Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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sabato 19 dicembre 2015

Mini-Stimmung con Alberto Mario Moriconi ⁞ V.S.Gaudio from Lankelot

v.s.gaudio marzo 26, 2010 1:22 pm èLankelot

Il numero 10 di By Logos  
in memoria di Alberto Mario Moriconi  
                      (1920-2010)

Tocchi della tua vecchiezza la sponda
il sedile: un seder giovanile
ti cede il posto in autobus
il giovinotto il giovinastro

e mentre tu miravi in tralice una docile
che ti mirava in tralice fra ciocca
e ciocca
il giovinetto ti tocca “S’accomodi” il giovanotto
t’ha imposto “S’accomodi”
e ritto e lungo…
                         uno
di quei figliuoli figlioloni
briosi coi bulloni
nervoso pressandoti
ed inchinevole t’ha cesso il posto
t’ha messo a cecce
t’ha cesso
il giovanotto t’ha reso
il posto il giovinastro
il lacedemone giovinastro…

e Luciano Erba che te la riscrive nel “By Logos”[1]
dove tu eri il 10 e lui il 20:
“Ma se a dire “s’accomodi” è un teppista
o peggio uno di quelli che vorrebbero
cambiare il mondo, con barba e bisaccia,
l’invito suona come una sentenza
di morte senza appello. Le mie rughe,
si dice il passeggero, il crin canuto,
le mie spalle cadenti hanno commosso
perfino questo eslege(col presalario)!”

e Pietro Cimatti che nell’antologia della
poesia in un rigo a testa ti preservò
“di questi giorni truculenti e fracidi
m’ha cesso”

e Luciano Troisio che se ne uscì con
“Augellin bel verde in tram
giovinastro di giorni truculenti e fracchia
mentr’io miravo in tralice callipigia
sotto il salice che mi mirava
ubertosa-budino Arpalice
giovinotto m’ha imposto s’accomodi
(io ponzoso in disparte il Tuttolibri)”
il depistante flaneur t’ha deposto
da Berenice che parlava con Alice.
 

Ieri che ero stato con Ingeborg Bachmann
e dentro la Stimmung passò un inverno a Napoli
in questa primavera an langen Tagen sät  man
uns ungefragt in jene krummen und geraden Linien,
und Sterne treten ab, nei campi prosperiamo
o ci corrompiamo a caso, auf den Feldern gedeihen
oder verderben wir wahllos, docili alla pioggia,
e infine anche alla luce.


Ancora la semina è lontana. Si vedono
terreni inzuppati di pioggia in questa commenda
gerosolimitana e quando il vento si leva
le giornate tendono a farsi più lunghe
con questo libeccio che venendo da sud-ovest
non corre lungo i binari il tempo dilazionato
e revocabile già appare all’orizzonte;
das Spiel ist aus, mein lieb Freund:
das Wort
wird doch nur
andre Worte nach sich ziehn,
la parola non farà che tirarsi dietro
altre parole, Satz den Satz, la frase
altre frasi, il giovinotto
il lacedemone giovinastro…

V.S.Gaudio




[1] Vedi: By Logos, venticinque poeti alle soglie degli anni Ottanta, scissi in un “Che fare” tra azione e trasgressione. Venticinque volontari in  un tunnel di attraversamento transpoetico dei territori testuali,a cura di Silvio Ramat, Cesare Ruffato, Luciano Troisio, ma, inizialmente, anche Fernando Bandini e Andrea Zanzotto, Lacaita editore 1979.