Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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SHUMILLA. I nuovi oggetti d’amore in Uh Magazine

venerdì 24 aprile 2015

♥ Calipso e l'ultimo degli ammutinati del Bounty

Calipso e l’ultimo dell’isola di Pitcairn 
by Gaudio Malaguzzi
Dei ventisette abitanti  dell’isola di Pitcairn[1] infine ne rimase uno, che forse era mio nonno, che, a quel punto, si rifece la barca e via nell’oceano finché approdò all’isola di Calipso, che, questo è sicuro, non aveva i baffi e che era famosa perché a suo modo seguiva tre leggi: la prima, la legge di Maryann, che non era una sua amica né una sua conoscente, per quanto fino a poco tempo prima sulla sua isola e quella a fianco si parlasse inglese; la legge di Maryann: “Chi non cerca trova”, anche perché il mare almeno un paio di volte al mese sulla battigia le faceva trovare sempre oggetti ed elementi mai cercati; la seconda, la regola di Rune: “Se non t’importa dove sei, non ti sei perso”, e a lei francamente non le importava dov’era e non riteneva mai di sentirsi persa, anche quando, come in questo frangente, era assolutamente sola; la terza, la legge di Boob:”Si trova sempre una cosa nell’ultimo posto dove la si cerca”, e lei, quel mezzogiorno, arrivò in riva al mare esausta e come pervasa dal demone meridiano e appena la vide mio nonno, che era un seguace della legge di Shirley[2], che non era una sua amica inglese, né aveva mai copulato con una chiamata così sulla sua isola di cui a Mark Twain, disse: “Mi ricordi qualcuno; domani ti scrivo una lettera d’amore, intanto faccio lo scemo di persona”. Così, Calipso, a vederlo così dotato e poetico quel mio avo, gli rispose: “Se fossi stato un altro, il tuo gesto romantico sarebbe sembrato nuovo e affascinante. Invece, sei tu, lo so da dove vieni,il tuo gesto , te lo dico francamente, mi sembra una cretinata”. Evocate Maryann e Shirley, mio nonno si addormentò per primo , anche perché avendo visto Calipso da dietro, lui che seguiva il precetto di Gillenson sull’innamoramento non voleva innamorarsi dell’aspetto di una persona da dietro; ma era anche vero che non si innamorava mai di una voce al telefono, e per questo nemmeno delle sirene, che, nel suo peregrinare per mari e oceani alla volta dell’isola di Calipso, a frotte lo avevano tentato con i loro canti, e alcune con fischi e lazzi. Maryann, sognò una Maryann, così nel sogno vide una sua amica dell’isola di Pitcairn, un pezzo di gnocca, che ogni volta che la guardava da dietro se ne innamorava; Shirley, beh, si sa come sono i sogni, addirittura sognò la Shirley che appariva nello spot del tenente Sheridan, era bionda, dunque, e una bionda che anche senza il trench di quel tenente le bastava poco a tirarti su l’esibizionismo anche se non avevi l’impermeabile.


Il giorno dopo, mio nonno, quando si svegliò, Calipso gli aveva preparato un caffè che manco a Napoli, anche se al bar della stazione di Voghera un suo discendente si narra che bevve il più gratificante caffè della sua vita, ma, a conti fatti e ad acqua potabile disponibile, Calipso, in quella sua isoletta, non era il solo miracolo che faceva, anche perché quella mattina lei, nel porgere la tazzina a mio nonno, accarezzandogli i capelli, svelò la legge di Cheit: “Se aiuti un amico nel bisogno, non si scorderà di te, la prossima volta che avrà bisogno”. Mio nonno, che, anche per i sogni fatti, non sapeva  come contenere la pulsione uretrale della sua anima, la guardò ancora da dietro e le disse ad alta voce: “Calipso, se hai fatto una cosa giusta una volta, ti chiederò presto di rifarmela!”. Lei non si girò nemmeno, ma alzò il braccio e il dito medio, come a dirgli: Sai quanto me ne frega della tua anima e del tuo (-φ)!
Shirley, beh, se ci fosse stata almeno lei ad accudirgli il (-φ), lei si che era dentro la seconda legge di socio-genetica: la superiorità è un carattere recessivo. Ma allora com'è che, poi, di quei ventisette, restai solo io ? Ma, si consolò il pover'uomo, le cose buone della vita non solo sono illegali, immorali o fanno ingrassare, ma per darti il gaudio assoluto  si sono talmente innalzate al meridiano che sono scomparse.
Avverrà nel futuro che un discendente di quel mio nonno, in un poemetto dal titolo La sineddoche degli amori[3], questo ebbe a scrivere il poeta:” la sineddoche degli amori opera sulle strutture semiche di due oggetti contigui, contigui per l’io fungente che scrive e che attua l’associazione e l’accordo della Stimmung”, con Ornella Muti, Mita Medici,Stefania Casini, Karin Schubert,  Corinne Cléry, Sonia Braga,  Lilli Carati, Nadia Cassini, Laura Antonelli, Manuela Kustermann, Lea Massari, Erica Blanc, apparirà Shirley, la bionda del “Biancosarti”, perché la Stimmung, questo scrisse ancora il poeta, “accorda Prados, Larkin, Carles Riba, Ornella Muti, Quevedo, Mallarmé, Lilli Carati, Corinne Cléry: la Stimmung funziona a sineddoche, sostituisce Carles Riba e Mita Medici ovvero rende il testo dell’uno il corpo dell’altro”, insomma si arrivava a dire che il rapporto proposizionale, per la variante discorsiva, pone Mita Medci induzione di Carles Riba; per la variante simbolica, il corpo di Mita Medici è illustrazione del testo di Carles Riba, o viceversa. I poeti, ah, esclamò mio nonno, i poeti che verranno e quel mio discendente, senti, Ooooh, Calipso, ascolta cosa scriverà quel mio discendente che porterà il nome della tua isola su quella bonazza bionda che farà lo spot del “Biancosarti”:
che fruga felicità da cui dora il corpo dei miti
ribalta l’ebbrezza o il malore di un ossimoro
faiblesse che ha una voluttà eccessiva da cui cede
alla gravità del tempo
                                         è dolce cruna che stringe il vuoto [4]
Che cosa stringe il vuoto? Chiese Calipso. La dolce cruna, cosa potrebbe mai essere, l’anello di Didone? Mio nonno, così narra la leggenda,  le rispose che c’era un teorema, quello di Stockmayer, che dice che se sembra facile è dura e che se sembra difficile, è fottutamente impossibile. E com’è che questa Shirley, urlò Calipso,  lo stringe ed è fottutamente dolce? Vai menando il can per l’aia per non frugare la felicità o ti viene difficile perché io non sono bionda naturale, ma ti assicuro che la ribalto anch’io l’ebbrezza o il malore di un ossimoro, e ti garantisco che il mio anello di Didone, per il gaudio che fruga, molti naufraghi non hanno potuto scriverlo ma altro che dolce cruna che stringe il vuoto!
Il giorno dopo Calipso, inginocchiata nella posa dell’ Attrazione di Ghawdex, cosicché mio nonno saggiasse la dolcezza del suo anello di Didone, tra un ciclo e l’altro,in pausa chiese: “E come è avvenuto di quei 27, tra cui tua zia, che era anche tua cugina e anche la tua nipote, o forse una tua prozia, non ce n’è stata una sopravvissuta a darti il gaudio e a illuminarti il cammino e le navigazioni con il bagliore didonico?”.
Poi, in un’altra pausa, ebbe a chiedergli: “Cosa dovrò pensare adesso che sei venuto e non per riprodurti o riprodurmi , che stai ancora facendo l’"ammutinazione"? E isola tra le isole sei qui per farmi la tua asola fin quando splenderà il mio anello di Didone?” E allora dimmi come ti chiami e se non hai il nome, e avrai il nome dunque della mia isola, chi sei tu che sei il solo ammutinato che incula il corpo dei miti e perché non ve ne sono qui almeno sedici?”
“Non starò qui a fare disquisizioni sulle determinazioni di frequenza genica, né a considerare che le donne con Rh- avendo difficoltà a mettere al mondo figli vivi e normali quando si sposano con individui Rh+, e per questo potrai dedurre che io sia un individuo Rh+ e non un Rh-, che avrebbe evitato il problema generativo a quelle benedette donne dell ‘isola di Pitcairn, insomma se mi dai quel Tarocco Siciliano che avevi in mano l’altro giorno ti faccio vedere con un esperimento di simulazione perché son solo io ad essere stretto dal tuo vuoto e, in più, raggiunta l’omogeneità, e quindi la singolarità, dalla composizione del mazzo di 27 individui, 27 carte, la carta che, infine, sola esprimerà la mia identità. Vedi, prendiamo 27 carte, semplifichiamo al massimo ed evitiamo anche la riproduzione sessuale, cioè diciamo che ogni individuo abbia un solo gene e lo trasmetta a ogni figlio che da lui nasce. Dai 27, alla seconda generazione con quel gene siamo in 13, poi in 6, quindi in 3, fin tanto che, da quest’ultimo mazzo di 3, ne estraiamo la carta che sarei io, destinato alla tua isola e alla tua asola. Vediamo che carta potrei essere?
Ecco: queste sono le 27 carte che ho preso dal mazzo del Tarocco. Adesso mischiamo ancora: fallo tu, togline 14 e metti le altre 13 qui; mischiale ancora, ed estraine 6; mischiamole e ne estraiamo 3: tra queste 3 ci sono io: il sette di denari, l’arcano minore 19 e la regina di coppe. Il sette di denari, nei cerchi del sistema Rosa+Croce,  è l’arcano 75, quattro denari interrati e disposti in quadrato, al centro il simbolo della Terra; sopra, tre denari in triangolo e un albero. E’ la moneta e il suo impiego logico.  La regina di coppe è l’arcano 38, nella simbologia classica è in piedi, nel tarocco che hai tu sta seduta, tiene in mano una coppa, è la sposa perfetta, amorevole e gentile, in effetti sei tu, la sposa e la madre che vorresti essere. L’arcano minore 19 nel tarocco siciliano non è l’arcano 19 del tarocco classico che è il sole, ma come il sole anche  questo arcano 19 delle carte che abbiamo noi  è il gaudio: lì, nel classico, un sole radioso e due fanciulli nudi , è il cielo supremo nel mondo divino, la verità nel mondo intellettuale e il gaudio nel mondo fisico. Qui, un uomo regge il mondo e l’eclittica zodiacale, è l’oro filosofico e la luce,forse il bagliore didonico che ha inanellato il suo (-φ) e adesso riempie di gaudio la sua anima, ne pervade il mondo.
Non la facciamo l’ultima estrazione, vero Calipso?
Tu – disse Calipso- il mio gaudio il 19, io la regina di coppe,che, hai visto?, è indicata come donna bionda, alla fin fine quel tuo discendente che parlò della dolce cruna di Shirley è alla mia faiblesse che si riferisce,  e la moneta, il tesoro e lo sviluppo, il lavoro duro, l’ingegnosità e il progresso. Tu ci credi ? Se arriviamo fin in fondo all’esperimento, mi sa che resto io da sola, donna bionda disponibile alla monta, creatura amabile, devota e pratica, poetica e tenera, ma probabilmente immorale e perciò inattendibile, viziosa e infida, una volta che ti sarai stancato di farti stringere nel vuoto della mia dolce cruna. La dignità della regina di coppe o di cuori che sia  è instabile.




[1] Cfr. Mark Twain, The Great Revolution in Pitcairn, © 1861.

[2] “La maggior parte della gente si merita a vicenda”.
[3] V.S.Gaudio, La sineddoche degli amori, in “Anterem” n.25, Le ragioni della Poesia, Verona aprile 1984.
[4] “Shirley, la bionda del tenente Sheridan nella pubblicità del ‘Biancosarti’, in: V.S.Gaudio, Amori, ovvero la sineddoche degli amori, © 1978.



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