• La Stimmung con Roberto Roversi


La Stimmung con Roberto Roversi
[Unterdenlinden, Rizzoli 1965]
per una corrispondenza sull’altra parte del mondo

di V.S.Gaudio · 
·in memoria di Roberto Roversi

Roberto Roversi, Unterdenlinden,
Rizzoli Milano 1965
I. Corrispondenza sull’Italia.

II. Se Silvio ritornasse che non è detto che non possa tornare
se Silvio tornasse quando poteva ritornare
vuoi vedere che torna che non è detto che se ne sia mai andato
se Silvio precipitasse fra noi, il poveromo, l’homme du burlesque,
il suo parrucchino e il suo cervello di muratore;
se Lavitola, e la banda della P2, della P3, P4 e P5
dati al nostro Lafcadio Incaricato…
Silvio era bennato e a capo del grande regno, 
scrisse Beccaria che le pene a Milano erano proprio quelle tra il 1471 e il 1760, tanto che ci si potrà meravigliare se per un po’ lo si possa tenagliare e coppare , se non strusare a coda di cavallo, come un bel poetino lirico allo specchio dentro la grande civiltà del mercato di stato dell’industria culturale.
Prima serie di esempi. Ma adesso:
è meglio dare calce alle mura di Volterra e di Pompei che crollano così pare
o alzare alla Fiat un padiglione di Nervi o di Calatrava gioiello d’architettura?
Dovendo scegliere è meglio una petroliera dell’Eni che da Taranto
si butta per i mari della Turchia e della Grecia a gloria della nazione tutta
e non solo per la val d’Agri o rabberciare la faccia con tutti gli azzurri ottusi
e le gote senza carminio dell’affresco di Piero trattato con l’acrilato o decidersi
finalmente a pagare l’Imu adesso che ancora il catasto non ha svelato niente della
Santa Immobiliare Romana Casa e Chiesa Apostolica?
Meglio l’antico, il non perituro, la certezza, il passato
duro e rustico
- la sicurezza della pietra ribattuta da una ruota, anche per chi fu costretto dall’orda
della razza fiscale a dover vivere con la faccia di marmo nella storia senza ruota –
o l’equivoco progresso del tempo che sovrasta così rozzo corrotto
indecifrabile oscuro ogliarone?
C’è chi vive soltanto in funzione del week-end,
della casa con bagno, della torre d’avorio, del mistico golfo e del ciuccio che vola,
c’è questo e altro. Ma adesso:
resistere i vecchi, sopprimere gli ogliaroni, le donne disfarsi e ottundersi, i ladri tutti
che son discesi dalle altezze tempestose d’Alisandra e insistere, toglierci tutto quel
ch’era o sarebbe potuto essere la nostra anima, e anche l’animaccia di Jung, a fronte 
del conscio collettivo di quest’orda di briganti dimenticati, 
bruciare case uomini sfrigolare nel fuoco il grido lungo degli incendi del solleone
memorial day infinito di quel cazzone americano e di quelli che come lui che 
li fecero nascere nel giorno che i quadarari chiamano “’u jurnusu vrušente”.
Ciò che è giovane rapidamente morire.
Sotto gli occhi sterminati rossi i campi di grano e di quest’erba saracena che
va abbattuta a ogni mezza luna e imballata per degli animali che non sono
poi mica tanti tolti i cani e i gatti che vivono accovacciati in poltrona e pagano
la tassa di stato del televisore all’agenzia delle entrate di un’unica provincia sabauda
come se il balzello dello spettacolo del mondo e del burlesque fosse il pil del regno
infinito e brianzolo.

La bella danzatrice e il vecchio puttaniere e non pesti la coda il giovanotto
all’Adolfo di turno lui parla alla donna
e i giovanotti si tolgano di mezzo
lui pesca le aringhe per il momento e pescherà la Germania domani
e quello in canottiera va a sparare cazzate altrove, in Asia, o in Australia o in America
perché il giuoco delle reti è inebriante, mio bel ragazzo cornuto
ora innamorato sfortunato e prima pugnettaro puberale
hai la solita faccia di Adamo che cosa vuoi farci
io faccio ghicc-ghicc e tu hai un giorno nella vita in cui corri a rotta di collo
ti adatti all’impiego, ai soldi del babbo se glieli do io
e questa è la conclusione mio bel somaro
tu non alzi più il batacchio e io intanto ti fotto la puledrina, aringhe o no,
mio bel baccalà l’arte del pagliaccio è reale
chi di voi sa collocare al posto giusto al momento giusto
chi giuoca sull’anticipo, basta che vi mettiamo un coglione in televisione
e tutti insieme ah che bel principe quant’è scemo ‘o picculillo
e quegli altri a gridare abbasso l’aringa
‘a saràca, di qua e di là
e saràca s’à fricàtë pur’a vign’i parròtt
e poi sporcare i cessi che sono i primi segni di una rivoluzione
ma chi conosce l’arte del pagliaccio se non chi ce l’ha blu
l’arte sottile du scêmë e du ‘mbrônë  nel sangue.
Questo è il segno del tempo-
la sua necessità, il petrolio tutto, perché così doveva essere, noi e Nostra Signorìa    
della Culabria e dei Paesi Bassi permettendolo.

III. Non volere il mondo diverso ma migliore, avremmo dovuto respirare anche noi…

IV. Fermi tutti, quello era un sosia. Allè, sbalordite? Vi bruciano le budella? Vi pigliano i crampi allo stomaco? E’ la paura. Vi toglie l’Imu, ben vi sta, vi ha buggerato, lo sapeva, lo sapeva. Ma come! Gridavate abbasso l’aringa, abbasso il bunga-bunga, abbasso il ghicc-ghicc, abbasso ‘u tru-trûnë, di qua e di là; e fischi e lazzi e Bilderberg e chiudiamo la Procura che mandava ai poeti mai un modulo come prescritto dalle leggi della Repubblica e poi no ve la teniamo aperta che non è vero che quando scrive visto l’art. e non ci mette mai l’art. non l’ha visto e adesso vediamo se la vedranno cosa c’è nell’isola felice degli Ombroni, è ubiquo, ha la dote dell’intrico, che arte sottile, fa ridere e fa piangere, non se ne va mai, lo hanno commissariato, è tutto sbagliato, stiamo affondando e lui, mentre vi abbandonate alla vostra voglia di vivere e vorreste fare i furbi, vi sfilaccia, inermi, desolati, a calci nel sedere vi incolonna e vi spinge e vi trascina al foro, al luogo delle rimembranze, al focolare della tv di stato una e trina, che se c’è uno che ha l’apparecchio nel magazzino e non lo guarda nemmeno nel garage e nemmeno se lo pagano deve pagare la tassa all’ufficio delle entrate della provincia sabauda anche se sta a Montelepre e anche se, trattandosi di tassa sulle entrate, non gli è entrato nemmeno un cazzo per comprarsi la corda e appendersi dinanzi a un ufficio della Fiscalrassi, rispettate la patria, quello commissariato non era lui, c’è uno vivo e con l’industria culturale e dello spettacolo di stato che vi tira su con l’arte del pagliaccio, applauditelo, all’erta, non sentite il suono delle nuove trombe, urrah! Bravo! È salvo, l’ha scampata. E’ vivo. Sia fatta la volontà del signore! La storia, la vecchia storia della selva assoluta ricomincia.
Quarta di copertina di:
Roberto Roversi, Unterdenlinden, Rizzoli 1965.


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