L'amore ha gli occhiali da sole di Isabella Rossellini.


Saturno che ferma i treni e gli occhiali da sole di Isabella Rossellini
Metti che adesso che c’è Saturno che ferma i treni
ed è per questo che stanno tirando su i muretti di contenimento
del ballast e sopra ci mettono una bella ringhierina verde
che a guardarla dal finestrino del treno penso alla mia voce
antica ignara dei densi succhi amari manco fosse una Fanta
tanto che è così che la San Pellegrino avete visto?
Fa l’aranciata col 16% di arance altro che 12%,
la voce antica del mio amore
ahi voce del mio amore
metti che fosse Isabella Rossellini
quando faceva la pubblicità per i gioielli Salvini,
ahi voce della mia verità, lasciami passare la porta
dove Eva mangia le formiche, lasciami passare
omuncolo dei corni verso il bosco degli stiramenti
e dei salti allegrissimi, ti ricordi quando ci hai incontrato
ragazzi che stavamo andando nel giardino zen
dell’arancia di mia nonna io e Marisa Aino
mentre io controllavo il tuo passo tra vento
e l’orrore di certi occhi che non hanno né mondo
né sogno né amore umano nell’angolo più buio
del vento o quello più assolato mi hai fatto il gesto
se il prato conoscesse non l’impassibile dentatura
del cavallo e nemmeno i densi succhi amari del
nostro amore umano, o gesto antico dell’omuncolo
dei corni o degli orchi che non ha lingua né voce
di latta e di talco, e non bela e nemmeno è un
uomo e nemmeno una foglia, un paniere e
pure conosce il mio nome e non ha mai visto un lago
e perché non mi chiedi l’ora o che quarto di luna
avremo stasera così che quando Saturno ferma
i treni e le vacche muggiscono, e allora cosa ci
fa Isabella Rossellini quando stiamo andando verso
l’aranceto degli stiramenti e della carriola rotta
nel nostro amore umano nel poema doble del Lago Eden
di García Lorca[i] , che è Gemelli come Isabella che
così come mi guarda con gli occhiali da sole
allora che faceva la pubblicità per i gioielli Salvini
scrissi che è evidente che fosse questo
il suo trofeo di Thorstein Veblen e  che cosa vedi
omuncolo degli orchi che mi fai il gesto
volgare se con la mia ragazza nel giardino zen
andavo a mescolare i succhi amari del (-phi)
di Lacan  nel rombo dell’oggetto “a” di Marisa Aino?
Il paesaggio vicino alle pietre senza succo, i colpi
liquidi e rumori tra alberi, arance e midollo del vento
la vedi l’immagine-zen di Isabella Rossellini così
come ne scriverò quanti lustri dopo su “Zeta[ii]?
L’amore è pur sempre visibile e ha qualcosa del
volo fresco, un centro d’allegria, o di gaudio,
una sola espressione frenetica di slancio, un certo
dissolversi dell’aria, i suoi denti di zucchero e lo stupore
definitivo del passo che mescola succhi amari e arance
il corpo che ha l’equilibrio tra l’orologio e il meridiano
che non è una porta ma è lo stesso il segreto
del mio amore umano, che allora avrà l’immagine-zen
di Isabella Rossellini con gli occhiali da sole e di sicuro
sotto avrà mutande Lejaby il mio amore umano
nell’angolo più buio tra vento e controra
ha salti allegrissimi verso l’aranceto degli stiramenti
ha la voce antica mia e del mio amore e ha
la lingua del mio nome
… v.s.gaudio


[i] Cfr. Federico García Lorca, Poema doble del Lago Eden, in: Idem, Poeta a New York(1929-1930), trad.it. Guanda, Milano 196.
[ii] V.S. Gaudio, Isabella Rossellini, “Zeta” n. 79-80, Udine giugno 2007.


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