Ignazio Apolloni: "Come Cechov neanch’io ho scritto mai un romanzo in senso classico"

Forse quanto segue non interessa a nessuno
o forse solo a Harold Bloom


 La mia è una scrittura labirintica con molte storie e personaggi vagamente legati tra di loro ma tutti essenziali alla narrazione. Così è la vita – attraversata da tanti accadimenti dei quali resta solo una traccia – portata ad assemblare e poi dipanare quei lacerti. Buona parte di essi faranno corpo a sé nel campo onirico e costituiscono l’assillo alla ricomposizione in forma di romanzo laico o epopea mistico-religiosa (per i religiosi). Un corpus organico è soltanto frutto di artificio: questa, purtroppo, è la letteratura corrente.
Sono favorevole all’idea di letteratura che alla riproduzione del mondo reale preferisce di gran lunga i salti mortali della fantasia. Thomas Mann o Svevo avevano dei modelli umani con i quali confrontarsi sulla pagina. In mancanza di quei modelli la letteratura può continuare ad esistere creando dal nulla modelli, figure, situazioni raccolte nell’universo parallelo della parola, del linguaggio.
Come Cechov neanch’io ho scritto mai un romanzo in senso classico ma delle narrazioni in forma di romanzo. I miei sono piuttosto – quanto a tematica o lunghezza – racconti, flash, improvvise apparizioni come quelle che hanno ispirato la produzione di Marc Chagall con l’unica differenza che egli attingeva il suo potenziale creativo dal mondo onirico ebraico mentre io lo colgo nei più diversi aspetti della vita.
Tutto, infatti, seppure per briciole, è suscettibile di diventare epos; a maggior ragione può diventare trama per un testo breve o lungo cui un tempo si dava il nome di novella mentre adesso lo si identifica con il termine racconto.
 Ignazio Apolloni




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