Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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lunedì 28 dicembre 2015

Aurélia Steiner Pedregoso. Quella che abita a Lisboa ⁞

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Vers le soir, ici, il y a toujours de coups de lumière, golpes de luz ao horizonte,
do mar a luz atlântica,
mesmo se o tempo tem estado abrigo durante todo o dia,mesmo se há chovido,
las nuvemes, em um istante, afastam-se
e deixam passar a luz do sol, a luz atlântica do mar.
A luz areja azula, a maneira de Aurélia Pedregoso,
o seu andar, a sensualidade do ponente,
a perturbação do meio vento sopra
con la diagonalità e l’inclinazione ripida
do seu porte leve-lateral e lente para a frente,
leggero-laterale e lento in avanti, o porte, a maneira azula, a maneira ponente de andar de Aurélia Pedregoso.
Leggera e laterale, di bolina stretta come se ricevesse o meio vento con un angolo di circa 30° sobre o cu:
aperta ao máximo vento,
rete a luz atlântica, esta fica,
há a caminhada da luz atlântica a ponente,
ao crepúsculo.

A noite, ainda.


Aurélia Pedregoso está voltada atè sua casa e, aspettando lui, mi scrive.
Tremula del desiderio di lui, damasco rachado mi ama.
Si ricorda di lui con me, porque eu sou isto que não havia.


Sono l’inesauribile, l’inalterabile luogo del mondo.


Ha diciotto anni. Non so il suo nome.


Ho i capelli neri e sono dietro la finestra aperta.


Mi guarda.
Mi chiede di dove sono. De onde você è?
Le dico di non saperlo.


Mi dice che era sulla spiaggia quando io stavo sul trenino che percorre tutta la costa fermandosi ad ogni spiaggia, o stavo prendendo il battello che da Praça do Comércio va verso Cacilhas, o stavo passando per il Cais do Sodré o per la Rua do Arsenal.

Io le dico di non ricordarmi di quella che ho incontrato stamane all’uscita dell’emporio di nautica a Cascais. Lei mi chiede della donna che desidero. Quem è a mulher que tu desejas?
Le dico che è quella del mattino. A mulher è aquela da manhã.


Mi dice che era lei e che
elle vait me donner un nom.
Mi dice il nome: Aurélia Steiner.
Lo scrive su una pagina bianca e me la porge.
Lo decifro lentamente, poi la guardo per sapere se l’ho letto in modo corretto.


Lei non dice niente.
Je m’allonge près d’elle.


Ripeto il nome, ma non so in quale lingua dirlo, poi getto il foglio, mi avvicino a lei e la guardo, e le parlo dicendo il suo nome. Le comment à nom. Comment est ton nom?
Le comment à nom Aurélia Steiner.
Comment t’appelles-tu?
Je m’appelle le comment à nom Aurélia Steiner.


Le tolgo il vestito con cura.
Ho molto tempo a disposizione.
Comincio a scoprire il corpo di Aurélia Steiner.
Il come dal nome.


Talvolta dico il nome completo: Aurélia Steiner.
Talvolta dico solamente il nome: Aurélia.
Talvolta solamente il cognome: Steiner.
Non so dire nessun’altra parola.


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da èAURĒLIA JUDĒJA PEDREGOSO
Aurélia Steiner de Lisbonne
Aurélia Steiner, quella che abita a Lisboa, non è quella donna estremamente colta di Karachi che ha ancora due passioni: se faire mousser le créateur e Maria Callas. E che mentre si rotola su sei tappeti Bakhtiari ascolta un’edizione pirata della Fedora.