Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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giovedì 9 giugno 2016

Poeta alla Direzione di Commissariato del X CMT▄

V.S.Gaudio |Manoscritto di 
“Ma che sei?”
| Napoli 31 dicembre 1972
Direzione di Commissariato Militare
Il poeta, poi, al termine del servizio militare reso
alla Repubblica, che gli ha tolto il nome per
motivi politici ma sconosciuti(art.22 della 
Costituzione),riceverà, dalla stessa Direzione 
di Commissariato del X Commiliter 
la medaglia di bronzo…
1▄
ma che sei ?, al traguardo dell’abitudine, alla noia, alla solitudine in coppia
una ragazza kirdi, una rilevazione energetica del suono
una soluzione irriguardosa indenne
una costa del Camerun che si butta nell’Atlantico
e un appello di separati
sull’avvenimento della distruzione,
una dannazione passata integra e malata
una meraviglia selvaggia elettrica
con quei denti aguzzi, irridenti e pravi
che cadono da una bocca, che è l’Africa più vicina,
l’ultima castrazione turistica,
ma che sei?
acerba, affollatissima terra favolosa
che fotografa e s’ammala
per i suoi mali di donna in sé,
contaminata che aggredisce e sbrana
un mito nuovo per natale
uno stampato su cartoncino
….

(31 dicembre ’72)



 2
quando vai a trovare, a cercare, il tuo uomo
metti l’abito bianco,
metti una possibilità d’avidità
porta con te il rasoio per la barba,
metti le calze nuove, o le scarpe
un pizzico d’aria voluminosa, acida
compra un quaderno, un dopo-barba,
esci senza figli, attenta a Marte,
Urano in fondo adocchia l’occhiello
e compra un garofano –
passa dalla banca, prelevi…
non nasconderti nella funzione del guscio
portagli una sciarpa, compragli
un arcobaleno, una Tv, un telegiornale,
pure una politica
-         Non dimenticare di fare il pieno
il mov imento egli lo cerca in te
in ogni fibra sei una Shakti
che ha fatto lo shampoo due ore fa
appesa al collo, sei un sacramento
un adattamento in alta misura
ai gusti popolari,
noi dal coito usciamo alla fine dell’anno,
un anno civile verso  i  280 gradi zodiacali,
in contatto con il mondo
-         Sadayatana –
alle 20.15 stavi preparando l’albero
con due secchi io correvo, a luci colorate, candele, palle, palline, pigne –
per l’acqua calda  andavo in cravatta alla doccia per
lavare calze,
noi
una trasposizione di ogni dominio  d’amore
un’acqua, una roccia lucidata a sangue, una schiuma sporca
che copre e galleggia, una brutta storia di suicidio
-         so che aspetti la busta rossa
ci stanno davvero tante strade,
tante possibilità di camminare abbracciati
preti non cristiani, poeti
ma aspetti, lo so che aspetti in pantaloni grigia:
sei tanto dignitosa, o bella di dignità
sei come un’attesa, una specie di sala
dov’io barbone vengono a riposare, a dormire
lo so che aspetti
che hai comprato qualcosa per me
che hai smesso di andartene in giro
a sorridere,
che sei rimasta cristiana, che aspetti natale,
che a natale piangerai perché non ci sarò,
lo so che aspetti
che prepari l’albero, che aspetti bambini
che
noi-----dal coito usciamo alla fine dell’anno/
danzanti, meccanico giù dal treno, non più umano con ‘sti pezzi,
giù dal treno/

è arrivata la nave, la possibilità di vedere
(prendere) il marito, carica di divise a stelle,
hai aspettato tant’anni, hai lavorato, hai sofferto,
ieri sei rinata, hai fatto lo shampoo,
hai dimenticato le sigarette,
non hai voluto saperne dell’offerta di un bicchiere di vino
alla festa,
che dignità, correre e restare al telaio penelope,
che forza -----
(16 dicembre ’72)