♦ Ide Dafìnashitës™




L’apparizione di Ide Dafìnashitës
La terra trasfonde vibrazioni continue
dentro il cuore, e questo sei tu per come
sei avvenuta, in quella giustezza e misura
Dio, è questa la suonatrice del violino,
ed è da allora che avendolo scoperto
che sei impareggiabile per come sai
suonare il violino, ti costringo sempre
a suonarmelo il Berg, di là venendo da est
un po’ dal mare e tra gli alberi, che cosa vedi
un campo di trifoglio maturo ? O un prato
da attraversare dopo che l’hai fatta nel sottopasso?
Tra te e il canale, e il deposito che man mano
lasci giorno dopo giorno lustro come se
avesse la luce del sole ed è sul muschio intriso
di zenzero e miele dello shummulo, c’è vento
nel granoturco verso ovest  oltre la ferrovia
e il poeta sente il fruscio delle tue sottane
quando ti abbassi a farne colare immonda
e immensa contro la siccità e la stitichezza,
come può il poeta coltivare i suoi cento acri
se è perso nel suo Berg e nello shummulo
che con un misto di corni, fagotti e Ellie Goulding
ostinatamente fa sul tuo tergo così come
intende la carne Merleau-Ponty e lo stesso
mulino ad acqua, si chiede sempre come
ti asciughi, ti porti le pietre dal mare o ne
tieni una che piena come le tue natiche
piegandoti la deponi un po’ più in là
dove il tuo senso naturale della postura
ha designato il punto giusto per deporla?
In vita mia, questo si dice il poeta, non ho
mai visto un podice così come il tuo dopo
aver presupposto – non avendolo ancora
visto – che fosse proprio così, fosse la terra
che è, sarebbe della misura agraria della
bisaccia, bisthes , o visto che è un podice
femmina, bismori, perché nello shqip, è
questa la tua lingua in cui anche il culo
è femmina e lo chiami prapanicë, il poeta
quando pensa al tuo culo pensa al tuo
essere-femmina, che è l’archetipo sostantivo
prapanicë, che è un archetipo sostantivo
femminile, e dunque lo chiamerò anche
bismori, perché “mori” è femminile come il
tuo culo, e se vai a vedere anche lo shummulon
se non fosse uno schema verbale è femmina,
la pietra del mulino con cui moli il (-φ)
quando la fai girare non la tira il tuo essere-“mulo”,
che, nella lingua del tuo culo, fa appunto  “mushkë”
ed è femminile come “prapanicë” e come “bismori”,
che, visto che sai suonarlo il mio Berg,
e io so suonare il tuo, arriveremo insieme
ad ararne, con lo shummulo giorno dopo
giorno, almeno cento di bismori fino a
che il passaggio nel sottopasso sarà ostruito
dal deposito di zenzero e miele e il poeta
non sentirà più il fruscio delle tue sottane
quando dopo aver fatto lo shummulo
ti poni a deporne la traccia con prapanicë[i]
messa ad est, che è all’alba, quando ascende per mostrarsi,
che il suo fantasma si fa irreprimibile e imperituro

da: Se fosse l’antologia dell’ Ide-Dukem (…l’apparire di Ide)



[i] “Prapanicë” è commutabile anche con “të ndènjura”, che è proprio il “sedere”, il “fondoschiena”, e in più, oltre che essere sempre femminile, è anche plurale; questo raddoppiamento del culo di Ide, che è la macina dello Shummulon, poggia sulla qualità, sull’aggettivo, di “fermo”, “immobile”, addirittura “raffermo”, di “i ndènjur”.

 Questa (qua sopra che cammina nel prato) non è Ide Dafìnashitës  Dafìnascìtës, quando apparve, era su un balcone; questo podice biondo ha, sì, l’immobilità dura e patagonica della pietra per lo shummulo, ma…non è quello di Ide Dafìnascìtës !
tLa modella di Nicholas Dahmane (attraverso cui Ide è apparsa su mia nonna dello zen) non è Ide DafìnashitësÔ t Dafìnascìtës, quando apparve, era sì su un balcone, e pure il podice ha l’immobilità dura e patagonica della pietra per lo shummulo, ma...non è quello di Ide Dafìnascìtës !


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