Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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mercoledì 23 novembre 2016

F.▐ Il mio aoristo nel cielo di Cesena

F., mio aoristo, oh fremito tremi, menamelo ancora 
Su, la vita tardi è passata, laggiù finita inespressa e di nuovo sei comparsa, questo s’aspettava che le cantassi, con quanto da dire, avanti, ancora ridìlla, e testa, oh mani, il naso e la bocca, le tue mani, tenetemi, accarezzatemi, disgiungete le mie mani, lungo tutta la piazza fino alla fine del giorno, i passi, i tuoi passi fin quando si fermano, allora nessun luogo lungo tutta la piazza fin tanto che io arrivo da via Zeffirino Re a lungo nessun suono, poi i tuoi passi , le gambe, riprendono unico suono lungo tutta la piazza fino alla fine del giorno, allora là, allora là, allora sei di nuovo là, di nuovo quell’autunno e quell’inverno per così tanto poco qualcosa lì, lì fuori, fuori che cosa, qualcosa , la testa, le mani, le gambe finché infine giungendo più nulla nuovamente lo serri, così talvolta, è questo che vuoi sentirti dire, da qualche parte lì fuori proprio come se qualcosa che afferri, di fuori, è così tenero ed è il mio oggetto “a” venuto da Brescia che nuovamente lo serra da qualche parte lì in piazza, qualcosa, qualche volta, come un qualcosa, ti ricordi?, la lunga trascorsa adolescenza tutta nel buio del cielo di Cesena, scintillante scissura, fremito di tremore fino a quando quante volte irruppe a lungo sigillato così prima che a lungo quiete a lungo niente una scissura, oh fremito tremi, menamelo ancora F., fremi così sulla superficie di fuori si spanda vasto unica macchia nel cielo d’inverno che c’è a Cesena, testa, sfera, oh mani, un fievole fremito, finché di nuovo in quiete l’occhio risigìlli subitanea e liscia scintillante scissura, meno chiacchiere, fanciulla, ς  quando ha l’accento (=ς ) è avverbio dimostrativo e significa così, andiamoglielo a dire a quella strega che ci fa greco ed è stata mandata qui per così tanto poco marzo allora non ci sarò più a scuola né in piazza Bufalini, per così tanto poco ho imparato prima di tutti tutta la grammatica greca anche quella dell’anno che verrà e io non verrò allora là con questa vecchia megera che viene da Mantova e, ti ricordi F., voi tutte le ragazze, mi avevate fatto capoclasse e lei mi impose di dimettermi per così tanto poco, laggiù la vita del fanciullo finita inespressa per la vecchia strega di Mantova che era venuta a farci il greco e io venivo dalla Magna Grecia, e, oh, testa, oh mani, le tue, tenetemi, disgiungetemi, dai, mio aoristo, fammi venire meglio sul tuo culo avrei voluto che sui piedi né floscio sul dorso che sull’uno e sugli altri, chiedi al pensiero quante volte hai pensato al tuo ragazzo così triste per inciderlo in cielo sulla soglia fin tanto lo rinserri al meridiano finché, a volte, ammettilo, ti viene il gaudio in faccia!
! V.S. Gaudio