Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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venerdì 15 luglio 2016

Bragallec ♦

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Lo spicciativo giuoco dell’alzare e del poi

Quello dell’alzare la carta tentando di indovinare
ogni volta che viene scoperta è uno speditivo giuoco
in cui ognuno mette su quanta moneta si trova
e sta ognuno quanto può il più a gioco,
ovvero quanto il più mette se gli aggrada
in questo stare in piedi,
mentre lei è piegata davanti a lui
e tosto l’amor cresce, e allora per tenerlo
altrui celato chiude la bocca
ed egli chiuso si gonfia
e si fa tanto grosso e sì tirato
e tanto s’alza fuor d’ogni misura
che delle brache spezza la cintura

e in breve gli esce l’alma della gola
mentre ancora lei voleva farsi porre il basto
avendo scoperto la carta dello stesso valore
cosicché si era tirata giù i fuseaux
e l’altro potesse mettere in questo spicciativo giuoco
che ritto ritto fassi, e in ogni loco
a calendario propizio e solo ha questo mal
che dura poco, e spesso bea chi ha bicchier piccini,
e fa un gran mal giocare se gli ha fretta
anche se M. è troppo bestiale, pone ad un tratto
troppa carne a foco
tanto che per un’altra puntata, o messa che dir si voglia,
lei deve dar da beccare a chi ne voleva
nella stessa piegatura ci fu subito un altro
che mise su quanta moneta ebbe stando
quanto può il più in giuoco, e così avvenne
che altri ancor quanto ognuno il più
gli aggrada stessero a fare
questo giuoco dell’alzare
che per quanto Maruzia avesse mostrato
il Belvedere facendo sì gran galleria,
non le toccava il cul che le mutande di seta
la troia era andata a dare il culo a Bragalla
così si era calata i fuseaux e s’era messa culo a ponte
e pur facendo alla mutola si chiama sempre
“guard’il culo” o ben “alla primiera”,
“a potta retro” il gioco del diavolo, che è
simile al sette e mezzo, fatto con i tarocchi,
tuttora diffuso nei luoghi connessi per storia
e geografia con il Piemonte che fa rinnegar
la fede a chi non l’ha tanto che lo si chiama
anche il gioco del poi, non ne ha e ne sa
Maruzia un punto più di lui?

L’alzare e il gioco del poi
che Maruzia fa nel giorno di gala,
quando s’avvia il Calendario
che sarebbe il boccone per i conti
diciamo il ristoro per re e principi,
contadini e viticultori, financo al re
di denari[i] che nei tarocchi è quello che più
di ogni altro fa il giuoco del diavolo,
poiché essendo un plebeo arricchito
città delle braghe della zia paterna
egli fallisce all’entrar della rocca
e si fa il gaudio all’inizio del Calendario

Il genere 42 nel sistema della moda
di Roland Barthes per Bragallec
il vecchio vizioso che incula e semina
fa mutande a tutto paragone e in questo
posto dove si bragalla
questo Bragallec
dove il boccone prelibato è a lui destinato
se è andato per l’allecula, avendo trovato
allecata in dono e in braghe
sublimata, raccolta sotto e aggiunta,
Maruzia, così sublecta, con l’allicio
di allecula, l’alectatio in fuseaux, in calzebraghe,
l’armure che prende a giuoco,
adlicia, attira, lega , eccita e trattiene,
questo bragalizio tra mutande enzuvate
e allecula prelibata come può non essere
il culo il ristoro infinito del vecchio plebeo arricchito?






[i] Quando arriva il Re di denari, o di quadri,, è sempre un uomo ben venuto, un vizioso, sposato o vedovo oppure sposato in vedovanza sessuale, straniero e insolente; è una figura paterna, ecco che si abbina alle brache della zia paterna, è come se conoscesse la potenzialità di quelle braghe, perché lui essendo affine al padre è sulla linea sessuale del padre, per questo le braghe sono della zia paterna, e lui, il re di denari, le sa calare o imbragallare come si deve.


da → V.S.Gaudio Bragalla © 2009