Passa ai contenuti principali

La tappa a cronometro di Jess(ica)™ e l'oggetto "a" del poeta

xIl surplace infinito di Jess(ica)
by Gaudio Malaguzzi


Quella Jess, di cui alla flessione, che appare sulla bicicletta e si gira a  guardarmi da pinġapā, mi ha riportato alla mente un fatto che avevo completamente dimenticato: lustri fa, non saprei al momento quantificarli, si può pensare che siano 4, 3 o addirittura 5, durante la mia passeggiata pomeridiana, nella controra, ovvero,  come scrisse il poeta nello Zen di Mia Nonna, quando lo spirito vola nella controra, che ero uso fare sul lungomare della cittadina in cui a quell'epoca ebbi la disgrazia e la coercizione di abitare, in una determinata stagione, metti che fossimo nel mezzo della primavera, quindi tra maggio e giugno, cominciò, ogni giorno, a offrirsi al mio sguardo una ragazza e la sua bicicletta, ricordo l’accuratezza con cui la giovinetta attuava la manifestazione o l’ostensione, se vogliamo, si portava quasi sempre a ridosso del poeta, e ne chiedeva l’attenzione facendo sul sellino e sui pedali tutte le pressioni e gli esercizi che servono a rallentare la velocità e ad allungare il piacere della pulsione tattile, insomma il chilometro da fermo era fatto tutto in surplace, quando il poeta si metteva in sosta e si appoggiava al muretto a leggiucchiare, la ciclista, con i suoi calzoncini bianchi, una bella stradista o passista adolescente e carnosa, con un podice da seigiornista, se su pista, e da gigante della montagna, se su strada, “raggiungeva il fuggitivo”(il poeta) e lanciava la volata al suo oggetto a, producendosi in un innocente quanto inopportuno , perché evidente esercizio fatto apposta, e perciò  spunto finale assoluto per  bruciare sul traguardo l’oggetto a del poeta, che, è la verità, non dette mai risposta di partecipazione né al surplace né alla volata della libido; ebbe a inscenare, un altro giorno, la lungomarista,  una piccola caduta e, poi, ancora, non so se un altro giorno, il controllare ostinatamente, mentre il poeta leggeva, con il piede sulla ringhiera se l’alluce fosse a posto, intanto che il grosso era stato lasciato proprio a due passi in faccia  al poeta. Ora, a distanza di lustri, io non so se quella ragazza, che tenni in archivio come quella del “chilometro da fermo” o il “surplace –pour-l’enzuvë”, sia diventata Jess, quella del "principio fallico della flessione", e che  quei calzoncini bianchi li abbia nel tempo sostituiti con il genere 42 del sistema della moda di Roland Barthes, ma, se ben rivedo quel surplace o quello che fece collimare all'orizzonte del poeta controllandosi quel giorno per infiniti minuti l’alluce, non posso che rimirarla, adesso che ho qui in pinġapāl’immagine, nella “flessione” che attua sul sellino rendendo presente quella “modificazione prossima inattesa” dell’oggetto a del poeta che leggeva.Stando così le cose e l’evoluzione della forma, pedalando nel mio oggetto a, Jess[i],se è questa quella che fu, è la specialista delle tappe a cronometro.


[i] Che potrebbe starci se quella ragazza fosse stata Gessica, che non era impossibile, anche se mai si dette animo il poeta per chiederle come ti chiami, fanciulla che mi fai il surplace e vorresti, oh, si vede che è questo che vuoi, vorresti passare all’enzuvë, non hai inscenato l’altro giorno la piegatura verso l’alluce per fare la flessione del tuo podice infinito cielo perché passando al mio meridiano l’enzuvë in quella distesa potesse fare la volata e il surplace, il volatone, lo spunto finale e l’arrivo solitario? Se vai a vedere, non è escluso che in quegli anni, forse all’inizio degli anni novanta, una produttrice di gelati , la “Gessyca”, appunto, sponsorizzasse qualche squadra di ciclisti, anche perché l’enzuvë, pur facendosi col sellino o col manubrio, o quantomeno nella struttura del telaio, e  l’azione, come schema verbale, del pedalare, è speculare alle azioni del leccare, del succhiare e del mantecare, e , essendoci la bicicletta, il gelato sarebbe da passeggio o da asporto, anche per via del fatto che nel caso di quella Gessica la gelateria, o, meglio, la cremeria, per farci l’enzuvë, era lì in flessione sul sellino a produrre tutti i tipi di gelato per l’enzuvë del poeta. .

Hit Parade della Settimana

Beyoncé, Sia & V.S.Gaudio ░ La “veduta” bionda dell’ esercitante

L’esercitante per la “Battaglia dei Gesuiti” e la doppia misura del piede♫
Quello che accade all’ascoltatore, quando  commuta il suo fantasma  che è essenzialmente visivo, è quello che accade all’esserci , come Dasein, abituato alla sua nevrosi ossessiva. Voi le sentite queste due che cantano e ciò che vedete è che vestono in grigio, hanno due vestiti identici, che indossano a turno. Hanno le stesse mutande grigie, che indossano a turno. Hanno le stesse calze, le stesse scarpe grigie, forse anche lo stesso numero di piede. Probabilmente si sono svegliate alla stessa ora, più o meno alle sette e un quarto, di questi tempi, e, quando viene il solstizio estivo, verso le cinque e mezzo, ora solare. Alle otto e alle sei già son pronte per cantare. Basta vederle camminare, appena fuori di casa, come se fossero  l’immagine ignaziana, che non è una visione- scrive Barthes-  ma  una veduta, e in questa veduta  il visionatore, o l’ascoltatore, inquadra sapori, odori, suoni o sensazioni[i]. Le do…

Telegramma della Giovane Poesia ░

ÆTelegramma di Marisa Aino a V.S.Gaudio 
militare alla Direzione di Commissariato X CMT Napoli: 
compleanno hemingwayano del giovane poeta
Marisa Aino e un irriconoscibile Vuesse Gaudio, militare a Napoli, in piazza Vittoria e sul lungomare Caracciolo: alle loro spalle
si intravede il Castel dell'Ovo


░ L'azzurro dei cavalcanti

Per un lettore culturalmente adulto !

Aida Maria Zoppetti ░ Duck

  alfabetizzazioni:    abcdefghijklmnopqrstuvwxyz

from↓ricreazione  blog artificiale d'arte e artifiz

Giovanni Fontana ░ Tarocco Meccanico Reading

TAROCCO MECCANICO
Dal minuto 6 e 5 secondi, non perdetevi  il Reading di Giovanni Fontana dal suo Tarocco Meccanico

SARENCO. La capra bollita del villaggio di Shella

La capra bollita del villaggio di ShellaHo mangiato la vecchia capra bollita,ho intinto il pane nel brodo scuroinsaporito con pepe, masala ed iliki,ho scambiato quattro parole in kiswahilicoi vecchi pescatori del Vasco de Gama Pillar,ho guardato le nuvole basse dell’Oceano,ho pensato alle chiappe di Fatuma,mi sono trovato sulla strada del ritorno,mi è venuta una grande tristezza,per un attimo ho visto la morte,ho dato fondo all’ultima vodkae finalmente ho dormito il sonno del giusto.
1990
ê1.SARENCOPOESIE SCELTE1961-1990
POETRY IS OVER COLLECTION
vIn memoria di Isaia Mabellini,in arte SARENCOSarenco, nome d’arte di Isaia Mabellini, è nato a Vobarno,sulle montagne della Vallesabbia, in provincia di Brescia, nel 1945. All’età di sedici anni, nel 1961, scrive la sua prima poesia. Nel 1963 produce la sua prima opera di ‘poesia visiva’. Nel 1965 la sua prima mostra di poesie visive. Dal 1966 ad oggi la sua attività espositiva conta centinaia di mostre nel mondo, quattro partecipazioni alla Bi…