Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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martedì 6 ottobre 2015

Prefazioni │Il libro di poesia

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di Massimo Sannelli
La rosa con le spine, la prosa con le piume, ma perché?, la testa tra le rime, ma com'è? Intanto la primavera è iniziata ed è morto Giuseppe Zigaina, il santo frate del film. Mi disse che il regista rideva, filmando, e rideva e rideva, ma perché? Zigaina pensava: ride perché non sto confessando Franco Citti, ma lui, il regista. 
Lo credo anch'io. Ma non volevo parlare di questo ai gigli dei campi e agli uccelli del cielo.
Parlo di prefazioni.
Avete notato che i libri di poesia dei giovani sono pieni di critica? Sì, l'avete notato. I romanzi no, le raccolte di poesia sì. Ho avuto anch'io le mie prefazioni o postfazioni: Giuliano Mesa, Brunella Antomarini, Marco Giovenale. Certo: stupore e meraviglia, all'inizio. Ma a che servono le prefazioni? Ad una cosa sola: a favorire il posizionamento. Posizionamento in Arcadia? No. Il posizionamento è in Italia. Ma è un atto un po' infelice: il canone è ristretto, la lingua è parlata male e scritta peggio, la popolazione invecchia.
Così il libro di poesia cerca di essere legittimato, e nello stesso tempo è metaletterario e metalinguistico, cioè esprime il fatto di essere libro, e libro di poesia. Il meglio è autolegittimarsi, senza schermi; e poi rinnegare apertamente la metaletteratura en poète e la metalingua en poète.
In una stanza ci sono venti poeti e sono carne al fuoco, che NON li affina. Chi è l'intruso? Chi non mangia pubblicamente, e attenti a lui. È un corpo estraneo, ma non è ingenuo, se no che fine fa la sua retorica?