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Poetry-Song ♫ Joni Mitchell e l'anello di luna

Joni Mitchell looking out the window
of her Laurel Canyon home in 1970 

photo by henry diltz
Quando avevo vent’anni e Joni Mitchell, per questo, era per i trenta e c’era quella sua foto che girava, e , avendola vista, non potevo non pensare che Joni stesse per Yoni, che, in sanscrito è di ambo i generi, ed è grembo, utero, vagina ma anche luogo di nascita, origine, famiglia, dimora, e adesso che la rivedo, in un’altra foto degli anni settanta, che se ne sta alla finestra della sua dimora, e mi dà da pensare allo shummulo, in cui c’è la finestra e quando l’ho coniato l’ho fatto con la Stimmung con Samuel Beckett e lo shqip, e alla finestra o dalla finestra che cosa entra se non la luce, che c’è nel suo viso, ma avete visto che faccia che ha Joni? Ha la luce di jyotis, che appare nei tre mondi, ed è nel paradigma di jyau, che è il pianeta Giove, e Giove, nel cosmogramma della sua Yoni, Joni ce l’ha in Leone, nella casa del crepuscolo del mattino, tra Nodo lunare e Luna nera, quando è da lì che si espande la luce, per lungo tempo, jyok. Se vai a vedere, nel sanscrito, tutti i segni tra ya , ja, yu ,yo, jo hanno in qualche modo un nesso con la nascita o con il genere, insomma con la produzione e la creatura, quando si dice jana ed è un aggettivo significa "l'anello che genere”, se è un sostantivo è “creatura”, “persona”, persino “razza”.
Joni, l’anello di luna,e Yoni alla finestra ♦ Joni così non lo trovi, l’abbiamo detto; ma trovi Yoni. Joni alla finestra, come se fosse dentro il senso dell’apertura o del passaggio, questa sorta di cancello che sta in alto, che ha la radice in dvi, che è il numero due e per questo sostiene la dualità del genere, sia composto copulativo che come coppia di opposti. Joni sta nel suo grembo alla finestra, nel composto copulativo del suo doppio genere, in direzione di che? L’apertura che è la finestra è anche la faccia e la bocca di Joni, che, in sanscrito, sia come bocca che come faccia che come apertura, fa sempre “mukha”, e da qui si fa “gemma”, che racchiude ed esprime “corpo” e “anima”, come “mukula”.
Joni Mukula, sarà per questo che, avendoti visto negli anni settanta e avendoti rivisto adesso ma alla finestra negli anni settanta, che cosa puoi cantarmi così aperta al mondo tra la luce del crepuscolo e la Luna che hai al medio cielo, che fa luce quindi nel cielo di notte, e “candra”, che è la “luna”, è anche il numero “uno” e l’aggettivo “splendente”, e perciò è questo che ti splende in faccia e hai la bocca della luna, o è proprio l’”anello a forma di luna”, “candraka”, che canta e splende per lo shummulo del nostro oggetto “a”. Joni Candraka. C’è chi accudiva la terra, amante di alberi e fiori, e spesso nella vita ha guardato anche il pioppo nelle sue stagioni, misurando a occhio i suoi rami generosi, e ha ascoltato le foglie nel vento che si accarezzano l’una con l’altra, e io che sono in questa palude non vicino a Manila, né son caduto seguendo la bandiera, ma ferito sì dalla grandezza di un sogno e distrutto da un lavoro senza che se ne siano avuti i frutti correlabili, e sulla via ormai che porta alla follia non solo per le insidie di Lilith, e ho anche sofferto la fame, se è questo che bisogna dire, e sono stato respinto da bombe invisibili, ma non sono stato mai sconfitto, non andando a Manila o a Venezia, questo anello a forma di luna dopo tutto è dal mio orecchio che entra nell’oggetto “a”, voce e bocca, faccia e anello che accarezza e stringe questo passeggero che transita, e gli illumina il passo. Che è una forma, questo farsi alla finestra lo shummulo e far luce sul cammino del poeta, che spesso finisce con il lasciare traccia sull’erba anche dopo il crepuscolo, dove c’è il Giove di Joni, o nell’ora meridiana quando lei è la Luna, l’anello a forma di luna, Candraka, e gemma e apertura alla finestra, mukha, canta corpo e anima, Mukula,  al poeta che passa al meridiano del suo oggetto “a”.
by v.s.gaudio


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L’esercitante per la “Battaglia dei Gesuiti” e la doppia misura del piede♫
Quello che accade all’ascoltatore, quando  commuta il suo fantasma  che è essenzialmente visivo, è quello che accade all’esserci , come Dasein, abituato alla sua nevrosi ossessiva. Voi le sentite queste due che cantano e ciò che vedete è che vestono in grigio, hanno due vestiti identici, che indossano a turno. Hanno le stesse mutande grigie, che indossano a turno. Hanno le stesse calze, le stesse scarpe grigie, forse anche lo stesso numero di piede. Probabilmente si sono svegliate alla stessa ora, più o meno alle sette e un quarto, di questi tempi, e, quando viene il solstizio estivo, verso le cinque e mezzo, ora solare. Alle otto e alle sei già son pronte per cantare. Basta vederle camminare, appena fuori di casa, come se fossero  l’immagine ignaziana, che non è una visione- scrive Barthes-  ma  una veduta, e in questa veduta  il visionatore, o l’ascoltatore, inquadra sapori, odori, suoni o sensazioni[i]. Le do…

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SARENCO. La capra bollita del villaggio di Shella

La capra bollita del villaggio di ShellaHo mangiato la vecchia capra bollita,ho intinto il pane nel brodo scuroinsaporito con pepe, masala ed iliki,ho scambiato quattro parole in kiswahilicoi vecchi pescatori del Vasco de Gama Pillar,ho guardato le nuvole basse dell’Oceano,ho pensato alle chiappe di Fatuma,mi sono trovato sulla strada del ritorno,mi è venuta una grande tristezza,per un attimo ho visto la morte,ho dato fondo all’ultima vodkae finalmente ho dormito il sonno del giusto.
1990
ê1.SARENCOPOESIE SCELTE1961-1990
POETRY IS OVER COLLECTION
vIn memoria di Isaia Mabellini,in arte SARENCOSarenco, nome d’arte di Isaia Mabellini, è nato a Vobarno,sulle montagne della Vallesabbia, in provincia di Brescia, nel 1945. All’età di sedici anni, nel 1961, scrive la sua prima poesia. Nel 1963 produce la sua prima opera di ‘poesia visiva’. Nel 1965 la sua prima mostra di poesie visive. Dal 1966 ad oggi la sua attività espositiva conta centinaia di mostre nel mondo, quattro partecipazioni alla Bi…