Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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venerdì 23 maggio 2014

♦ Ide Prapanicë™ non è Eponine

 
I 66 passi Ide verso il
luogo del bagliore ajnico
Prapanicë , l’abbiamo detto, è femminile ed è il tuo deretano, che è fatto con la pietra del mulino e tu che sai contare i passi, fai 66 passi per farla nel sottopasso, quel gran cumulo pieno di seme, un deposito sull’erba là sotto, anche se sta passando il treno sopra, immondo e immenso e col bagliore ajnico per come si fa stella e brilla nel cielo sotto il treno.
66, nella tavola numerica della memoria, corrisponderebbe alla “ciuccia” o al “ciuccio”, che, nella tua lingua madre, fa “kapëz” e il bello è che, come il culo, anche kapëz, che è il ciuccio, è  di genere femminile; kapëz, va detto, nella tavola numerica, è la parola del numero 79(0), che, in verità, attiene al verbo “kap”, che sta per “prendere”, “afferrare”, “catturare”,o, se vogliamo, visto che si sta parlando delle tue chiappe, sta per “acchiappare” ; “kap” è anche il verbo “sorprendere”, e non c’è da sorprendersi più di tanto visto che dai 66 passi che fai per esporre al cielo del sottopasso il tuo sorprendente culo si sia afferrati la ciuccia che essendo kapëz in shqip si fa così 79 e, avendo in più una lettera , quella che acchiappa, forse, si commuta in “kap”, che è, evidente, lo schema verbale dei 66 passi di Ide per deporre .

I 66 passi di Ide Prapanicë  e i 5214 colpi del Poeta 

Che, nella tua lingua, è di genere maschile, e fa “mut”, 31[i]; intrisa di quella materia liquida che la rende immane deposito batailleano della lascivia, che, vallo a capire, è, invece, di genere femminile, e fa “farë”, 84.
Tu non sei Eponine, quella dell’ Abbé C. di Bataille, però è come lei, più di lei, che la sai fare, la sai deporre per farne lo splendore, la stella che sorprenderà, anche al mattino e nella controra il pellegrino o il fauno che passando sotto il passo ferroviario per entrare nel bosco non crederà ai propri occhi per quanta ne abbia fatta o quanta ne abbiano fatta farë a Ide Dafìnashìtës.
Penserà così al tuo immane e mesomorfo Prapanicë e conoscendo i generi con in mano il poderoso zog  farà farë sopra il deposito della signora Prapanicë, il cumulo,che, appena fuori dal sottopasso, scuotendo ancora zog e vedendo nuvole cumuliforme in cielo, incredulo, verrà anche contro la nuvola-cumulo chiamandola “re”, che, lo sai, è anch’essa femminile! Zog, l’uccello, fa 7 e re, cumulo come nuvole, fa 4. Deposito di mut, che è maschile, fa depozitë, ed è femminile, come il tuo culo; se c’è sopra “farë”, luccica per via del bagliore ajnico che è femminile; il deposito di liquido è “fundërri”, che come il tuo culo, è di genere femminile e fa luce sui 66 passi della ciuccia o del ciuccio del pellegrino o del fauno per arrivare al sottopasso.
A fare( anche per farë ) un po’ di conti, non puoi non pensare che per renderla così immane e splendente ai tuoi 66 passi dovranno corrispondere 66 x 79 colpi, che, è così, non c’è che dire, è femminile in shqip e fa “goditje”: a conti fatti i 5214 colpi, da un lato, le prime due cifre, il 52, potrebbe fare la “luna” e il 14 il “toro”, che, per te, che sei del segno dello Scorpione, e non potrebbe essere altrimenti, visto che è il segno di farë, mut e prapanicë, che essendo complementare al segno del Toro, non può che,  essendo la luna a 180°, essere il numero patagonico del bagliore ajnico che ci sorprende come cumulo splendente e luminoso di mut e di farë. Potrebbe essere questa luna immaginata come quella immaginata nel sistema kabbalistico come Diaih, la Porta della Luce, che, specularmente, riflette angolarmente, l’anagramma del nome di Ide; per gli Arabi questa  luna sarebbe l’ Occhio di Dio, Aldebaran; e , presso i Cinesi, è il sieou Tsan o il Cuore del Guerriero Tsan, che è davvero patafisica se si pensa a questo guerriero che colpisce 5214 volte entrando in Diaih, la Porta della Luce di Ide.La luna, in shqip, non ci crederete, realizzerebbe il suo numero cabalistico, il 2, essendo hënë(nella tavola numerica, conta solo la “n”, che è appunto 2).Il toro fa demi ed è quindi 13, in anticipo sul 14 che è la parola “toro”.
da: Se fosse l’antologia dell’ Ide-Dukem(…l’apparire di Ide) ♦ 2 



[i] E’ veramente Heimlich il fatto che “mut” nella tavola numerica faccia 31, il numero che, nel Foutre du Clergé de France, che risale al 1790, designa la postura del “bouillon pointu”, il clistere portentoso, in cui lei si sistema sul bordo del letto come per farsi fare un clistere, ossia col culo proteso, così, narra il Foutre, “più di un marito fu cornificato dalla sua metà, così venne elusa la vigilanza di più di una madre(…),questo modo abbina alla dolcezza del foutre il piacere di farla in barba a sorveglianti gelosi”: Ide , nel sottopasso, a 66 passi da casa, la fa in barba a sorveglianti gelosi: si mette col culo che guarda ad est sotto la galleria e lei guarda in direzione della casa verso sud, questo per quando si tratta del foutre; per quando deposita mut e farë, si accovaccia anche col podice rivolto a ovest. Quando Ide lo designa come “klìzmë fortë”, clistere poderoso, potente, duro, vigoroso, consistente; spesso, essendo stata così fortemente ngasata, le esce “klìthmë”, che è “grido”, “urlo”: insomma, una 31 da “urlo”. Inutile aggiungere che il “clistere” nella lingua di Ide è di genere femminile.


La mesomorfa Ide:
forse nello schema verbale
dei 66 passi del ritorno; o forse è nei
66 passi dell'andata di un altro giorno