Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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sabato 13 febbraio 2016

L'allure al Grande Lasco di Lucrezia.- La sorella minore di Mia Nonna dello Zen


Nelle ricerche fatte dal poeta V.S.Gaudio a Salt Lake City alla Grande Anagrafe dei Mormoni venne fuori che la sorella della Nonna dello Zen ebbe nome Lucrezia e coabitò more uxorio con tale Ulrico ma non generando prole essendo sterile il portatore del (-φ) universalizzò l’immobilità lasciandola a 2 figli della Nonna dello Zen del poeta. Il Cavaliere e anche ragioniere, dell’ufficio di stato civile del comune dove si è formato anche l’atto di nascita del poeta, attestò che tale ereditiera nacque il 4 marzo 1892 nella casa posta in via Corso e che contrasse matrimonio con Loreto, anziché Ulrico, che sembra che faccia il verso al destino delle due sorelle ereditiere e latifondiste: una contrasse, sempre stando agli atti di questo Cavaliere ancorché fosse un semplice impiegato dell’ufficio demografico di un paesuccio della Sibaritide e quindi della Diocesi di Cassano allo Jonio, con il presupposto nonno del poeta, che, come è stato appurato dal Ministero dell’Interno, non solo aveva subito il cambiamento del nome e quindi la fuoriuscita dall’asse ereditario di appartenenza, ma era soprannominato “Parrot”, che, vista l’origine orale del doppio lessema, sappiamo tutti quale significato abbia ma, letto e tradotto, dopo il passaggio anglocanadeseamericano, rinvia al nome del preordinato compagno della sorella della moglie. Sintomatico, per quanto Freud fosse di casa nella libido del poeta, è il fatto che l’ereditiera andata in sposa a Loreto fosse affetta da un particolare tipo di singhiozzo che, una volta avviato, durava giorni interi, tanto che fu denominato “il singhiozzo della donna di Loreto”; Mia Nonna dello Zen, di converso, era denominata “la moglie di Vicìnz i Parròtë, oltre che “Vincenzo”, e quindi “pollo” per essere stato privato del suo nome di ascendenza e della roba, anche “pappagallo”, il “pollo-pappagallo”; poi, si vedrà, il “senza ruota” , anche stando fermo a vita dove lo hanno tenuto prigioniero, come se fosse un cittadino italiano a tutti gli effetti, ma senza il suo nome, di fronte a quelli che glielo avevano cambiato il nome appropriandosene, porterà tra Dalmazia e Venezia e in Francia{ non fosse altro per via del pappagallo che usava un medico che aveva lo stesso nome al Saint Vincent de Paul, quello dei trovatelli e dei nomi cambiati}, quelli del "ciuccio che vola" avevano dimenticato che, prima che al loro ciuccio, il volare era  naturalmente connesso al Parrot. Lucrezia, che, di suo, aveva Marte in Sagittario, non poteva essere esente dalla pulsione della zebra e anche dell’uro, che, essendo il progenitore del bue, avendo la stessa la Luna e il Nodo lunare nel Toro in casa prima, diviene la pulsione stessa del suo Dasein: stranamente, il poeta ebbe sempre modo di raffigurarsela tra Heinrich Heine, che era Sagittario, per via del (-φ)=Marte in Sagittario, e Honoré de Balzac, tanto che la Julie trentenne di quest’ultimo, sempre per gli elementi in Toro di cui abbiamo detto, pare che avesse la stessa allure allascata, al Grande Lasco,  di zia Lucrezia di pari età: tra pesantezza e circospezione, da un lato, e pulsione dell’uro, dall’altro, con il perno della natura carnale segreta e lenta, ostinata, come se stesse arando o seminando. Il Livre d’Arcandam dice appunto che è la donna dell’aratura e della semina, e degli uccelli e delle pecore, sarà soggetta al singhiozzo nonostante ci senta bene, brontolerà in continuazione e dovrà patire un’infamia perché sarà licenziosa in gioventù. In più morirà[i] sola, nuda e priva di tutto. Difatti il rappresentante formalizzato del suo (-φ) era, da buon Loreto, già volato via e con lui anche i suoi possedimenti infiniti dispersi, volatilizzati, inceneriti, e riseminati altrove,  nel catasto del Petrone.
La sorella di Mia Nonna dello Zen | Lucrezia
Quella della pulsione dell’Uro e delll’allure al Grande Lasco
[i] Nell’estratto dell’atto di nascita, redatto dal cavaliere e ragioniere sunnominato(ho sempre pensato alla particolarità di questo ufficio demografico e di questo addetto: che se uno che fa l’impiegato al comune qui lo fanno cavaliere allora tutti quelli che lavorano negli uffici demografici non possono non essere cavalieri tutti quanti!), manca l’annotazione riferibile alla morte di Lucrezia Petrone, sorella minore della Nonna dello Zen del poeta. Il “documento” fu fatto e sottoscritto dal cavaliere e ragioniere ufficiale dello stato civile il 23 ottobre 1993. E zia Lucrezia era da un po’ di tempo che era mancata. 

A seguire, per la Genealogia del Gaudio
lo SchluchJubel di Lucrezia Petrone