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Ettore Bonessio di Terzet ⁞ Roma


Roma
 Le mura e gli archi,
i pini ad ombrello,
le scalinate e il biondo fiume,
irripetibile caleidoscopio
di immagini ritmate
dal saliscendi della storia,
memoria e tesori si affastellano
sempre rinascendo il paesaggio
pur nell’assalto delle periferie.

 Questa la terra cercata
questa terra troppo stretta per tanta storia
questa terra che lo sguardo chiude,
dove l’animo rimane leggero e spazia
con calma alla ricerca di una costola,
questa la terra affascinata da un ordine
che smaschera l’esistente disordine?
Oppure dovremo andare più lontano,
correre ancora per spazi più larghi,
traversare pianure e laghi e mari e coste
battute dal sole e dalla spumeggiante marea?
Solo l’andare e il continuo provare
garantirà il nostro reclamo.
 Riprendere la borsa e la sacca e muoversi svelti
al marciapiede nove dove sta per arrivare un treno
che porterà verso posti circondati da pianori e
ondeggianti montagne e piane avvallate di gelsi
che solcano come ondate la terra, ovvero come vagoni
delle montagne russe che calano rapidi e sterzanti
sul pelo della curva a riprendere la salita con potenza
per discendere ancora verso la dirittura finale.
Questo treno pulito e luccicante è verde rosso e bianco,
ha come stemma un coccodrillo verde con gli occhi gialli:
è buon presagio perché indica che si mangerà lo spazio
in un tempo brevissimo, divorandosi rotaie e chilometri,
depositando i passeggeri alla prenotata meta.
Ripresa la corsa tra tralicci e pantografi, veloce e cadenzato
se ne va il treno del coccodrillo, sfrecciando alberi e case
dalle finestre ribattenti la luce sebbene tirate sono le tende,
tende corpose, di tela rossa a goffi ricami, grezza
e poco gentile alla guancia che si appoggia
per stendere i muscoli, guardare gli oggetti che volano via.
Nel tendenzioso scompartimento a salotto, pochi i viaggiatori,
ben disposti a stare comodi e godere delle ore a disposizione,
intrattenendo parole, spuntini, letture nient’affatto accurate
nel continuo cambiare di posizione, nell’aggiustarsi una gonna,
nel sistemare una gamba, nel modellarsi una giacca, nel rimuovere
un gilet scompaginato per un principe di galles classico.
Viaggiare in treno ..... usare questo strumento rassicurante .....
poco avventuroso e molto dondolante .....
non altri mezzi ..... non avventure ..... una diversione .....
a meno che si viaggi fisicamente e con la testa
si rimanga seduti sul divano, fumando in santa pace,
bevendo con piacere del vino, con i piedi caldi,
senza preoccupazioni e rimescolamenti nella coscienza
un poco appannata che si addormenta lenta.
 
Roma è contenuta in “Momenti”(1998) che è la terza parte di 


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Manca il cappello in Ai no Corrida.

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Accordo temporale Malgrado i grilli che aveva per la testa aveva l’aria d’esser così lento che il nome vento era quasi vuoto. E fu così che in mezzo alla foresta lui fece voto, promessa, alla tempesta di esserle, nel tempo, più devoto.
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TAM TAM 3/4 ▐ Una poesia di V.S. Gaudio

Tam Tamn.3-4 Rivista trimestrale di poesia Edizioni Geiger Torino
1° semestre 1973

Indice  34 V.S.Gaudio Una poesia

Effrazione con le mollette nell'abitazione di Marisa Aino, Alessandro Gaudio e V.S.Gaudio a Villapiana Lido

Aida Maria Zoppetti ⁞ COSA

Cosa
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        e cosa appare
        cosa sorpresa
        quando l’ho veduta
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        leggera è un aggettivo
        e rosa è il ramo
        (ignora il vento)
        – dormiamo?

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