Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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SHUMILLA. I nuovi oggetti d’amore in Uh Magazine

martedì 13 maggio 2014

Poetry-Song ♫ Joni Mitchell e l'anello di luna

Joni Mitchell looking out the window
of her Laurel Canyon home in 1970 

photo by henry diltz
Quando avevo vent’anni e Joni Mitchell, per questo, era per i trenta e c’era quella sua foto che girava, e , avendola vista, non potevo non pensare che Joni stesse per Yoni, che, in sanscrito è di ambo i generi, ed è grembo, utero, vagina ma anche luogo di nascita, origine, famiglia, dimora, e adesso che la rivedo, in un’altra foto degli anni settanta, che se ne sta alla finestra della sua dimora, e mi dà da pensare allo shummulo, in cui c’è la finestra e quando l’ho coniato l’ho fatto con la Stimmung con Samuel Beckett e lo shqip, e alla finestra o dalla finestra che cosa entra se non la luce, che c’è nel suo viso, ma avete visto che faccia che ha Joni? Ha la luce di jyotis, che appare nei tre mondi, ed è nel paradigma di jyau, che è il pianeta Giove, e Giove, nel cosmogramma della sua Yoni, Joni ce l’ha in Leone, nella casa del crepuscolo del mattino, tra Nodo lunare e Luna nera, quando è da lì che si espande la luce, per lungo tempo, jyok. Se vai a vedere, nel sanscrito, tutti i segni tra ya , ja, yu ,yo, jo hanno in qualche modo un nesso con la nascita o con il genere, insomma con la produzione e la creatura, quando si dice jana ed è un aggettivo significa "l'anello che genere”, se è un sostantivo è “creatura”, “persona”, persino “razza”.
Joni, l’anello di luna,e Yoni alla finestra ♦ Joni così non lo trovi, l’abbiamo detto; ma trovi Yoni. Joni alla finestra, come se fosse dentro il senso dell’apertura o del passaggio, questa sorta di cancello che sta in alto, che ha la radice in dvi, che è il numero due e per questo sostiene la dualità del genere, sia composto copulativo che come coppia di opposti. Joni sta nel suo grembo alla finestra, nel composto copulativo del suo doppio genere, in direzione di che? L’apertura che è la finestra è anche la faccia e la bocca di Joni, che, in sanscrito, sia come bocca che come faccia che come apertura, fa sempre “mukha”, e da qui si fa “gemma”, che racchiude ed esprime “corpo” e “anima”, come “mukula”.
Joni Mukula, sarà per questo che, avendoti visto negli anni settanta e avendoti rivisto adesso ma alla finestra negli anni settanta, che cosa puoi cantarmi così aperta al mondo tra la luce del crepuscolo e la Luna che hai al medio cielo, che fa luce quindi nel cielo di notte, e “candra”, che è la “luna”, è anche il numero “uno” e l’aggettivo “splendente”, e perciò è questo che ti splende in faccia e hai la bocca della luna, o è proprio l’”anello a forma di luna”, “candraka”, che canta e splende per lo shummulo del nostro oggetto “a”. Joni Candraka. C’è chi accudiva la terra, amante di alberi e fiori, e spesso nella vita ha guardato anche il pioppo nelle sue stagioni, misurando a occhio i suoi rami generosi, e ha ascoltato le foglie nel vento che si accarezzano l’una con l’altra, e io che sono in questa palude non vicino a Manila, né son caduto seguendo la bandiera, ma ferito sì dalla grandezza di un sogno e distrutto da un lavoro senza che se ne siano avuti i frutti correlabili, e sulla via ormai che porta alla follia non solo per le insidie di Lilith, e ho anche sofferto la fame, se è questo che bisogna dire, e sono stato respinto da bombe invisibili, ma non sono stato mai sconfitto, non andando a Manila o a Venezia, questo anello a forma di luna dopo tutto è dal mio orecchio che entra nell’oggetto “a”, voce e bocca, faccia e anello che accarezza e stringe questo passeggero che transita, e gli illumina il passo. Che è una forma, questo farsi alla finestra lo shummulo e far luce sul cammino del poeta, che spesso finisce con il lasciare traccia sull’erba anche dopo il crepuscolo, dove c’è il Giove di Joni, o nell’ora meridiana quando lei è la Luna, l’anello a forma di luna, Candraka, e gemma e apertura alla finestra, mukha, canta corpo e anima, Mukula,  al poeta che passa al meridiano del suo oggetto “a”.
by v.s.gaudio