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Questa saracena shqiptara. Il segreto dell'artificio?

Marika Vera.- Lingerie

(...)
Glielo scrive su una pagina bianca e glielo dà.

Lo decifra lentamente, poi lo guarda per sapere se lo ha letto correttamente.

Lui ripete il nome;vede che il poeta lo ascolta.



Vede che il poeta ti spoglia con cura; dispone di un tempo talmente lungo all’Adriatik.
Comincia a scoprire il corpo di Aurélia Gurmadhi.



Talvolta dice il nome tutto intero: Aurélia Gurmadhi.

Talvolta dice solo il nome: Aurélia.

Talvolta dice solo il cognome: Gurmadhi.


Glielo dice nei baci, le labbra contro la pelle,
glielo dice a voce bassa, glielo grida, la chiama all’interno del corpo, contro la bocca, contro il muro.
Talvolta si immobilizza in un contenimento che lo fa gemere, allora non ricorda più il suo nome, e poi piano di nuovo lo dice con uno sforzo doloroso come se il parlare stesso ne fosse la causa: Aurélia Shumëgur; Durrës-gur; Hap-pikë-pres; Ime kurvë shqiptare; Kapka-trangullë; Madheshtorë Kapka-trangullë; Butë-Bythë.
Poi dice: Myslimane, Mysli-Aurélia, Myslimane Gur-gur; Xhevahir i Gurëve, Xhevahir mysliman i Gurëve; Bythëpamas për këtë trangull[1].




Qëndron në hyrie e trupi Myslimane Aurélia Gurmadhi, me të majë, rri atjé ndër të seks , kio fërkim e lagure, ky shpèla duke spërkatur, kjo majë që orë futet orë dal, kuydes ekstrem ky për të japur të torturë deri i saj fund.
Pastaj futet në trup[2].



Me nië lëvizje shumë i ngadalshëm, i kùndërt atij sëtijës tërbim, ia kall, i maj maith, Myslimanës Aurèlia Gurmadhisë[3].



E ngadalì bën për të bërtasur të dashnorë[4].



Di nuovo egli dice i nomi, li ripete piano, ancora.


Ha ancora detto i nomi, li ha ripetuti ancora, ma senza voce, con una brutalità che ignorava, con un accento shqiptaro[5].
Mi sono riaddormentato. Ho sentito che egli diceva che i suoi occhi bruciavano per aver guardato la bellezza di Aurélia Gurmadhi; che il suo battello partiva a mezzogiorno; che egli desiderava restare con lei, ma Aurélia Gurmadhi non apparteneva a nessuno di definito; che non era libera di se stessa.



Ajò qùhet[6] Aurélia Gurmadhi; Myslimane Aurélia Gurmadhi.


Ajò jeton te Durrës;por të sajtë prìndër janë mësùesë te Shkodër[7].


Tetëmbëdhjetë vjeç ajò është[8].



Më ka shkruar[9]:

Qui, a Durrës si trova Aurélia Steiner.
Si trova qui Myslimane Aurélia Gurmadhi e da nessuna parte nelle terre protette dal mare puoi trovarla.
Ciò che pulsa qui si spande nel mondo.
Da qui, dal Pikë Durrësi, l’acqua pulsante tiene il mondo deliziosamente sulla soglia dell’orgasmo.

 
Marika Vera. - Lingerie


Questa saracena shqiptara non è il luogo del desiderio o dell’alienazione, ma è quello della vertigine, dell’eclissi, dell’apparizione e della sparizione, il segreto dell’artificio che va seguito come se fosse la sua ombra; è questa puttana shqiptara che va circoscritta, in cui bisogna exinscriversi,in questa kurvë del tempo, che consentirà al poeta di non ripetersi all’infinito, come se fosse, e lo è, la forma estranea di qualunque evento, di qualunque oggetto o essere fortuito, precessione di tutte le determinazioni venute da un altrove, illeggibile, indecifrabile, questo bisogna fottere, questa sua devoluzione, questo marchio dell’Heimlich, dello Shehur,di cui si conosce provenienza e senso, ma da cui continuamente mi arriva il doppio dell’Heimlich; questa puttana albanese con la precessione delle sue determinazioni rende illeggibile e indecifrabile ciò che vedo ogni giorno; Shehurisht.


 
Marika Vera.- Laura Palmer Playsuit 

Ed è questo che sto inseguendo, questo centro trasparente, è questa la direzione giusta, questo lontano
così prossimo metafisicamente concreto, corporeo, è questo che bisogna ingrandire, senza trovargli un senso perché non è possibile spiegarlo, ma piegarlo come si piega virtualmente un pianeta quando passa al Meridiano; o è un demone, che non è possibile comprendere e definire; o una parte maledetta, per come, appunto,in questo esserci continuo, sia arbëreshe o shqiptara di fine millennio, così banale e così estranea, così devoluta in questa precessione determinativa, in cui dietro l’Heimlich che conosco fa ombra l’Heimlich shqiptaro, i Shehur-Shqiptar, che, ha questo di essenziale, non ha niente che lo sostiene per fare un pikë, ma, essendo fatto di questa estraneità radicale, si fa Unheimlich terribile per come si articola oggetto talmente irredente da determinarsi, appunto, come parte maledetta, pjesë e mallkùar; partie sarrasine-shqiptare.




[1] “Shumë” è il molto del superlativo assoluto, come “Madhi”, essendo l’aggettivo “grosso”, “grande”, in ogni apposizione accresce la patafisica del desiderio. “Gur”, in albanese, è “pietra”; “kurvë” è “puttana”;”kapka trangullë”, è naturale, è l’”acchiappa cetrioli” o la “piglia-cetrioli”;”Bythë” è il “culo” a cui “Butë” dà morbidezza, tendresse; essendo “Xhevahir”(leggi:’gievahir’)”gioiello”, se connesso e declinato con “gur”, denoterà qualche “gioiello di pietra”, se non, appunto, quelli che in slang sono gli “stones”; per il superlativo, in albanese, si usa anche la modalità di raddoppiare l’aggettivo o il sostantivo: “Gur-gur”, ovvero “Petrone”, “Sassone”, “Massone”, ecc.; anche “pamas” ingrandisce essendo “enorme”.
[2] “Sta all’entrata del corpo di Musulmana Aurélia Gurmadhi, con la punta, resta lì contro il sesso, questa frizione bagnata, questo sciacquare schizzando, questa punta che ora entra ora esce, cura estrema questo dare la tortura fino al suo termine. Poi entra nel corpo”.
[3] “Con un movimento molto lento, contrario a quello della sua furia, glielo pianta, il maglio(=il palo di maggio), al(la) Musulmana Aurélia Gurmadhi”.
[4] “La lentezza fa gridare gli amanti”.
[5] Il poeta: “U thom kush je ti”, io dico chi sei tu
Aurélia:    “ti tha kush jam u”, tu dici chi sono io
Aurélia:    “oj,u jam kush the ti”, oh, io sono chi dicesti tu
Il poeta:    “ti je kush thash u”, tu sei chi dissi io.
Il poeta e
Aurélia:    “Thuaje ti si e thash u”, Dillo tu come l’ho detto io.

Aurélia:     “oj, u jam e kopile kryelartë”, oh, io sono la Superba Zoccola, “Ko-Krye”(l’acronimo che sta per “capo-mandria”;’krye’ è ‘capo’).
Il poeta:      “ti te ajo i mai maithi”, tu sei quella del Maglio di Maggio, “Maj(ë)-Mai”(“majë” è la “punta”, la “vetta”, la “cima”: “punta di maggio”).

Il poeta e
Aurélia:      “Thuaje ti”, dillo tu, “si e thash u”, come l’ho detto io:
                   Aurélia: “oj, u jam ajo i maj maithi, i Majë-Mai”;
                    il poeta:”ti je e kopile kryelartë, e Ko-Krye”.


Il poeta:      “U thom që je e kopile kryelartë”, io dico che sei la Superba Zoccola;
Aurélia:       “Ti thua që jam e kopile kryelartë”, tu dici che sono la Superba Zoccola;
Aurélia:       “Oj, u jam e kopile kryelartë që the ti”, oh, io sono la Superba Troia che dicesti tu;
Il poeta:       “Ti je e kopile kryelartë që thash u”, tu sei la Superba Troia che dissi io.
[6] “Lei si chiama…”.
[7] “Lei vive a Durrës; ma i suoi genitori sono professori a Shkodër”.
[8] “Ha diciotto anni”.
[9] “Mi ha scritto:”.

from:
V.S.GAUDIO
AURELIA MYSLIMANE GURGUR

Hit Parade della Settimana

Beyoncé, Sia & V.S.Gaudio ░ La “veduta” bionda dell’ esercitante

L’esercitante per la “Battaglia dei Gesuiti” e la doppia misura del piede♫
Quello che accade all’ascoltatore, quando  commuta il suo fantasma  che è essenzialmente visivo, è quello che accade all’esserci , come Dasein, abituato alla sua nevrosi ossessiva. Voi le sentite queste due che cantano e ciò che vedete è che vestono in grigio, hanno due vestiti identici, che indossano a turno. Hanno le stesse mutande grigie, che indossano a turno. Hanno le stesse calze, le stesse scarpe grigie, forse anche lo stesso numero di piede. Probabilmente si sono svegliate alla stessa ora, più o meno alle sette e un quarto, di questi tempi, e, quando viene il solstizio estivo, verso le cinque e mezzo, ora solare. Alle otto e alle sei già son pronte per cantare. Basta vederle camminare, appena fuori di casa, come se fossero  l’immagine ignaziana, che non è una visione- scrive Barthes-  ma  una veduta, e in questa veduta  il visionatore, o l’ascoltatore, inquadra sapori, odori, suoni o sensazioni[i]. Le do…

Telegramma della Giovane Poesia ░

ÆTelegramma di Marisa Aino a V.S.Gaudio 
militare alla Direzione di Commissariato X CMT Napoli: 
compleanno hemingwayano del giovane poeta
Marisa Aino e un irriconoscibile Vuesse Gaudio, militare a Napoli, in piazza Vittoria e sul lungomare Caracciolo: alle loro spalle
si intravede il Castel dell'Ovo


Aida Maria Zoppetti ░ Duck

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from↓ricreazione  blog artificiale d'arte e artifiz

TAM TAM 3/4 ▐ Una poesia di V.S. Gaudio

Tam Tamn.3-4Rivista trimestrale di poesia Edizioni Geiger Torino
1° semestre 1973

Indice 34 V.S.GaudioUna poesia

░ L'azzurro dei cavalcanti

Per un lettore culturalmente adulto !

SARENCO. La capra bollita del villaggio di Shella

La capra bollita del villaggio di ShellaHo mangiato la vecchia capra bollita,ho intinto il pane nel brodo scuroinsaporito con pepe, masala ed iliki,ho scambiato quattro parole in kiswahilicoi vecchi pescatori del Vasco de Gama Pillar,ho guardato le nuvole basse dell’Oceano,ho pensato alle chiappe di Fatuma,mi sono trovato sulla strada del ritorno,mi è venuta una grande tristezza,per un attimo ho visto la morte,ho dato fondo all’ultima vodkae finalmente ho dormito il sonno del giusto.
1990
ê1.SARENCOPOESIE SCELTE1961-1990
POETRY IS OVER COLLECTION
vIn memoria di Isaia Mabellini,in arte SARENCOSarenco, nome d’arte di Isaia Mabellini, è nato a Vobarno,sulle montagne della Vallesabbia, in provincia di Brescia, nel 1945. All’età di sedici anni, nel 1961, scrive la sua prima poesia. Nel 1963 produce la sua prima opera di ‘poesia visiva’. Nel 1965 la sua prima mostra di poesie visive. Dal 1966 ad oggi la sua attività espositiva conta centinaia di mostre nel mondo, quattro partecipazioni alla Bi…