Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

SHUMILLA.

SHUMILLA.
SHUMILLA. I nuovi oggetti d’amore in Uh Magazine

venerdì 27 dicembre 2013

ApollonGlosse ▒ Passioni e scrittura



PASSIONI E SCRITTURA

Una selezione di belle pagine, quelle scelte da Giovanna Minardi; alcune molto originali nella forma, nella struttura; altre un po’ meno. Prevale il profumo acre del Messico preindios sopravvissuto alla colonizzazione dei bianchi, sufficientemente ancora molto presente. La narrazione però spesso è confusa, con inserti linguistici superflui, con immagini che prevalgono sulla consecuzione con le parole. È quasi una sorta di furore, l’ansia del dire, il vomitare ciò che secoli di sottomissione della donna hanno fatto deglutire, ingoiare. Manca la duttilità dell’eloquio di stampo anglosassone, il preziosismo prustiano, l’elegia metafisica della letteratura italiana ottocentesca. Affascina comunque il paesaggio arso dal sole, brullo, dalle coordinate geognomiche impossibili da definire. Tormenti, dolori, frustrazioni, rabbia finalmente non più repressa alimentano le varie diegesi squisitamente di stampo autoctono. C’è in alcune parti dei racconti una religiosità al confine con l’irrazionale pre-cristiano, frutto dell’influsso del cristianesimo dei missionari su una radice animistica. Gli indios vengono visti come esseri subumani, causa di malefici, da aborrire.
Poi c’è la parte colta, dotta, in cui si avvertono le matrici di stampo occidentale, la scrittura al servizio della narrazione, niente più aborigeni. Fine dell’esotico, dunque? Assimilazione di stilemi ormai usurati? Più nessuna peculiarità? In gran parte è così ma un recupero della verginità di cui si è detto menzionando Nellie Campobello non guasterebbe. Sopratutto in Italia dove si è conosciuta sia la dittatura che la guerra civile da cui sorse la democrazia e una Costituzione tra le più avanzate sul piano dei diritti civili. Purtroppo spesso osteggiati dalla Chiesa Cattolica.

Ignazio Apolloni


Passioni e scrittura
Antologia di 23 narratrici messicane
del XX secolo
Giovanna Minardi (ed.)
introduzione di Martha Canfield
edizioni Anteprima
Palermo 1998