Rosa Pierno • Artificio





LA MAPPA DEL TESTO


Se si volesse tracciare il diagramma dei loro incontri, avvicinamenti, disguidi, mancate coincidenze, fughe, ritorni, incomprensioni, addii definitivi e  sovrapposizioni carnali si avrebbe una mappa illeggibile, piena di tumuli, di itinerari che s’incrociano, di puntini sospensivi e di stendardi caduti, di profezie e di affermazioni successivamente negate, di documenti falsificati e di baci rubati, di dediche d’amore eterno e di rifiuti poi rinegoziati. Di questa cartografia d’amore si tenta, qui, di ricostruire il perduto testo attraverso un mosaico composto da citazioni prelevate da varie fonti: testi classici o memorie personali, il tutto impiantato in un terriccio misto a detriti e reperti, in cui ciò che è antico  è riportato alla luce e ciò che è attuale proviene da atavica memoria. Passato e presente senza distinzione.


TAPPE


Qui si narrano gli eventi della storia, si racconta di come la nostra eroina insegua il suo amato e lo eviti a bella posta, di come lo aneli e lo ripudi senza sosta, sfidi a duello il malcapitato o intinga le dita nel brasato.

Che cosa non fece mentre lo inseguiva, cercando le strade che incrociavano la sua! Donzella, raccolte le voci sul suo cavaliere e le testimonianze sui suoi passaggi, delle sue visite ai postriboli, dei suoi imbarchi e dei suoi sbarchi, felice nel sentirne le valorose imprese e triste nel conoscerne gli abbattimenti e i funesti avvenimenti, fece il periplo del mondo più e più volte, saggiando la  polvere e soffrendo i morsi della fame. Tutto sembrava perso, ma, poi, avutolo di nuovo, tutto fu dimenticato. Dolore in cielo terso non regge. Il che considerando, lei trasse che, in amore, non vale la pena di scrivere memorie.


OPERA


Contemplazione idillica e lirica meditazione, pagine ferventi, tormentate e strappate, luoghi di sussulti sentimentali, di confessioni sensuali; imitazioni fugate, moti contrari, canoni, palpiti e languori, egloghe e tragedie colme di vari suoni; virtuosismi retorici e scritti segreti, getti coerenti e  serrati in svariate associazioni con cornetti, trombe e tromboni, violini, viole e violoni; stanze di canzoni, sestine e sonetti; frottole e ballate, strambotti e pendii cadenzati, canti fermi e toni movimentati: parole e musica, nella loro insopprimibile autonomia e irriducibile diversità compongono il testo della insensata storia d’amore.

TEATRO


Teatro è mondo in cui vigono condizioni particolari: qualsiasi cosa può accadervi e in un solo luogo e in una sola ora. Inizio del mondo, conversazione col serpente o tradimento con mandragola. Tutto ciò che è  immaginabile vi viene rappresentato.

Tempo ideale coincide col tempo della festa. La celebrazione è proiettata sui fondali, sui visi, sulle vesti. Fra matrimoni e ingressi del principe o del papa, tutto scorre senza soluzione e Reginella non ne salta alcuna di parata o di elegante e sontuosa comparsata. 

Che sia comica, tragica o satirica la rappresentazione, lei è presente sempre. A cavallo o a piedi, vestita con una rete, mezza digiuna e mezza sazia, si offre come enigma. E a tratti è doppia: principessa o lazzara, dipende dalle storie che attraversa.

Città è scenografia ideale. Città è mentale. Punto prospettico equivale a retorico artificio: si accentri il mondo, gli si dia forma immutabile, ordine inalienabile! Si vada a dare inizio allo spettacolo!



      Tiziano Salari   

L'artificio dell'amore povero
  

Singolare retablo, diviso in due scomparti, questo testo di Rosa Pierno*. Nel primo scomparto, dal titolo “Artificio”, siamo in presenza di un’analisi oggettivata di quella che un tempo si sarebbe chiamata “storia di un amore” nelle sue varie fasi.                                                    Ma dallo stesso titolo, “Artificio”, inteso come serie di espedienti per raggiungere uno scopo, assistiamo a una svalutazione della stessa storia, in cui l’essenza della decisione – amare e disamare – si può determinare solo partendo dalla sua fine. E la decisione sembra concretizzarsi in un giudizio sul fallimento di un’esperienza senza vinti né vincitori, in cui l’unico ad essere sconfitto è lo stesso Amore, Amore nel senso attribuito alla parola dalla Diotima di Platone, “ di generare e procreare nel bello”. Ma è anche la stessa Diotima  a dirci che Poro (artificio, espediente) fu sedotto da Penia (povertà)  durante un grande banchetto e restando incinta di Amore.”Poiché, dunque, è figlio di Poro e di Penia, ad Amore è toccata la sorte seguente. In primo luogo è sempre povero e ben lontano dall’essere delicato e bello, come credono i più, anzi è duro e lercio e scalzo e senzatetto, abituato a coricarsi in terra e senza coperte, dormendo all’aperto sulle porte e per le strade e avendo la natura di sua madre, è sempre di casa col bisogno: ”È sempre Diotima a parlare, a dire che tale è Amore dalla parte di Penia, della povertà. “Per parte di padre, invece, è insidiatore dei belli e dei buoni, coraggioso, audace e teso, cacciatore terribile, sempre a tramare stratagemmi, avido di intelligenza e ingegnoso, dedito a filosofare per tutta la vita, terribile stregone, fattucchiere e sofista”. Che Rosa Pierno abbia rievocato la storia da parte di Poro (Artificio) per distanziarla da sé lo vediamo fin dall’ apertura, da quella “mappa del testo” in cui essa dispiega di fronte a noi il diagramma degli incontri, avvicinamenti, disguidi, mancate coincidenze,fughe, ritorni, incomprensioni, addii definitivi e sovrapposizioni carnali, diventata una mappa illeggibile e di cui ella cerca di ricostruire il perduto testo attraverso un mosaico di citazioni prelevate da testi classici e memorie personali. Sembra poi che Rosa Pierno voglia immergerci all’origine dell’Amore nel senso occidentale del termine, cioè all’amore come processo fantasmatico, tra il Roman de la Rose e l’Orlando furioso, tra credenze occulte e rapimenti, amore e guerra,  donzelle al galoppo come Angelica che danno la caccia al loro amore per miglia e miglia, feste e fughe, ninfe, fanti e amanti, alchimia, fino a voler spezzare “il circolo fantasmatico nel tentativo di appropriarsi dell’immagine come se fosse una creatura reale” (Agamben). E a trovarsi di fronte a delle maschere. “Il cavaliere ha un volto impenetrabile. Lo sguardo fisso e insidioso”. Già intravediamo, dietro lo scenario fastoso, far capolino il secondo scomparto, dal titolo Amore fossile, in cui, memore di essere alla fine della tradizione occidentale, della fantasticheria romantica, Rosa Pierno passa alla lucida analisi dell’evento, allo “Stato del non amore” come “vuoto teatro, polveroso palco”. L’anima poetica, l’anima “straniera sulla terra”, ha visto con il “lucido sapere del ‘folle’, il quale altro vede e pensa che non i cronisti dell’attualità che si esauriscono nella cronaca degli avvenimenti del presente” (Heidegger) in una storia d’amore l’Assoluto irripetibile di chi ha vissuto un istante di perfezione. Nel secondo scomparto vengono ripercorse le stesse fasi del primo scomparto, ma attraverso un linguaggio preciso, unione e separazione, somiglianze e differenze, rapporti tra la mente e il corpo, effimere certezze del possesso,  fino alla trasformazione del “corpo amato” che diventa assoluto e perenne pur nella sua assenza”, come “funzione della mente”. E si potrebbe concludere, dicendo, come per Rilke nella prima Elegia duinese, che “colui che veramente ama non è quello che trova adempimento, ma quello che resta inappagato e che tuttavia serba intatto l’amore” (Romano Guardini). Il linguaggio del testo perduto di Rosa Pierno attinge la sua parola da Penia mascherata da Poros, e tale linguaggio canta la degradazione e il difficile rapporto tra i sessi nell’epoca del tramonto della tradizione occidentale.
                           
                                                                                 
[* Rosa Pierno “ARTIFICIO”, Robin Edizioni, 2012, presentazione di Gilberto Isella]


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