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LA STIMMUNG-SHQIP CON BECKETT



• [Nel nostro fotomontaggio, la mitica Scicolone alla finestra ( tirò su la tenda e sedette/ këshu ajò të shumullonte(così che lei potesse sciummuliare, fare la mola ), ulem, shumullarka aiò (seduta, oh sta facendo la mola lei)) rappresenta al massimo, shumta, l’oggetto radicale dello “Shummulo” sia costituzionalmente che anagraficamente; addirittura il suo cognome rende speculare lo ShiKoloz, o lo ShiKolon, non solo per i vetri della finestra, allo Shummulo: difatti, lo “Shikoloz” o lo “Shikolon” contiene due verbi in Shqip: 1)Shikoj, “guardare”, da cui l’imperativo Shiko, “guarda”; 2)loz, “giocare”, da cui il presente della 3a persona singolare loz, “gioca”, “sta giocando”, ovvero lo  Shicoloz, e pertanto lo Shikolon, è la deissi dello Shummulo Loreniano: “Guarda, sta giocando!”

Come se tutto questo non bastasse a fare di Sofia Loren la somatizzazione ideale della Grua nella nostra Stimmung-shqip dello Shummulon, anche il nome dell’attrice condensa e ripropone perennemente il sofianico, il “trascendente che scende”, l’epifania dell’invisibile, la corporalità mioritica di cui a Lucian Blaga, Lo spazio mioritico, trad. it. Edizioni dell’Orso, Alessandria 1994(cfr. anche la nota 18 nel nostro: Aurélia Steiner de Durrës, in : V.S. Gaudio, Aurélia Steiner 2, © 2005 e la nota 7 in : Aurélia Steiner di Durrës: Pikë e Gazi, in: Il limite di Schönberg di Alessandro e V.S.Gaudio, “Lunarionuovo”, nuova serie n.24, Catania ottobre 2007). Un altro percorso etimologico del paradigma “Scicolone” sarebbe questo: da un lato, Shi, che è “pioggia” e dall’altro kolonë, che è “colonna”: Shikolonë, ovvero la “colonna della pioggia”, che sarebbe un altro paradigma dello Shummulo, lo sciumulliamento della mola.

In ogni caso, va ricordato che lo spettatore, il poeta o il lettore che sia, che è invitato a guardare, shiko, è Shikues; l’occhiata o lo sguardo fa shikim.

Se il “gioco” fa “lojë” come il “giocattolo” (l’essere l’oggetto radicale dello Shummulo è essere un giocattolo radicale, una macchina, il giocattolo della mola, o della colonna della pioggia, se si vuole), la contrazione dello Shikolon potrebbe essere lo Shkulon, “strappa”, performativo di chiusura dello Shummulo e dello Shikolon, strofina, bagna, gioca, mola, finchè “strappa”…!] •

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Hit Parade della Settimana

Pezón catastale della balia│

In questo paese, siamo io e il mio amore ad aver posseduto ciascuno la mammella che era indispensabile all’altro, e di cui il succhiatore non sa che fare, o che ignora al momento d’avere; e la mammella che ci era indispensabile ed era di Albidona come dire che poteva essere quella della Madonna del Càfaro e la nostra pulsione orale ebbe dunque lo stesso pezón che era ciò che è indispensabile a colui che sta succhiando a meno che non ne abbia già fatto richiesta l’altro questuante anche se non lo detiene e a questo punto chi si metteva a rintracciare quella mammella che detiene il latte indispensabile all’una e all’altra bocca, e arrivava a dorso di mula la balia da quel luogo dell’ammašcatura e della carbonella o intanto che allattava le fu data locazione a metà strada tra le due pulsioni orali? E fu per le sue “cibbèrne”(1) che avendo questa doppia capacitanza se ne cavò la famosa “cibbia” per irrigare gli aranceti di cui alla mia ascendenza catastale? │!v.s.gaudio (1) Cibbèrne, in ammašcante, sono le mamme…

Tatarânnë zŭmmë zŭmmë ⁞ La Lebenswelt con Sten Nadolny

Tatarânnë zŭmmë zŭmmë La conclusione della spedizione degli Scalzacani per il passaggio a nordovest del Delta del Saraceno
(…) Ebbi l’eccellente idea di inviare Antonio Mundo con Faluccio de Gaudio, o Gaudio, a  Forte Pozzofetente, per occuparsi della fornitura di provviste promessa. I due partirono di malumore, e d’un tratto la pace regnò a Fortë e Shalë imashtrimi. Gli indiani cacciavano. Le donne badavano a cucire i vestiti invernali. Gaudio, compatibilmente con il tempo che gli lasciava Calza Rossa, costruì un forno che con la legna funzionava in modo più economico di un camino aperto. Saverio era sempre più innamorato della bonazza indiana:” E mirë - mirë[i], dicevano gli arbëresh menandoselo tra gli alberi. C’erano lacrime di gioia nei suoi occhi quando la rivedeva dopo poche ore di separazione. I-Kallam e io non dicevamo niente in proposito. Pensavamo che il fatto fosse troppo fuori dal comune per poterlo liquidare con ovvie obiezioni. Calza Rossa era una stella di terza grandezza…

La sera di Muttermilch™

La mammella che mi allattò fu la stessa che dette il latte al mio grande amore, e quando poi la donna  era ricoverata in quell’ospedale dove ci eravamo recati a far visita a un’altra donna, successe che lei volle vedermi e allora fu come se il suo Geist, che era anche il suo latte, per via della mia pulsione orale, riconoscendo quel fenotipo che s’era fatto poeta ed era colonna della The Walt Disney Company Italia, come d’altronde lo era anche il suo amore che aveva bevuto lo stesso latte, condensasse, in quel momento, la sua storia di Muttermilch e la storia del nostro amore, e intanto venne giù la sera.  │v.s.gaudio!

Sara Smigòro ░ Delirio del consumatore addormentato

Delirio del consumatore addormentato di SARA SMIGÒRO
da→ lunarionuovo  MARZO n.78, POESIASALA VITTORIO SERENI Bande sonore inquietano il percorso
nei sogni una catena spezzata
salda invece è ogni ansia
ogni mulino spinge ruote
ingranaggi in grano ingrana la massa
e già scrutina scompagina trasforma
molìre grano è il suo lavoro ingrato
non già grane nel vento se mulina acqua
le stesse bande larghe, strette,
brevi come la vita e quelle
criminali bande ribalde.
Nei tuguri il pane pesa più rovente
in grane il grano intero prima
oppure la farina
nel sacco di suo nel campo
ov’era stata stelo- spiga-
raccolto e alimento?
È tutto infine un vero tradimento
al seme ignaro
interrato per fruttare donato
alla terra per sfruttarne risorse
altro che dono di vita il parto è inganno
è sempre candidare alla morte
l’innocenza alla vita non richiesta.
Chi ha sonno e non vede dove
altri ha visto e dona una condanna.
Ecco allora le bande se sonore
se criminali bande paesane
tra clarini, grancasse trombe e m…

GUY GOFFETTE ░ Se ebbi promessa un giorno d'altro cielo

Si j’ai reçu promesse un jour d’un autre ciel
que celui qui vous coupe les bras, je l’ignore.
Comme vous je souffre la tempête et le froid
et la fatigue insomnieuse ; le désert me traverse, l’absence des visages, tous ces poings de pierre
et le martèlement des vivants dans le labyrinthe.
Oui, comme vous j’ai peur d’atteindre au bout
du couloir, comme un nageur touche le fond, de connaître que tout ici fut vain, chute,
faux miracle, qui ne portait l’homme au-dessus
de lui-même, là où la ceinture des ombres
se détache du cœur et tombe avec la nuit parmi les accessoires. │Se ebbi promessa un giorno d’altro cielo
da quello che vi taglia le braccia, lo ignoro.
Come voi patisco la tempesta e il freddo
e la fatica insonne; il deserto mi attraversa, l’assenza di volti, tutti questi pugni di pietra
e il martellio dei vivi dentro il labirinto.
Sì, come voi ho paura di raggiungere la fine
del corridoio, come un nuotatore tocca il fondo, di scoprire che tutto qui fu vano, caduta,
falso prodigio, che no…