Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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venerdì 30 ottobre 2015

Ettore Bonessio di Terzet ⁞ Roma


Roma
 Le mura e gli archi,
i pini ad ombrello,
le scalinate e il biondo fiume,
irripetibile caleidoscopio
di immagini ritmate
dal saliscendi della storia,
memoria e tesori si affastellano
sempre rinascendo il paesaggio
pur nell’assalto delle periferie.

 Questa la terra cercata
questa terra troppo stretta per tanta storia
questa terra che lo sguardo chiude,
dove l’animo rimane leggero e spazia
con calma alla ricerca di una costola,
questa la terra affascinata da un ordine
che smaschera l’esistente disordine?
Oppure dovremo andare più lontano,
correre ancora per spazi più larghi,
traversare pianure e laghi e mari e coste
battute dal sole e dalla spumeggiante marea?
Solo l’andare e il continuo provare
garantirà il nostro reclamo.
 Riprendere la borsa e la sacca e muoversi svelti
al marciapiede nove dove sta per arrivare un treno
che porterà verso posti circondati da pianori e
ondeggianti montagne e piane avvallate di gelsi
che solcano come ondate la terra, ovvero come vagoni
delle montagne russe che calano rapidi e sterzanti
sul pelo della curva a riprendere la salita con potenza
per discendere ancora verso la dirittura finale.
Questo treno pulito e luccicante è verde rosso e bianco,
ha come stemma un coccodrillo verde con gli occhi gialli:
è buon presagio perché indica che si mangerà lo spazio
in un tempo brevissimo, divorandosi rotaie e chilometri,
depositando i passeggeri alla prenotata meta.
Ripresa la corsa tra tralicci e pantografi, veloce e cadenzato
se ne va il treno del coccodrillo, sfrecciando alberi e case
dalle finestre ribattenti la luce sebbene tirate sono le tende,
tende corpose, di tela rossa a goffi ricami, grezza
e poco gentile alla guancia che si appoggia
per stendere i muscoli, guardare gli oggetti che volano via.
Nel tendenzioso scompartimento a salotto, pochi i viaggiatori,
ben disposti a stare comodi e godere delle ore a disposizione,
intrattenendo parole, spuntini, letture nient’affatto accurate
nel continuo cambiare di posizione, nell’aggiustarsi una gonna,
nel sistemare una gamba, nel modellarsi una giacca, nel rimuovere
un gilet scompaginato per un principe di galles classico.
Viaggiare in treno ..... usare questo strumento rassicurante .....
poco avventuroso e molto dondolante .....
non altri mezzi ..... non avventure ..... una diversione .....
a meno che si viaggi fisicamente e con la testa
si rimanga seduti sul divano, fumando in santa pace,
bevendo con piacere del vino, con i piedi caldi,
senza preoccupazioni e rimescolamenti nella coscienza
un poco appannata che si addormenta lenta.
 
Roma è contenuta in “Momenti”(1998) che è la terza parte di