Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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SHUMILLA. I nuovi oggetti d’amore in Uh Magazine

giovedì 8 ottobre 2015

La mano del poeta. E l'oggetto "a" della zingara di Praga ⁞


 












Il poeta, la zingara 
e il Labirinto degli Specchi 

Ricorda il poeta come incontrò quella zingara per la prima volta,
[quell’amore della sua giovinezza, da zingara quieta e senza malizia,
quella che quando lo aspettava sui binari della stazione Nebozízek
teneva una gamba spostata in avanti e di fianco
come stanno le danzatrici nella posizione di base
e come stanno gli angeli Stuart, e come questi
ogni volta che lo carezzava era lustro e imbrattato,
tutto enzuvato, con la macchia di Lacan tirata a lucido,
tanto che è così che basterà solo l’occhio(del visionatore)
perché da quel fantasma si produca il dispiegamento
infinito delle immagini dell’angoscia e del desiderio,
che da quell’oggetto a si riflettono, colano dal meridiano,
che è il mezzo cielo che passa tra il godimento e A,
perché il corpo della bellezza della giovinezza del poeta
Antonio Canova  
Angeli Stuart (part.)
e degli angeli Stuart di questo mullar infinito di a si è fatto specchio]
gli si affiancò sui binari e restò con lui, parlava con lui al disopra
della spalla, si reggeva sempre alla sua schiena e mai restava indietro
o lo oltrepassava, era uscito il poeta dal Nebozízek, che è a metà strada
della funicolare del Parco Petřín, e al bivio dice, addio[1], “io devo andare”,
ma lei disse che doveva andare nella stessa direzione che aveva preso il poeta,
così camminava il poeta verso la chiesa di San Lorenzo e alla fine dice, allora addio,
io devo andare, e lei disse che andava anche lei in quella stessa direzione,
e così volutamente arrivò il poeta fino a Růžovy sad e le porse la mano
dicendo che doveva rincasare, e lei disse aspetta, ti leggo la mano,
so leggere la mano, c’è scartoccia, disse, “libro”, ‘nda strângèlla tuja,
nella tua mano, fai stàfice, stai, aspetta, fai stàfice, scartoccia,
e fušcare, vulla, cibbèrne[2], infarcùni e fušchi[3], topinàru e trunànte[4],
t’âmmarcùni e ‘ncupi triëparu ciottéllu[5], càlin-puēta ca grasija e sgranija
‘a purpitusa[6], e così camminarono e salirono verso il Labirinto degli Specchi,
qui disse il poeta l’occhio di per sé è già uno specchio e disse
che ormai era lì che l’eternità poteva passare al meridiano,
e mentre stava per dirle addio, io voglio a salire a piedi i 299 gradini
della scala a chiocciola della Torre dell’Osservatorio, apparve uno zingaro
con la macchina fotografica e lei allora si alzò la veste e toccò col deretano
nudo il poeta guardando l’obbiettivo, poi lo zingaro col palmo rialzato
richiamò l’attenzione del poeta e lui guardò la macchina un po’ a bocca aperta
e sentì lo scatto della macchina che non aveva nelle sue viscere la pellicola,
così comprese che al mondo non dipende proprio nulla da come le cose finiscono,
ma tutto è soltanto desiderio, angoscia, oggetto a e Altro, e che il suo viso
volava avanti con l’aquilone al meridiano di Bologna
per farsi fotografare in quell’inverno in cui non c’erano popovické
da 10 gradi da bere né pellicola nella macchina fotografica
per farsi fantasma perenne della minèca che tanto amò
quell’oggetto a, che, in quanto mancanza, apriva, come aveva detto
la zingara al poeta, la porta al godimento, al bonheur.

photo © alessandro gaudio

photo © alessandro gaudio

 fromê
v.s.gaudio
 La Stimmung-ammašcânte con Bohumil Hrabal
sulla morte della letteratura
© 2009




[1] Da notare che a Praga il poeta, quando viene abbordato dalla giovane zingara, sempre in ambito ferroviario, non è sui binari del passaggio a livello, come avviene nel delta del Saraceno, ma è alla stazione intermedia della funicolare, la  Lanová Dráha, che attraversa il Petrínské sady nella sua porzione inferiore, e , fatto ancor più interessante, il movimento ha la direzione  ovest quando nel delta del Saraceno la direzione era verso est, ma sia qui che a Praha, guardando verso sud, il poeta e la zingara vedono un muro, a Praha c’è la Hladová zed’, il “muro della fame”, nel delta, su quei binari, c’è il muro che separa la ferrovia da una via cittadina; messa così la disposizione prossemica, a Praha il poeta andrebbe alla Torre dell’Osservatorio verso ovest cioè, se ci si attiene alla sua mappa cosmografica, verso il suo Discendente, che è all’inizio dell’ Acquario, che comincia a gradi 300, che corrispondono quasi esattamente ai 299 gradini della scala a chiocciola, che, una volta che si è sulla terrazza panoramica, ormai si è sul gradino 300. Nel delta del Saraceno, invece, si sta andando verso l’Ascendente, che è all’inizio del Leone, quindi a 120 gradi, che raddoppiano l’altezza della torre ottagonale dell’Osservatorio di Praha. Non entra in questa determinazione numerica il CAP 12060 di “Grinzane Cavour”, il paesino di un ridondante e, per certi versi, mauriziano premio letterario il cui presidente, nei giorni in cui il poeta sta scrivendo, è tratto in arresto per molestie sessuali nei confronti di un suo inserviente clandestino dell’isola Mauritius[dove, per intenderci, i tahmili fanno la “marcia sul fuoco”]e malversazione, nonostante gli abitanti del luogo siano chiamati, oltre che “grinzanesi”, gallesi, e gallese è il formalizzatore della lingua nascosta dei quadarari, che, comunque, non fa una grinza, anche se adesso, a pensarci bene, qualche grinza la farebbe, non ebbe il poeta a porgere in una breve notizia biografica: “Contrario a ogni confraternita, non ha mai partecipato a qualsivoglia premio”[cfr. in: Ragioni e  canoni del corpo, Versi inediti di poeti contemporanei, antologia a cura di L.Troisio, Terziaria Asefi, Milano 2001]? Non ebbe il poeta  a dar inizio alla sua attività di giornalista, così come viene contemplata dal codice 8000 delle attività fiscalizzate, con un articolo sulla marcia sul fuoco dei Tahmili dell’isola Mauritius(cfr. V.S.Gaudio, La marcia sul fuoco, “Astra” n.4 , Editoriale del Corriere della Sera, Milano, aprile 1978)?
Si noti anche come il poeta, pur puntualizzando come destinazione il “Labirinto degli Specchi”, lì non entra, ma è proprio lì che lo zingaro non avrebbe potuto fotografarlo con la zingara, essendo proibito fotografare in quel luogo, ma si può proibire di fotografare tra gli specchi deformanti chi fotografa con una macchina senza pellicola?              
[2] “fottere, figa, seni”.
[3] “chiavi e fotti a destra e a manca”.
[4] “fessa e culo”.
[5] “ti sposi e fai tre figli”.
[6] “bel poeta che beve vino e mangia la castagna”.         

photo © alessandro gaudio