Gilberte, l' isola universale di Ignazio Apolloni?


DALL’ISOLA UNIVERSALE.
SCRITTURA E VOCE DI IGNAZIO APOLLONI

STEFANO LANUZZA





Narrare ‘senza centro’
Invariabile del viaggiante raccontare di Apolloni, ora narratore di
‘azioni’ e realtà mobili e ora cartografo di immagini a trompe-l’oeil, sono gli
orizzonti via via sempre più ravvicinati dei suoi colpi d’occhio: ‘campi brevi’
da abile operatore cinematografico che non indulge in psicologismi per
attestarsi con tutta libertà compositiva su serie di frequenze tese a registrare le
progressioni del narrato; dove persone, azioni, voci e cose vengono registrate
con minuzia lenticolare e l’arguta disinvoltura di chi compone un puzzle
all’apparenza didascalico ma dai colori viranti al surreale, a schiarire le
rarefatte figurine di un sogno ebro e irridente.
Al blocco massiccio del testo, che, a suscitare una spinta o un’‘inquadratura’
centripeta, s’incentra sulla multiforme, proustiana Gilberte consonante con
l’Albertine di un ‘tempo perduto’ da ritrovare narrandolo, l’autore accorda
quella che potrebbe dirsi una serie tangenziale di centrifuganti e animati
innesti di racconti, assemblaggi e brani spuri, tracce irrelate di memorie
sospese, molteplici fughe e ritorni.

(...)


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