Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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domenica 25 ottobre 2015

La Rossa di Sanremo e la Russa a Torino ⁞

La Rossa di Sanremo e la Russa in latex alla Crocetta
by gaudio malaguzzi
Mentre uno sta vivendo la propria giornata sabauda, un po’ come nella passeggiata di mezzogiorno, gli vengono dei pensieri morbosi, , tipo quella volta che volli chiedere alla mia amica pittrice che era nata a Sanremo: una donna che è nata a Sanremo è come una cantante senza microfono? Lei che, pur essendo nata nella città del Festival della canzone, non era del tipo di quelle della quinta Legge: che si prendono troppo sul serio, e che quando le prendono altri s’incazzano di brutto, anche se non cantano. Comunque, una notte, mentre attraverso la Crocetta, vedo all’angolo di una strada una bella troia tutta in lattice nero, che è triste, questo mi disse, perché avrebbe voluto essere al Teatro Regio e, invece, devo stare qui a passeggiare su e giù in attesa che qualche pellegrino abbia voglia di ingropparmi. Lo spettacolo – le risposi- accendendole la sigaretta- è , ad ogni modo, incantevole, e se mi fossi chiamato Ivan e tu Natasha che cosa sarebbe successo? Io ho un’anima, mi rispose quella che poteva essere Natasha ma in verità era il più grosso pezzo di gnocca in lattice nero che avessi mai visto passeggiare di notte alla Crocetta, e se vuoi parlarmi un po’ di poesie e canzonette potresti poi dormire su una brandina in salotto. Natasha, le dissi, guardati intorno…Che vedi in questa notte del cazzo nella città a cui si paga la tassa per il carrozzone-Rai da ogni parte d’Italia, fosse anche il casolare diroccato di Mia Nonna dello Zen in agro di Trebisacce? …Uno stato di disordine assoluto. Non è vero, mi rispose: l’unica cosa imperfetta, non solo in natura ma anche nella cultura della città altamente urbanizzata, è la razza umana, anche se non va a Sanremo. Perché dici questo?- le dissi perplesso: A volte, capita che uno o una possa finire sul palco a cantarcela e non è detto che sia del tutto imperfetto, né che sol per questo abbia inciampato nella verità.
La maturità di una persona, che sta in lattice nero alla Crocetta in piena notte, e che incontra all’improvviso un poeta che non abbina solo il sintagma alla frugalità e al sacrificio, non si misura dall’indice del pondus che ha, ma dal modo in cui reagisce svegliandosi  a Sanremo sul palco dell’Ariston così attillata in latex da sembrare
Cybersix
©
Carlos Meglia
l’anticipo della Cybersix di Trillo e Meglia. Che cosa fa? Prende il microfono e canta? Canta in playback? Le portano un palo e fa la Lap-Dance o la fa senza palo come, poi, qualche lustro dopo, avrebbe fatto Vanessa Ferlito in “Grindhouse”[i]? Chiede al poeta che ha fatto innalzare il suo unicorno al meridiano dell’oggetto “a”: “E questo?”. Impone a tutti i visionatori di mostrare la ricevuta del versamento del canone Rai, altrimenti col cavolo che vi faccio tirare su il (-
φ) e che Jacques Lacan vada perciò a farsi fottere, lui il (-φ) e l’oggetto “a”? No. Quella che avrebbe potuto essere Natasha sussurrò al poeta:”La cosa da ricordare è che in ogni periodo della vita c’è il gaudio mentre quando non guardiamo la Tv(o la Rai che sia) è difficile che non accendiamo la luce”.
Ritornando dalla mia amica di Sanremo, allora una volta le feci: In breve, la cosa migliore è di comportarsi in modo consono alla propria età. Tu a sedici anni o a diciassette, anche a diciotto anni(anche se non si può dire che tu potessi avere le tette della Venier, visto che sei una ectomorfa piatta di petto e convessa di culo), insomma c’era il Festival di Sanremo e tu passeggiavi per via Gaudio, sentivi ogni sera il bisogno di cantarci una bella canzonetta, che so? Portami tanti fior, Volare, e quando venne Bobby Solo con la lacrima sul viso volevi ancora cantarcela anche senza microfono o avevi cominciato a rimorchiare alla grande in via Gaudio e allora “sai quanto cazzo me ne frega di cantarvela visto che me la suonano anche senza plettro”?
La mia amica è questo che rispose, era tosta e aveva i capelli rossi: E’ risaputo che tu faccia degli strani incontri nella notte alla Crocetta, ed è risaputo anche che sei uno di quelli che si innamorano di una voce al telefono, e anche dell’aspetto di una persona da dietro; è risaputo che sei miope; posto che quella notte quella che secondo quanto hai visto, e magari avevi pure le lenti appannate per ovvi motivi, era per te una donna chiamabile Natasha, che anche qui a Torino ha poche risoluzioni di rima: Natasha  è una di quelle che vive con la massima “è meglio avere un uccello in mano che uno in testa”, io, alla sua età, anche se passeggiavo lungo la via Gaudio, e non avevo, per ovvi motivi morfologici, le tette della Venier e nemmeno quelle di Jayne Mansfied,  non prefiguravo che un giorno a Torino avrei conosciuto il somatizzatore dell’Estensione di Einstein della Legge di Parkinson[ii]: “Ogni cazzata si espande fino a occupare tutto il Gaudio disponibile”.
Che potrebbe avere questo Corollario,dissi sorridendo alla mia amica rossa di Sanremo: “Per grande che sia lo spazio del Gaudio, se due cose (mettiamo Natasha in latex alla Crocetta; e tu sul palco a Sanremo) devono essere fatte allo stesso momento avranno bisogno entrambe dello stesso (-φ)”[iii]. Che dimostra viepiù, chiosò la Rossa,  come il poeta abbia dormito sulla brandina in salotto da Natasha, dopo che, guardando il Festival della canzonetta, l’uccello, tenuto in mano dalla signorina in latex nero, sia finalmente volato via.




[i] Grindhouse Death Proof di Quentin Tarantino © 2007.
[ii] L’Estensione vera è questa: “Ogni lavoro si espande fino a occupare tutto lo spazio disponibile”: Two © 1980.
Murphy’s Law Book
[iii] Il Corollario vero è: “Per grande che sia lo spazio di lavoro, se due cose devono essere fatte allo stesso momento avranno bisogno entrambe dello stesso tavolo”: Murphy’s Law Book Two © 1980.