, è davvero una vita.
Il coglione cosa fece questa volta? Il gioco delle tre bottiglie, che, se ci penso adesso che son sobrio, mi sbellico dalla risate. Una volta si voleva far passare questo coglione per un alcolizzato, che, si sa, è uno che beve più del suo medico, solo che era la medica che dava alla moglie del coglione la famosa pillola da sciogliergli nel caffè, che, per la famosa definizione di Matz[i], si scioglieva e non produceva un articolo, lo faceva diventare tutto rosso; tu pensavi che era per la vergogna, che, se fosse stata tale, doveva diventare verde, invece rosso com’era pensavi: adesso ci faccio un bell’articolo su questo coglione, la troia della moglie e la pillola della dottoressa, e me lo faccio pubblicare dal corriere medico, dal mio ex direttore di astra, che, oltretutto, se la cavava abbastanza bene con le medicine perché aveva il suocero  ch’era stato in un’azienda farmaceutica, che non è male come risultato quando tiri giù la levetta giusta del dispositivo di alleanza.
Il gioco delle tre bottiglie, è una cosa semplice, altrimenti perché lo farebbe un coglione? Allora: c’è questo coglione che fa finta che sta ancora dormendo e tira fuori la prima bottiglia. E tu dici: e che cazzo ci vuole, dove sta la sottigliezza? Calma, aspetta un po’. Prende la bottiglia e dice: sapete chi me l’ha data questa bottiglia, di Nebbiolo, del  69? Tu gli dai la risposta che vuole: quelli che di solito, se lo fanno dal Foutre du Clergé de France, che è del 1790 ma è più postmoderno del Furguwune Silano di V.S.Gaudio[ii], gli danno il numero  41. Lo stupido non capisce, è naturale, e tira avanti: quello, quello, come si chiamava? Come si chiamava quello? Gli fai eco. E quello: quello, quello che voleva farsi passare come fidanzato di… Tu fai: di?
Di….fa lui. Tu dici: ah, quello che era stato il fidanzato di tua figlia…ah, e quindi cos’è questo Nebbiolo? La vendemmia dei loro 69 o dei loro 41? Il fesso, tu pensi, adesso ci resta di stucco, gli prende un crampo, l’epiglottide gli si impiglia, si fa come minimo tutto rosso e non ha preso nessuna pillola perché intanto la dottoressa è morta e il teatrino del tacchino rosso ha chiuso i battenti da un bel pezzo, niente di tutto questo: dice serafico: è la bottiglia che mi dette insomma quello di cui non ricordo il nome ma che, come ben sai tu, ha lo stesso nome di quello che impacchettava i libri alla Zanichelli dopo averli lavorati a Torino, e che nel 1999 ti ha fatto quella bella stronzata del pesce tipografico alla storta nell’Enciclopedia delle Scienze Anomale. Bene: e adesso che ci facciamo con questa bottiglia? L’etichetta è carina, se vuoi ad occhio ti dico quanto più o meno fa in euro se vuoi andarla a rivendere a Torino a qualche bottiglieria di via Garibaldi, oppure la dai a tua figlia che la ridà a quello che era il suo fidanzato, e gli fai dire: stronzo di merda, ‘sta bottiglia del cazzo, bevitela tu e quella zoccola di tua madre, cornuto e coglione un po’ oriundo e un po’ ombrone!

◄ Non era questa la bottiglia mostrata, a mo’ di feticcio, 
dal coglione, ma l’anno è quello giusto: la casa vinicola 
produttrice del Nebbiolo, dallo stupido commesso esibita, in realtà faceva rima proprio con “coglione”!...|

Non mi dà nemmeno il  tempo di trovare il punto di connessione con il modello degli elefanti scacciati, di cui riferisce Paul Watzlawick, che il coglione va a prendere la seconda bottiglia. Et voilà: perché sei andato a prendere un’altra bottiglia, non ne abbiamo abbastanza della prima? Lo guardo e capisco: è convinto di essere dentro la storia dell’uomo che batteva le mani ogni dieci secondi. Interrogato sul perché di questo strano comportamento, rispose, quell’uomo: “Per scacciare gli elefanti”[iii]. E noi in coro: “Elefanti? Ma qui mica siamo a Catania o a Chambéry, non ci sono elefanti!” E lui: invece di dire:”Appunto” come quell’uomo,dice: “Ma gli elefanti non bevono il brandy che fanno in Ucraina”. Cazzo, questo è davvero stupido: che bisogno c’è di andare fino in Ucraina con l’elefante di Catania per farsi un goccio di brandy quando basta tirargli la proboscide e quello ti sputa fino a Trieste dove, anche al porto, tra uno Stock e l’altro, puoi continuare a suonartela fino all’alba della settima luna la ballata degli elefanti che non bevono brandy in Ucraina, figuriamoci se si fanno tirare l’uccello da una badante di quel paese così altruista!
Simone Dauffe
per "Uh Magazine"
Se a un elefante, attraverso una lastra di metallo stesa sul pavimento, si fa sentire una scossa elettrica in un piede, preceduta immediatamente da un segnale acustico o dallo zufolio nell’orecchio perché Simone Dauffe ti sta pensando di brutto[iv], l’animale, e anche tu se sei un animale normale, stabilirà rapidamente tra le due percezioni un’apparente connessione causale. Ciò significa che ogni qualvolta l’elefante, anche se non lavora al circo Orfei, udrà il segnale, alzerà il piede per evitare la scossa. Una volta stabilita questa associazione tra  segnale e scossa, quest’ultima non sarà più necessaria, anche se sei un cavallo, o un fortunato cavallo: anche il solo segnale o la passata della cicogna provocherà l’alzata nel cavallo fortunato e lo spruzzo dalla proboscide nell’elefante che si è scolato la bottiglia di brandy dell’Ucraina. Ognuno di questi gesti rafforzerà nell’animale la convinzione di aver così evitato con successo il doloroso pericolo. Ma il nostro coglione, invece, come d’altronde quelle due bestie, ciò che non sa e che in questo modo neppure può scoprire  è che già da tempo  il pericolo di sputare dalla proboscide tutto quel liquido ucraino non sussiste più. E quindi l’elefante, poverino, che aspira all’infelicità può tranquillamente fare affidamento sull’efficacia di questo metodo. Il cavallo fortunato, invece, che non è di Catania ma è stato sempre nel territorio della Savoia, pure quando andava in farmacia, sempre con quella borsa attaccata alla cavezza, la bottiglia se la fa portare dall’Ucraina da una cicogna grassa e nera, tracanna tutto e poi consegna i numeri, e il coglione se li gioca al lotto, ma non essendo un cavallo fortunato non gli esce  mai il numero mancante, tanto che si convince che la soluzione più logica è il persistere del problema. E quindi statene certi: la prossima volta ritira fuori la stessa bottiglia. Questa volta, dirà, che s’è sposata la figlia. Della badante.
Non è passato manco un quarto d’ora che, dal nulla, appare la terza bottiglia. Che, non ci crederete, voi pensate che fosse vodka, invece, che cos’è?  Cosa dovrà essere: vino, brandy,…grappa,no?
Oh, gaudio, un altro po’ e vengo. Dice: questa grappa è per quando si sposa mio figlio. Ah, però, che previdenza: è un po’ come quella storia della vecchia zitella che abita in riva al fiume o al di qua del bosco, e ogni giorno vede il nipote che si fa fare un pompino da una strega che a chiamarla Ecate, Ecate s’incazza; la vecchia zitella non sa se chiamare i carabinieri, la finanza , la guardia forestale, i vigili urbani, la polizia stradale o la polizia provinciale, a un certo punto pensa che è un problema di chimica e quindi dice che deve chiamare il Ris, ma il Ris è a Parma, vabbè, faccio una e-mail e vedrai che quelli son così veloci e diligenti che vengono subito, prima del poeta; quelli arrivano per davvero, ma intanto il nipote non sta più con la strega normanna e allora il coglione vuole stappare la bottiglia che è convinto che adesso il figlio finalmente si sposa, ha fatto già le pubblicazioni, ma con chi cazzo si sposa adesso che Ecate non vuole più saperne di bere a canna?
Riapro gli occhi e il coglione è ancora là con la bottiglia di grappa in mano: “Allora – gli dico- l’avete visto dalla finestra? Non sta più là sotto, è in riva al mare, prendete il cannocchiale. E’ laggiù, vedete, sta facendo il bagno con una sirena in abito bianco, poi, quando finisce la funzione, passa la nave da crociera e vanno a Malta, dove fuggì quel generale della finanza della P2 Lo Prete per via del petrolio[v] e perciò è lì che vanno anche i mercanti fiscalizzati dal ragioniere con lo stesso nome, la stessa connessione con la finanza e con il petrolio, fosse anche quello della Val d’Agri. Che strano: c’era una volta la moglie di un tale con questo cognome che stava con uno che aveva la cartoleria e vendeva i libri per la scuola: il fatto è che la scuola la teneva uno del suo stesso paese dell’ammašcatura, il marito di quella che stava col cartolaio gli facevano fare il bidello in quella scuola, e il cartolaio era del stesso paese dell’ammašcatura di quello della scuola. Insomma anche qui tre coglioni, una scuola,lo stesso paese, e  una nave scuola. Non ti resta- dico al coglione- che lanciare la bottiglia di grappa contro la chiglia della nave, se la becchi, Ecate non glielo succhia più, e lui vivrà felice e contento, ordinariamente sposato, con quella sirena, che, datemi retta, basta dire in giro che l’ha rimorchiata al largo dell’Egitto, e a Torino gliela fanno tenere all’agenzia delle entrate purché sia in regola con il canone telelettrico. E non tirate fuori la scusa che se sta sempre in acqua come cazzo fa a vedere la Rai che se accende la luce…Piuttosto, quella bottiglia di grappa, pure quella, datela da bere al torinese!
A questo punto ci si può chiedere: cosa farebbe il coglione se le tre bottiglie scomparissero finalmente dal suo stipo? Forse ricomincerebbe a bere e prenderebbe volentieri ancora quella famosa pillola per arrossire, o forse tirerebbe fuori altre tre bottiglie, una di chi non ricorda il nome ma di sicuro l’ha rimosso perché gliel’aveva data uno di passaggio che si presentava come l’ennesimo fidanzato della figlia anche se non stava a Torino; la seconda della collaboratrice domestica che, dopo aver sposato il figlio, adesso ha sposato il nipote, che gli ha mandato in regalo una bottiglia di Chardonnay ucraino; la terza, che non è più una grappa che anche se è monovitigno sa sempre di tappo e per questo il figlio non ce la fa a stapparla, una confezione gigante di gazzosa di Dipignano del 41, che, lo sapete, no?, la soluzione è nel numero, e il 41 è quello che è, poi fatto a gazzosa, non si può dirgli niente al coglione che, ricorda ancora il poeta impietrito dal puzzo e dal soffocamento, spara  gas  a chi gli sta dietro e poi, una volta presa la bottiglia, chiede all’ospite, cerimoniale come sa esserlo qualsiasi gazzusaro commesso viaggiatore : “Ce ne beviamo un goccio?”


1 Definizione di Matz: Una medicina è una sostanza che iniettata in un ratto produce un articolo: Arthur Bloch, Murphy’s Law Book Two, © 1980.
2 Cfr. Il Kamasutra del furguwune silano in blueblow.
3 Cfr. Paul Watzlawick, Gli elefanti scacciati, in: Idem, Istruzioni per rendersi infelici, trad.it. Feltrinelli, Milano 1984.
4 Cfr. L’ectomorbido culo di Simone in anonima del gaud.