♦ L'esplosione argentina delle vacche e la monta della criolla™


Questa storia della stalla con le mucche che spetazzano fin tanto che una scintilla elettrostatica  accende il gas da esse prodotte e c’è questa violenta esplosione[i], oh dio, il gas delle mucche, fosse solo quello, l’energia del mondo e il latte, e così si arriva al nonno del poeta, che avendo come nome albanese Gaz, che è Gaudio, ma vallo a dire agli argentini, in mezzo ai quali l’avo del poeta faceva il bovaro o il vaccaro, ma era in sostanza un bel gaucho, con tanto di naso nobile, che lo rendeva di un fascino patagonico unico, anche se, questo è da dire, quel che ricordava della sua vita in Argentina era il bel periodo, davvero heimlich, diceva, citando Freud, passato alla stazione di monta, lui che era Capricorno impazziva di gaudio a vedere 
Il nonno del poeta e la grande esplosione del gaz delle vacche in Argentina by Gaudio Malaguzzi
la monta del toro, tanto che, poi, volle passare un altro  periodo di studi e di osservazioni alla stazione da monta equina, dove fece di tutto, da mozzo di stalla a maniscalco, da stalliere a cavaliere, e divenne financo proprietario di una cavalla fattrice, una giumenta che  impazziva di gaudio assoluto, diceva  che si produceva nella sua libido lo shumëgaz, se non addirittura, quando si era proprio al massimo della produzione libidica, il gaz-gaz, a vederla montata da uno stallone dietro l’altro, una volta, così racconta  Mia Nonna dello Zen del poeta, aveva detto alla consorte, quand’era tornato in Italia, che non aveva mai visto una femmina con un siffatto podice, disse proprio: podice, e quindi dobbiamo ritenere che non è stato il poeta a dare senso e diffusione alla parola “podice” ma è stato il nonno l’artefice dell’uso del “podice”, questo diceva alla consorte : Oh, Aurelia, che podice di giumenta che ho avuto in Argentina, Dio mi è testimone, un podice talmente ampio che nemmeno tua sorella, che ha una sella di tutto rispetto, avrebbe potuto non dico mettersi al suo posto ma, quantomeno, sostituirla in alcune funzioni di approccio differito o riluttante dello stallone!
Ma il fatto  di cronaca da cui siamo partiti, che è avvenuto in questi giorni in Germania,  è speculare a  un avvenimento quasi  simile che accadde in quegli anni nella stalla dove il nonno faceva il vaccaro, disse che c’era questa grandissima stalla e dentro ammassate tutte le mucche del mondo, c’era la mucca americana, quella svizzera, c’era la frisona, la chianina, persino la pezzata rossa friulana e la manza piemontese, che , questo diceva spesso il nonno, era più troia delle troie di Sibari e in più faceva, lei da sola, il doppio del metano che quotidianamente faceva ogni mucca, metti 500 litri di metano, lei 1000-1200 litri al giorno, comunque quella stalla era troppo piccola e troppo chiusa per contenere tutte quelle vacche, sembrava il casino che c’era al paese, questo disse il nonno, quello vicino alla stazione dei treni , con cui arrivavano le puttane da Taranto e, alcune, anche dalla Sicilia, mentre quelle che venivano da Napoli arrivavano col postale dalla statale 92 che caricava pure puttane della Basilicata, da Sant’Arcangelo, Senise, Roccanova e Noepoli, insomma, è questo, disse il nonno, tutte queste vacche producevano tanto di quel gas che lì il freddo non sapevamo cosa fosse. Ma una volta accadde l’irreparabile, è vero c’era una brutta aria che tirava da tempo, una puzza che non ti dico, che si estendeva per chilometri e chilometri, tanto che nelle osterie del paese dove andavamo a bere un pessimo vino e una birra che se l’avessimo data alle vacche devi vedere che metano che facevano, insomma il paese era davvero tetro e le puttane non ti dico che roba, peggio di quell’Aurora che veniva qui al casino vicino alla stazione, gli abitanti, poi, erano davvero dei pezzenti, peggio degli ombroni, anzi pareva che tutti gli ombroni fossero qui ad ammorbare l’aria, come se fossero in gara con le mucche, alcuni si mettevano sulla staccionata e col sedere  a culo di gallina impestavano l’aria per chilometri e chilometri peggio del metano delle vacche, e fu questo che accadde, questo disse il nonno, un giorno, era autunno inoltrato e quindi eravamo a maggio, che è pur sempre il mese del gaudio, e quindi del gaz, e questi ombroni che ti fanno? Lanciarono la sfida a tutte quelle vacche chiuse nella stalla, c’erano tutti gli ombroni d’Argentina, vennero, lo ricordo, da Buenos Aires, da Santa Fe, da Cordoba, San Salvador de Jujuy, da Santa Rosa, San Luis, San Juan, Viedma, finanche dal Perù e dal Cile, tutti lì ammassati nel ranch, dove di solito si veniva per vedere la "monta della Criolla", una speciale giumenta prodotta con un incrocio tra un cavallo Criollo e una giumenta Haflinger tanto da avere il dorso più ampio e le reni più potenti che si fossero mai viste in tutta la Pampa. A un certo punto accadde, come se fosse tutto concertato, tutto predisposto in maniera micidiale, come quando ci sono di mezzo gli ombroni: ci fu prima una serie di spari terribili se non terrificanti, il cielo si oscurò, sembrava di essere in Basilicata nella val d’Agri adesso, non si sa quanti svennero e quanti altri rinvennero dopo giorni se non settimane di morte apparente, sembrava un suicidio di massa, fatto nel nome del gaz, questi ombroni a dire, vediamo adesso chi ne fa di più, noi o le vacche argentine?!Il nonno del poeta ricordava solo che udì, infine, facciamo un’opera colossale, oppure far creare il metano alle vacche questa sì che è follia, e ci fu un’esplosione, un’onda esplosiva, questo disse il nonno, che…non ricordo più niente, mi ritrovai in mare, incredibilmente vivo su una nave che trasportava bombole di gas metano diretta a Marsiglia.

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