Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

SHUMILLA.

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martedì 18 ottobre 2016

Questa saracena shqiptara. Il segreto dell'artificio?

Marika Vera.- Lingerie

(...)
Glielo scrive su una pagina bianca e glielo dà.

Lo decifra lentamente, poi lo guarda per sapere se lo ha letto correttamente.

Lui ripete il nome;vede che il poeta lo ascolta.



Vede che il poeta ti spoglia con cura; dispone di un tempo talmente lungo all’Adriatik.
Comincia a scoprire il corpo di Aurélia Gurmadhi.



Talvolta dice il nome tutto intero: Aurélia Gurmadhi.

Talvolta dice solo il nome: Aurélia.

Talvolta dice solo il cognome: Gurmadhi.


Glielo dice nei baci, le labbra contro la pelle,
glielo dice a voce bassa, glielo grida, la chiama all’interno del corpo, contro la bocca, contro il muro.
Talvolta si immobilizza in un contenimento che lo fa gemere, allora non ricorda più il suo nome, e poi piano di nuovo lo dice con uno sforzo doloroso come se il parlare stesso ne fosse la causa: Aurélia Shumëgur; Durrës-gur; Hap-pikë-pres; Ime kurvë shqiptare; Kapka-trangullë; Madheshtorë Kapka-trangullë; Butë-Bythë.
Poi dice: Myslimane, Mysli-Aurélia, Myslimane Gur-gur; Xhevahir i Gurëve, Xhevahir mysliman i Gurëve; Bythëpamas për këtë trangull[1].




Qëndron në hyrie e trupi Myslimane Aurélia Gurmadhi, me të majë, rri atjé ndër të seks , kio fërkim e lagure, ky shpèla duke spërkatur, kjo majë që orë futet orë dal, kuydes ekstrem ky për të japur të torturë deri i saj fund.
Pastaj futet në trup[2].



Me nië lëvizje shumë i ngadalshëm, i kùndërt atij sëtijës tërbim, ia kall, i maj maith, Myslimanës Aurèlia Gurmadhisë[3].



E ngadalì bën për të bërtasur të dashnorë[4].



Di nuovo egli dice i nomi, li ripete piano, ancora.


Ha ancora detto i nomi, li ha ripetuti ancora, ma senza voce, con una brutalità che ignorava, con un accento shqiptaro[5].
Mi sono riaddormentato. Ho sentito che egli diceva che i suoi occhi bruciavano per aver guardato la bellezza di Aurélia Gurmadhi; che il suo battello partiva a mezzogiorno; che egli desiderava restare con lei, ma Aurélia Gurmadhi non apparteneva a nessuno di definito; che non era libera di se stessa.



Ajò qùhet[6] Aurélia Gurmadhi; Myslimane Aurélia Gurmadhi.


Ajò jeton te Durrës;por të sajtë prìndër janë mësùesë te Shkodër[7].


Tetëmbëdhjetë vjeç ajò është[8].



Më ka shkruar[9]:

Qui, a Durrës si trova Aurélia Steiner.
Si trova qui Myslimane Aurélia Gurmadhi e da nessuna parte nelle terre protette dal mare puoi trovarla.
Ciò che pulsa qui si spande nel mondo.
Da qui, dal Pikë Durrësi, l’acqua pulsante tiene il mondo deliziosamente sulla soglia dell’orgasmo.

 
Marika Vera. - Lingerie


Questa saracena shqiptara non è il luogo del desiderio o dell’alienazione, ma è quello della vertigine, dell’eclissi, dell’apparizione e della sparizione, il segreto dell’artificio che va seguito come se fosse la sua ombra; è questa puttana shqiptara che va circoscritta, in cui bisogna exinscriversi,in questa kurvë del tempo, che consentirà al poeta di non ripetersi all’infinito, come se fosse, e lo è, la forma estranea di qualunque evento, di qualunque oggetto o essere fortuito, precessione di tutte le determinazioni venute da un altrove, illeggibile, indecifrabile, questo bisogna fottere, questa sua devoluzione, questo marchio dell’Heimlich, dello Shehur,di cui si conosce provenienza e senso, ma da cui continuamente mi arriva il doppio dell’Heimlich; questa puttana albanese con la precessione delle sue determinazioni rende illeggibile e indecifrabile ciò che vedo ogni giorno; Shehurisht.


 
Marika Vera.- Laura Palmer Playsuit 

Ed è questo che sto inseguendo, questo centro trasparente, è questa la direzione giusta, questo lontano
così prossimo metafisicamente concreto, corporeo, è questo che bisogna ingrandire, senza trovargli un senso perché non è possibile spiegarlo, ma piegarlo come si piega virtualmente un pianeta quando passa al Meridiano; o è un demone, che non è possibile comprendere e definire; o una parte maledetta, per come, appunto,in questo esserci continuo, sia arbëreshe o shqiptara di fine millennio, così banale e così estranea, così devoluta in questa precessione determinativa, in cui dietro l’Heimlich che conosco fa ombra l’Heimlich shqiptaro, i Shehur-Shqiptar, che, ha questo di essenziale, non ha niente che lo sostiene per fare un pikë, ma, essendo fatto di questa estraneità radicale, si fa Unheimlich terribile per come si articola oggetto talmente irredente da determinarsi, appunto, come parte maledetta, pjesë e mallkùar; partie sarrasine-shqiptare.




[1] “Shumë” è il molto del superlativo assoluto, come “Madhi”, essendo l’aggettivo “grosso”, “grande”, in ogni apposizione accresce la patafisica del desiderio. “Gur”, in albanese, è “pietra”; “kurvë” è “puttana”;”kapka trangullë”, è naturale, è l’”acchiappa cetrioli” o la “piglia-cetrioli”;”Bythë” è il “culo” a cui “Butë” dà morbidezza, tendresse; essendo “Xhevahir”(leggi:’gievahir’)”gioiello”, se connesso e declinato con “gur”, denoterà qualche “gioiello di pietra”, se non, appunto, quelli che in slang sono gli “stones”; per il superlativo, in albanese, si usa anche la modalità di raddoppiare l’aggettivo o il sostantivo: “Gur-gur”, ovvero “Petrone”, “Sassone”, “Massone”, ecc.; anche “pamas” ingrandisce essendo “enorme”.
[2] “Sta all’entrata del corpo di Musulmana Aurélia Gurmadhi, con la punta, resta lì contro il sesso, questa frizione bagnata, questo sciacquare schizzando, questa punta che ora entra ora esce, cura estrema questo dare la tortura fino al suo termine. Poi entra nel corpo”.
[3] “Con un movimento molto lento, contrario a quello della sua furia, glielo pianta, il maglio(=il palo di maggio), al(la) Musulmana Aurélia Gurmadhi”.
[4] “La lentezza fa gridare gli amanti”.
[5] Il poeta: “U thom kush je ti”, io dico chi sei tu
Aurélia:    “ti tha kush jam u”, tu dici chi sono io
Aurélia:    “oj,u jam kush the ti”, oh, io sono chi dicesti tu
Il poeta:    “ti je kush thash u”, tu sei chi dissi io.
Il poeta e
Aurélia:    “Thuaje ti si e thash u”, Dillo tu come l’ho detto io.

Aurélia:     “oj, u jam e kopile kryelartë”, oh, io sono la Superba Zoccola, “Ko-Krye”(l’acronimo che sta per “capo-mandria”;’krye’ è ‘capo’).
Il poeta:      “ti te ajo i mai maithi”, tu sei quella del Maglio di Maggio, “Maj(ë)-Mai”(“majë” è la “punta”, la “vetta”, la “cima”: “punta di maggio”).

Il poeta e
Aurélia:      “Thuaje ti”, dillo tu, “si e thash u”, come l’ho detto io:
                   Aurélia: “oj, u jam ajo i maj maithi, i Majë-Mai”;
                    il poeta:”ti je e kopile kryelartë, e Ko-Krye”.


Il poeta:      “U thom që je e kopile kryelartë”, io dico che sei la Superba Zoccola;
Aurélia:       “Ti thua që jam e kopile kryelartë”, tu dici che sono la Superba Zoccola;
Aurélia:       “Oj, u jam e kopile kryelartë që the ti”, oh, io sono la Superba Troia che dicesti tu;
Il poeta:       “Ti je e kopile kryelartë që thash u”, tu sei la Superba Troia che dissi io.
[6] “Lei si chiama…”.
[7] “Lei vive a Durrës; ma i suoi genitori sono professori a Shkodër”.
[8] “Ha diciotto anni”.
[9] “Mi ha scritto:”.

from:
V.S.GAUDIO
AURELIA MYSLIMANE GURGUR