Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

SHUMILLA.

SHUMILLA.
SHUMILLA. I nuovi oggetti d’amore in Uh Magazine

giovedì 21 novembre 2013

Milva ▒ Intersvista data a Vuesse Gaudio

LE INTERSVISTE  del secolo scorso
di Vuesse Gaudio
Finzioni sul “discorso attuale” dei personaggi dei mass-media

MILVA LADY BRECHT



Sarà una “reginetta” senza più corona, né scettro, ma la voce le è rimasta, eccome. Né ha perduto la spavalderia guascona della “pantera di Goro”, la iattanza un po’ bullesca, il gusto dello sberleffo, ecc. La sua ugola brechtiana, il suo repertorio marxespressionista non piacciono ai fans dei Beatles, di Julio Iglesias, di Alice e Miguel Bosé. I suoi tifosi sono stati e sono altri: i guardiani di zoo, i Piaffofili, i Brechtomani e gli ex redattori di “Utopia”(rivista alla quale collaborava, all’inizio degli anni settanta, Massimo Gallerani).


D. Chi ha ridotto la canzone in questo stato?
R. In quale stato?
D. Come, quale?
R. Non è poi così malconcio.
D. Lo è, lo è .
R. E’ semplicemente successo qualcosa d’imprevisto.
D. E’ giusto barattare i cantanti come buoi?
R. Sì, se si vuol dare agli sportivi sempre qualcosa di nuovo.
D. E mantenerli come nababbi?
R. In un mondo dove circola tanto denaro è inevitabile che siano ben pagati.
D. La sua prima canzone?
R. In fasce. O quasi.
D. E come professionista?
R. A sedici o a diciassette o a diciotto anni.
D. La sua più bella canzone?
R. Non esiste la più bella.
D. La più brutta ?
R. Nemmeno questa esiste.
D. Cosa le ha insegnato Maurizio Corgnati?
R. Una straordinaria umiltà. A certi livelli, comunque, gli allenatori non insegnano molto.
D. C’è un grande matrimonio senza grandi partner?
R. Intende senza grandi individualità?
D. Sì.
R. Impossibile.
D. Come mai nascono sempre meno campioni?
R. Perché si fanno meno figli.
D. Si canta più coi muscoli, col naso, col cervello?
R. Con tutto il corpo.
D. Ma più di tutto?
R. Col cervello.
D. Che c’è ancora da inventare nella canzone?
R. Niente.
D. E’ giusto andare a cantare all’estero?
R. Se bravi, sì.
D. E Celentano come fa?
R. Prende l’aereo, no?
D. Anche più d’uno per nazione?
R. Avendone i mezzi, non vedo perché no. La canzone è spettacolo.
D. Il nostro miglior cantante?
R. Non mi faccia far nomi: potrei dimenticare qualcuno.
D. Tra quelli non pubblicati da Mondadori?
R. Anche Einaudi non scherza.
D. I suoi più grandi amori?
R. Corgnati, per l’entourage che creò, e Gallerani, con cui tornai a vincere. Aveva un solo difetto.
D. Quale?
R. In certe occasioni pensò più a se stesso che al nostro gioco di squadra.
D. Che fine ha fatto il Piave?
R. Mormorò…mi pare.
D. E il Maestro divo?
R. Dopo Strehler, chi non lo è?
D. E’ più un manager o un boss?
R. Un illuminatore.
D. Ha sempre usato bene il suo potere?
R. Me l’auguro.
D. Guai più ne ha combinati o subiti?
R. Direi, subiti.
D. Cosa deve a Massimo Gallerani?
Il n. 11 di "Utopia", anno III, novembre 1973
con disegni di Hans Bellmer
R. L’equilibrio filosofico.
D. In che senso?
R. Nel senso che è buono come il marxismo.
D. Si spieghi meglio.
R. Il marxismo allarga la distribuzione della ricchezza e quindi dà equilibrio.
D. Ma che c’entra con Gallerani?
R. Per dirla con Bertrand Russell, insieme abbiamo generalizzato la filosofia dell’invidia.
D. E l’elogio dell’ozio, no?...Continuo a non capre.
R. Chi ha messo nei guai la mia economia?
D. L’eccessiva ingerenza statale di Corgnati, penso.
R. E del Piave. Pur essendo nata al di qua del Po.
D. Sì, ma lui voleva convincere lo Stato a fare meno cose e a rientrare nel suo alveo.
R. Adesso, sono io che non capisco.
D. Cosa vorrebbe fare che non ha fatto?
R. Non andare a Bologna.
D. Al Dams? Perché?
R. Perché quando siamo andati a Bologna, dove mia madre aveva un fratello, che era mio zio, ma le difficoltà finanziarie aumentavano, allora mi sono decisa a cantare.
D. Dove vuole arrivare?
R. Dopo la Scala, arrivare in cima al tetto.
D. A che è dovuto il ritorno al liscio?
R. Non capisco.
D. Cosa ha rappresentato Mina nella canzone italiana?
R. Ha spezzato una traduzione piuttosto monotona.
D. Direbbe con Dumas: “ La canzone è l’arte di servirsi degli uomini, facendo credere di servirli”?
R. Sì.
D. Si è mai innamorata?
R. Che domanda…
D. Le fanno più paura i missili sovietici o quelli americani?
R. Che c’entra?
D. E il cannone Parrott, in una guerra civile, le darebbe qualche pensiero?
R. Forse è a lei che le problematizza l’idea del calibro…
D. E’ vero che in vacanza balla la samba?
R. Con sua madre, ammesso che si sappia chi fosse in realtà.
D. Da quanti anni tira la carretta?
R. Questa è come quella del Parrott, neh?
D. Il suo più grosso buco?
R. Non ricordo di preciso, ma devo averne fatti anch’io.
D. Nell’acqua?
R….nel disco!
D. Cosa rende grande una cantante?
R. La sua affidabilità, cioè la continuità nell’efficienza.
D. E il manager?
R. Saper sfruttare questa continuità.
D. E il Gallerani?
R. Metà e metà.
D. Ma mi tolga una curiosità: ammesso che fosse imparentato con la donna dell’ermellino, in lei cosa credeva di vedere, la Gioconda?
R. Direi più Sant’Anna che tiene in braccio la figlia.
D. Certo che Freud, se ci fosse stato ancora, ne avrebbe sparato un’altra delle sue belle grosse, l'uccello di Leonardo , ne ha sentito parlare?!...
R. Mi piace la sua grinta.
D. No, non sta qui questa sua risposta. Va data a questa domanda: un giudizio su Strehler?
R. Mi piace la sua grinta.
D. E su Gallerani?
R. Lei deve avere problemi non solo con i calibri del cannone ma anche con la zoofilia. Per via dell’ermellino, non mi fraintenda.
D. Comunque: Gallerani?
R. Mi piace la sua audacia.
D. E quindi vede che c’entra il Parrott? Mi dica: cosa è stato per lei Nuvolari?
R. Mai conosciuto.
D. Mi scusi, ho sbagliato.
R. Capita.
D. E Ascari?
R. Un leone indomito.
D. E se non partiva in testa?
R. Perdeva.
D. La testa?
R. Sì. Peccato che fosse così sospettoso.
D. Perché gli uomini amano le cantanti?
R. Perché amano la voce.
D. La canzone incattivisce l’uomo, o lo migliora?
R. Lo migliora: mens sana in corpore sano.
D. Basta solo  ascoltarla o bisogna ricantarla?
R. Se ha orecchio, il gaudio viene da sé.

[Hanno collaborato: per le domande, Roberto Gervaso; per le risposte, Silvio Berlusconi, Enzo Ferrari e Gianni Rivera] © anni Ottanta del secolo XX




Wordle: milva lady brecht
La tagcloud di Wordle di questa Intersvista