Fenomenologia di Johnny Depp e Jack Sparrow che non è il corsaro nero


Simona Siri
Fenomenologia di Johnny Depp: 
da attore a bambolotto a forma di pirata





Sento che è arrivato il momento per il coming out definitivo. Anzi, secondo me l’ho già fatto, ma siccome tra tutte le altre cose soffro anche di Alzheimer me ne sono dimenticata e quindi adesso mi ripeto. Non mi piace Johnny Depp. Di più: lo trovo insopportabile. Ancora di più: quando sento un’amica a caso sospirare per lui ho la stessa reazione che potrei avere di fronte alla notizia che al mondo esiste gente a cui piace mangiare le formiche, votare per Scilipoti, andare a un concerto dei Jonas Brothers. Ovvero: contente voi. Ci sono altre mille cose che non mi piacciono, ma di cui intuisco il fascino che possono esercitare su altri. Vabbè, adesso non mi vengono degli esempi, ma ci sono. Ah ecco: Brad Pitt. Oppure la musica metal. O lanciarsi con il paracadute. Johnny Depp no. Non capisco come si possa trovare attraente, interessante, sexy e – cosa ancora più grave – come si possa considerare un grande attore uno che ormai è il cartone animato di se stesso. Sono quanti? Dieci anni, ormai? Stesso look, stesse frasi ripetute all’infinito, stessi riferimenti (sì, abbiamo capito che da piccolo sognavi di diventare come Keith Richards, ma non lo sei e fossi in te comincerei a farmi qualche domanda), film diversi ogni volta annunciati e venduti come capolavori che alla fine si rivelano delle grosse operazioni commerciali e di intrattenimento quando va bene, delle porcate immonde quando va male. Certo, film brutti capitano nella carriera di ogni attore, per carità, ma nell’insistenza con cui lui sbaglia le scelte c’è qualcosa di doloso se non addirittura patologico. L’attore Johnny Depp ha ormai la bidimensionalità, lo spessore dei personaggi che interpreta: nullo (e infatti Ricky Gervais, che è un genio, lo ha detto meglio di chiunque altro: con una battuta che ha gelato la platea dei Globes). E pensare che c’è stato un prima, un passato fatto di film buoni, di interpretazioni che facevano parlare di lui come dell’erede della generazione dei Brando e dei Newman, di scelte coraggiose con registi come Kusturica, Jim Jarmush, Tim Burton. A parte che anche lì ci sarebbe da discutere, perché guardando bene erano i film che portavano lui e non lui che portava i film, comunque, dando anche quel passato per buono, ad un certo punto è successo qualcosa. Ad un certo punto Depp si è infilato in testa il cappello, si è messo gli occhiali da sole con le lenti azzurre, si è riempito i polsi di braccialetti, ha cominciato, insomma, a vestire i panni di Jack Sparrow fuori e dentro il set. Nel frattempo si è anche accasato con Vanessa Paradis, si è trasferito in Francia, ha fatto due figli, ha iniziato a concedersi sempre meno. Il risultato è che quello che vediamo adesso non è Johnny Depp, ma una specie di bambolotto che lo rappresenta, la sua action figure. La spiegazione più semplice è che Depp sia stato un bluff dall’inizio. Ci siamo tutti sbagliati, pazienza. Quella forse un pochino più elaborata è che questa trasformazione sia una scelta, il modo che l’uomo Depp ha trovato per sopravvivere in un posto come Hollywood: creando il personaggio del simil pirata e mandando lui ai festival, alle interviste, sui red carpet. Alla fine, qualunque sia la risposta, il suo film migliore rimane Buon compleanno mr Grape. Anno 1993: Johnny Depp ha 30 anni, ma ne dimostra quasi dieci di meno. Interpreta Gilbert Grape, figlio di una donna obesa e con un fratello ritardato di cui si prende cura con tenerezza e amore. È un personaggio bellissimo, lui lo interpreta alla perfezione e la relazione tra i due fratelli è una delle cose più commoventi mai viste al cinema. Il problema è che la parte di Arnie Grape  - il fratello ritardato – la fa un certo Leonardo DiCaprio, all’epoca ventenne e, come Depp, reduce dal grosso successo di una serie televisiva. L’interpretazione di DiCaprio è stupefacente e gli vale – a soli 20 anni – la sua prima candidatura all’Oscar, accompagnata da una valanga di recensioni positive. Robert De Niro, che l’anno prima aveva già voluto e ottenuto DiCaprio nel film Voglia di ricominciare, fa capire di aver trovato il suo erede. È forse in questo momento che Depp capisce che non potrà mai diventare quello che ha sempre sognato di diventare. Forse è qui che decide di diventare altro: un bambolotto bidimensionale, vestito da pirata.

VSGAUDIO says:

JACK SPARROW NON È IL CORSARO NERO 
E NON È NEMMENO BARBANERA

Jack Sparrow, d’accordo, non è il Corsaro Nero ma, dalla e dalla, chi polemizza di qua, chi di là, spingendo la propria “forma soggettiva”(nel senso di Whitehead, state tranquilli tutti) al limite dell’assoggettamento narcisistico, mi è venuto su l’uzzolo di Narciso: ho tirato fuori un mio studio su Salgari(il primo convegno nazionale tenutosi a Torino nel marzo del 1980), in particolare sul carattere del Corsaro Nero e ho cercato di ricordarmi Depp nei panni di Sparrow: sì, non è il Corsaro Nero e non è nemmeno un lontano parente dei veri pirati della Filibusta. Il Corsaro Nero, usando i parametri della caratterologia francese, era un E.A.S., Emotivo, Attivo, Secondario, un Passionale non tenero: fosse stato un po’ “primario”, con reazioni rapide e effimere, avrebbe concesso alla sua libido una ricompensa che, in fondo, il Lettore poteva accordare, senza che fossero arrecati danni vistosi alla tassonomia del Romance: cioè avremmo avuto una relazione sessuale con la figlia di Wan Guld. Il prototipo del pirata della Filibusta[ad esempio: Edward Teach, detto “Barbanera”; Henry Morgan; Bartolomeo;anche Anne Bonny] è, invece, nE.A.P., nonEmotivo, Attivo, Primario, un Sanguigno avido ed affettivamente arido che non pensa che ai risultati immediati, noncurante, non ha nessuna inquietudine per il futuro, è calmo, freddo, egoista, opportunista. Sparrow non è né l’uno né l’altro:è a metà strada tra il tipo caratterologico denominato “amorfo” e quello denominato “nervoso”. Depp, adesso, è così che l’ha visto la Siri a Cannes? E’ bravo, non è bravo, non è un buon attore? Siamo dentro il cinema, e l’alone è quello dell’industria culturale del cinema, un attore alla fin fine può identificarsi o essere identificato con uno dei personaggi che ha interpretato, io guardo il film, non gli attori che devono mostrarsi a Cannes, Venezia, Berlino, ecc. Il film è sempre un quadro ben definito, con un target qualsiasi, con dentro i personaggi della storia che narra. Sparrow-Depp, a seconda di quando lo guardo, mi piace o mi irrita:un personaggio “amorfo-nervoso”, più degli altri due tipi considerati(“passionale”, “sanguigno”), affascina per questa bipolarità che sfrangia la libido statica dello spettatore.

Tassonomia del Romance Salgariano 
che presentai al primo grande Convegno su Salgari
(“Scrivere l’avventura: EMILIO SALGARI”, 
Istituto di Italianistica dell’Università di Torino) 
tenutosi  nel lontanissimo marzo 1980!...

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