Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

SHUMILLA.

SHUMILLA.
SHUMILLA. I nuovi oggetti d’amore in Uh Magazine

venerdì 18 marzo 2016

V.S. Gaudio ⁞ AllitterAZIONE.Stimmung con Alfio Fiorentino

Alfio Fiorentino, fonAZIONE, Laboratorio delle Arti , Milano 1979
|Prefazioni di Alberto Cappi, V.S.Gaudio, Carlo A. Sitta|

V.S. Gaudio
PROAIRETICA UN PO’ FONETICA
Mini-Stimmung sulla poesia a spostamento di fantasma 
di Alfio Fiorentino
Solo stempia ortogonale
Duttile argenteo pesce
Editto da tastare baritonale ballonzolo
Nel cerchiante apostrofo del cardine teoretico
O nella parentesi del tranquillo obeso daltonico
Ruinoso orroroso togliendo raggiro rato ostico troppo
Ondeggio volitivo dannante aprioristico
Ragionando come una postilla da programmare
Riguardo a occhi riguardo in absoluto spazio
O dopo rigando un volto una squadrata direzione
Perlomeno sto voltato nel chiarezzante novilunio
Sull’autobus Padova-Venezia notabile dalla chiarezza
C’ero anch’io quel marzo del 76 partitivo del dimostro
O tremebonda orabile pervicace salasso ottundente
Argenteo pesce duttile ostentamente in tra(u)m(a)
Cerchiante stabulatorio postumo triplice obsoleto
Da inizio antropomorfo perlomeno sto voltato
Ortogonale da rinverdire e da tastare
Scervellante da mimare se regge nella cervice
Ombelicale se certo lambicco
Velocissima - mente
Cerca fuga avulso stempia
Abbreviativo torbido celeste labbro
Connotativo accennante giurassico
A Venezia deliberato dormiente poco
Stabulatorio postumo da triplice ossido-focolaio
Ondeggio volitivo baritonale apostrofo
Dal-tonico terminale partitivo duttile


▬ In memoria di Alfio Fiorentino|


La Proairetica, va da sé, rinviando alle azioni, ai proairetismi di cui al Barthes di S/Z, cerca di formarsi come armatura leggibile, la provocazione schönberghiana che fu fonAZIONE di Alfio Fiorentino qui viene riassunta, pur dentro gli schemi verbali dell’allitterAZIONE, come se fosse nel paradigma della vista piuttosto che in quella dell’udito che si muove, d’altronde, nello spazio dell’udibile per essere vista anche dall’orecchio. Nel testo della Stimmung, ma se vi immergete nel testo di fonAZIONE è meglio, potreste farvi le sequenze di azioni, allo stesso modo, in parte, è evidente, della modalità esposta da Roland Barthes in S/Z: essere immerso, essere nascosto, pensare, sedersi, o sedersi accanto nell’autobus da Padova a Venezia, narrare, conoscere la storia, esitare a raccontare, porsi una domanda, toccare, gettare uno sguardo intorno, arrivare, bussare, abbracciare, consegnare l’oggetto, anche l’oggetto “a”, non dimentichiamo che ci stiamo muovendo con il fantasma(è la poesia dello spostamento del fantasma, questo scrissi nella breve prefazione a fonAZIONE ), voler uscire, partire o ripartire, la poesia di Alfio Fiorentino ha la mobilità estrema degli assi della rappresentazione, vi è una sorta di equidistanza tra i nodi del luogo di osservazione, o la contiguità tra altezza e azimut, e viaggia nel notturno dello schema verbale tanto che lo schema verbale Confondere discende e penetra all’infinito per possedersi più che nelle strutture Schizomorfe in quelle Mistiche, antifrastiche, che, dell’eroico, hanno la viscosità sensoriale, fonAZIONE, questo scrissi, è una quête che inscrive una specie di sacrificio oblativo dell’occhio, tanto che non c’è bisogno più dell’occhio del Super-Io, sacrificio semantico e sintattico che spazialmente dilata e trascina le immagini dall’ombra alla sommersione della luce, per inscenare un fantasma a sostanza effusiva, e così dopo aver visto il teatro, la prossimità dell’oggetto, la sua immobilità apparente, c’è forse una pausa, e quindi di nuovo bussare, entrare, ringraziare il messaggero, compensare o esserne deluso, partire o cantare, vien voglia di dormire, avvicinarsi, sedersi, ancora accanto all’oggetto “a” sull’autobus che prima o poi arriverà a Venezia, sedersi fianco a fianco, come capita anche in un racconto di Isaac Asimov della serie dei "Blackwidowers", parlare, fuga della vittima, alla maniera dell’inseguimento a Venezia di Jean Baudrillard, ritorno all’ordine che è arrivare alla meta dell’escursione, qualcuno fa una passeggiata nei boschi, anche se non è Umberto Eco, ritorno, richiesta di confessione al fantasma, rapimento, invito, arrivare in ritardo, il poeta arriva sempre dopo, riprendere lo spettacolo, oggetto “a” immobile, scorgere l’oggetto, essere deluso, schema verbale della statua ritrovata o risparmiata, se ci si affida all’analemma esponenziale dell’oggetto “a”.D’altra parte l’autore, il poeta, dov’è che si trova? “io non c’ero, e se c’ero, dovevo essere altrove, di certo mi trovavo in profondo, era lì, che governavo il mio battello ebbro”, scrisse come testimonianza Alfio.