Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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mercoledì 24 febbraio 2016

La genetica della poesia lineare.▬ E il nome di provenienza

. Se la risposta è no, allora vuol dire che, se sono l’unico a essere un poeta lineare, checché ne dicano quelli della parola innamorata e i discendenti della Famiglia Raboni lungo la scia del misticismo quotidiano metropolitano e altamente urbanizzato, devo essere unico anche per qualche altro aspetto. Certo che lo sono: sono diverso dagli altri poeti in quanto soltanto io ho precisamente il cervello che ho; abbiamo senza dubbio buone ragioni per credere che nessuno abbia mai un conto precisamente identico a quello di un altro, ed è stato verificato che alcuni editori pagano le ritenute d’acconto direttamente all’esattoria di Malta anziché a quella di Milano e altri ottengono la borsa per il corso di dottorato della propria prole. Dirò allora che solo io sono poeta lineare e solo Apolloni fa le singlossie perché solo io ho il cervello e il conto che ho? Se volessi sostenerlo, come potrei? Perché infatti dovrebbe essere tanto importante avere proprio il cervello che ho io? E che devo dire di mio padre, chi era? Di mia madre, quale delle due, quella titolare dello stato di famiglia costituito nell’Ufficio dove hanno cambiato il nome di provenienza al poeta lineare? O quell’altra, quella effettiva? Se non hanno il cervello della poesia lineare, perché mai non ce l’hanno, e , se io ce l’ho, perché mia madre effettiva ha pubblicato pure lei poesie lineari? E’ una questione fallica? E perciò genetica? E perché, per via di quel fallo di mia madre, io da quella genetica non ho ereditato i benefici dell’industria editoriale?