Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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lunedì 24 febbraio 2014

Mia Nonna dello Zen ♦ Ermeneutica dell'anima rotonda e del fischio dell'ospite

Mia Nonna dello Zen a Paul Ricoeur
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Se l’anima è rotonda perché è la mistica
delle teste quadre?


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Lo straniero è una sorta di posto vuoto. Noi sappiamo a cosa apparteniamo, ma non sappiamo chi sono gli altri a casa propria. E’ soltanto per contraccolpo che noi stessi ci sentiamo stranieri, sul modello dell’estraneità dello straniero. Prenderne coscienza ci mette sulla strada di un riconoscimento reciproco, sulla via dell’ospitalità nelle sue dimensioni morali e politiche, e ci permette dunque di trattare positivamente la pluralità umana come qualcosa d’invalicabile.
[►da: Paul Ricoeur, L’estraneità dello straniero, in : Idem, Ermeneutica delle migrazioni,Mimesis 2013]
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Mio nipote il poeta è una sorta di posto vuoto, non sa a cosa appartiene e non sa nemmeno chi sono gli altri a casa propria, intendendo quella che gli arbërëshë, che sono migrati tutti sulla terra propria nostra e di mio marito, il nonno del poeta, e se la sono presa e si sono fatti un’altra casa propria, e il poeta nemmeno questo sa, ha assunto la loro estraneità e invece di riconoscerlo reciprocamente si mettono sull’uscio, o di un negozio, o di un’abitazione, o di una scuola, e gli fischiano dietro, come pure fanno gli albanesi dell’ultima ora qui venuti, evidentemente perché ospitati dagli arbërëshë che si son presi la nostra terra. Insomma , mio nipote, anche sulla via, non ha diritto all’ospitalità nelle sue dimensioni morali e politiche, e la pluralità umana, che prima gli ha tolto il nome, poi gli ha tolto la roba, non lo chiama verso la fusione mistica, anche se , c’è del vero in questo, non si può dire che l’anima non sia rotonda, difatti se ne hanno una è di gomma , anche se non ci si può giocare a pallone, perché il mercato delle partite, e delle scommesse, è appunto in mano a questi mistici della doppia, se non tripla, stanzialità.

[→da:Mia Nonna dello Zen, Se l’anima fosse davvero rotonda, ci sarebbe la mistica della palla?]