Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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mercoledì 8 aprile 2015

Il fico e la bicicletta ▬

A bicicleta do figo 
© blue amorosi 
25 marzo 2015
La bicicletta appoggiata al fico fa poesia
La bicicletta è una meraviglia della natura, per il semplice fatto che non è soggetta alla legge dei treni, quella che quando il proprio treno ritarda, la coincidenza partirà in perfetto orario; e, poi, la bicicletta è notevole perché in qualunque direzione si stia andando, sarà sempre in salita e controvento. Appoggiata al fico, si può sempre pensare che ci sia da venerdì sera quando comincia il mal di denti e che è per questo che è la realizzazione assoluta della legge di Boob[1]. Una volta feci una breve dissertazione sulla potatura dei fichi, poi mi partì il disco del computer e quel testo con tutti i rami potati andò perduto; quell’inverno, poi, non potemmo usare nemmeno i rami di fico per alimentare il fuoco. Si narra che Mia Nonna dello Zen non abbia mai fatto la potatura dei fichi, né l’abbia fatta fare, e, quel che è veramente strano, adesso ricordo che Mia Nonna non aveva la bicicletta. Io penso che se uno ha l’immagine della nonna che va in bicicletta, il suo oggetto “a” è perduto, avviene come quella dissertazione sulla potatura dei fichi, che avevo preparato per metterla a commento in un blog in cui la tenutaria faceva la troll anonima contro il poeta, ah, disse una volta, ma chi è questo Vuesse Gaudio che mi sta inondando di commenti lunghissimi il mio blog, addirittura mi posta delle poesie  a commento di un testo preso da una quarta di copertina di un libro su Emily Dickinson, ma chi è ‘sto scemo, io me lo ricordo uno così, era il mitico Vuesse Gaudio  di “Astra”, il mensile del “Corriere della Sera”, quello che, vent’anni, venticinque anni, trent’anni dopo, stiamo ancora a menarcelo il nostro oggetto “a” per via di quella foto in cui, non si sa che cosa c’è, di sicuro parla al microfono, è una foto che gli ha fatto un altro poeta , ha tutta una perfusione veneziana, come se fossimo nella Suite Vénitienne di Jean Baudrillard, per questo  quella troll aggrediva il poeta: “Ah, devi essere quello di “Astra”!”. Come se  essendo quello di “Astra” quello, ad “Astra” lo conoscevano e sapevano bene cosa dava al giornale fossi l’ultimo degli Indiani dei Pa-Rrotë, gli indiani “senza ruota”, quelli che non erano nel cerchio o nella “cerchiara” della macchina amministrativa  e semantica dello Stato. E torniamo al fico: insomma persi il testo, e dimenticai la potatura. Una bicicletta appoggiata al fico fa passare una nuova legge di Vique[2]: un uomo senza poesia è come un fico senza bicicletta.
Oppure: per quella faccenda dell’oggetto “a” perduto o potato o accerchiato, fu così che nacque la bicyclette di Hans Bellmer. Anche se dal pittore francese passò un’altra legge di Vique: una donna senza libido è come una fica senza bicicletta, ma questo voi non lo potete mandar giù, è la quinta legge, non del fico: “Vi siete presi troppo sul serio”. Poi, ma lo si capisce sempre quando si è arrivati, chi pedala, vai a vedere, è chi ha la sua pulsione fallica che va su a contatto col sellino, anche se, pedala pedala, il soggetto, il significante, sta sempre alzato.
La Bicyclette 
© Hans Bellmer
D’altra parte, se si considera che Vique, sempre per via della “bicyclette” di Bellmer, tirato dentro a pedalare, allitteri il fico francese, figue, la questione erotica della figura di Bellmer, con la pulsione fallica a gonfiarle la libido tra sellino, manubrio e telaio, si pone al centro del campo, dove la bicicletta, questo manufatto meccanico così naturale, sta quasi teneramente appoggiata alla figue. Anche in questa immagine[3], la nascita del significante, il soggetto sta pedalando, proprio perché non si vede, come solo il (-φ) sa fare, ci sa fare, è fico!





[1] Si troverà sempre una qualsiasi cosa nell’ultimo posto in cui la si cerca.
[2] La legge di Vique: Un uomo senza religione è come un pesce senza bicicletta. Da:Arthur Bloch,  Murphy’s Law © 1977.
[3] Di Blue Amorosi. In Portogallo, il “figo” è anche “figueira”, cioè è femminile come la “figue” francese. A bicicleta do figo potrebbe corrispondere anche a : A bicicleta da figueira. Che anche senza "figue”, è vero che fa una bella figura?