Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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mercoledì 17 agosto 2016

Il Meridiano di Bragalla ▌

Il Calendario 92 allà

L’immagine-foto di Maruzia in calzebraghe è quella di un mondo frattale
di cui non c’è equazione né esito se non in quel luogo a Bragalla,
perché lì non c’è la filosofia del soggetto, né quella dello sguardo,
ma c’è quella della distanza dal mondo, da Bragalla per meglio coglierla
in farsetto da armare con quell’arnese insetato sotto,
sublimato, questa imbragallatura tra seta, pelo, carni e
buchi irrumati, è da questo che si adliga,
è da quel posto che l’adlectatio carezza l’anima
come una mutanda, da quel posto l’oggetto che è Maruzia
ha la valenza  del gioco del diavolo, il gioco del poi,
che, non avendo niente da dire, si fa a mutola, sfugge
al commento e all’interpretazione: quando il poeta arriva a captare
qualcosa di questa sua dissomiglianza e di questa sua assolutezza
anonima, così singolare, qual è il nome,
questo, o questo questo, cotale a Bragalla, allà,
cambia qualcosa dal punto di vista del mondo “vede”,
è Maruzia stessa che si fa luogo della sua assenza,
essendo quella situazione, quella luce, quell’arnese,
quella Bragallona è l’evidenza insolubile – quel suo bragallare
del calendario del 92- del pieno avvenimento fantasmato,
la giostra saracina di Bragalla[i].
Così l’oggetto si fa specchio del poeta,
ma è l’oggetto che dice “visto tutto questo
là lontano laggiù allà tutto questo questo qui
questa smania di vedere quale bagliore
questo bagliore avuto allà è questo la Bragalla,
la quintana che deve essere fissata, guardata intensamente
e immobilizzata dallo sguardo.
Non sono io che devo posare, sei tu che devi trattenere
il respiro per fare il vuoto nel tempo e nel corpo.
Ma devi trattenere il respiro anche mentalmente
e non pensare a nulla affinché l’incantesimo che c’è nel gioco
di superare la mia immagine e di essere conseguentemente
a una sorta di fatale gaudio, così che tu ed io, noi stiamo giocando
al gioco del diavolo, quel Cotale che fu il Suo dei 112 esemplari
di  Quel paese ora sarà dentro l’anello di quell’immagine il tuo Questo,
allora si produce Bragalla, il mondo, come evento singolare, senza commento,
giocando alla mutola, cenni ed atti chi adoperando, senza una minima parola”.
Qual è la parola, serviziale come la chiama l’Aretino che fa 40 quando Maruzia
porge quel posto sibarita – che fa sempre 112 – e che fa cogliere il bagliore ainico
fuora alla sponda del letto o della panca o della segia e questo si chiama “serviziale”,
che altrove più tardi essendo stato rinomato l’”Attrazione di Milano”, questo che dà il serviziale avrà il nome il Meridiano di Bragalla, e sarà l’adlectatio di Bragalla
perché è questo che ha fatto il sublecto ha preso a gioco la maledetta troia sibarita.


[i] Comunque, la posizione base della Bragalla è quella che si ottiene con il bioritmo di Maruzia A. 14963: 14963: 28; 14963:33; 14963:23 = 38, che, nella catalogazione del “Foutre du Clergé” corrisponde all’Inverso della Bestia a due teste e che, attuata per il Calendario del 92, è stata così posta in opera: il bragallante, o il bragallatore, è seduto o steso sul dorso, l’uccello in aria e ben duro, Maruzia A. si sistema su di lui a rovescio, con la testa dalla parte dei piedi, insomma gli volge le spalle, tanto che si siede sul piolo del Bragallatore, che prima.o quando vuole, lo bagna nella fica e poi o di volta in volta lo fa scapocchiare dal culo fino a che vi finisce tutto dentro grazie al bilanciamento del peso della Bragallata, e grazie anche agli altri Bragallatori a cui lei si sostiene con le mani, mentre quello che sta in bocca da la misura orale del fallo che M.A. sta schiumando in culo. Nel frattempo, M.A. ha per ogni mano il fallo di altri Bragallatori, in bocca o tra le labbra la capocchia della minchia del Bragallante che ,poi, sostituerà il Bragallatore attualmente in culo, mentre quello che sta in fica, appena il Bragalltore sta per venire in culo esce, per entrare davanti e lui che è davanti, come se fosse nel gioco degli zingari il marito che attizza la fornace, va a fare in culo. Le minchiate del Bragallatore di base andrebbero misurate sui numeri del momento: 1)14963 : 455, che è l’altitudine di Bragalla = 32.88, come numero di colpi al minimo; e 2)14963: 112= 133.59, come numero di colpi al massimo. Non si esclude nella serie operativa delle posizioni del tabliaux radicale del 92, quella propria  al tarocco 12, l’appesa, in cui due Bragallanti salgono su una sedia e reggono dai piedi M.A. che, con la testa in giù, afferra e maneggia due cannoni di altrettanti Bragallanti,mentre un altro se lo lavora con la bocca, un altro Bragallante gli suca la fica, e il Bragallatore di turno sta in culo anche quando è venuto cosicché la sborra possa colargli lungo il cazzo e insozzare la bardatura e il farsetto d’arme della troia sibarita; se non viene entro 133 colpi in culo, il Bragallatore chiede la sostituzione e sarà ad entrare il sucatore che sarà sostituito da quello che ha fatto o sta facendo in bocca, tanto che così il Bragallatore che non venne o si fa fare il servizio a mano, o lo fa lui sborrando naturalmente sulle braghe di M.A. o sulle mutande in seta, in questo caso entrerà un altro Bragallante che saràdove trova posto, escluso naturalmente l’anello del culo.

→ V.S.Gaudio| BRAGALLA| © 2009