V.S.Gaudio ● Diamond-Demon


 
Sto dentro il nulla del mondo e il Berg alberga ancora in me
A Klelia Kostas
che fu pittrice e ciò che le entrava dall’orecchio era Shine On You Crazy Diamond:
“Tra voce e orecchio l’afflato dell’Angelo[Stuart]è dall’anale all’ideale che, nell’ombra così calda e densa dell’andatura (-φ), traccia tra angoscia e potenza dell’Altro i cattivi pensieri del remedium, e la libido dove va a finire se è nell’eterotopia dell’esclusione dell’Altro che sta vagando?”
[v.s.gaudio, l’eterotopia dislocata.La libido ubiquista delle mule irlandesi e la finestra di Morselli,
in “Morselliana”, a cura di Alessandro Gaudio, Rivista di Studi Italiani n.2, 2009]

Mentre uno sta vivendo la propria giornata mortale, è di estrema importanza conservare il capitale, anziché trovarsi in mezzo a un  boschetto con un sorriso cretino a raccogliere fiori in un cestino.Questa storia del diamante e della giovinezza è un po’ come la Maite di Vázquez Montalbán che va per funghi e ha l’arco ogivale delle ginocchia che diviene la delizia del nostro oggetto a quando passa al meridiano come analemma esponenziale e può essere anche piegata a raccogliere funghi come la giumenta di compare Pietro, ma è più di un po’ come la Margaret Fuller Flack di Edgar Lee Masters
che se lo suonava il song
e intanto che il tempo passa e tu saresti stata grande quanto George Eliot,
noi stavamo a guardare prima la fotografia che ti ha fatto quel tuo amico che non so che cazzo facesse alla Olivetti
con i tuoi occhi un po’ verdi, per via delle lenti a contatto,
e un po’ grigi anche perché ti avrei voluto vedere con la gonna grigia come la porta Kylie Minogue con il tacco di 2 pollici e ½
allora sì che ci sarebbe stato da guardare lontano
ma c’è pure il vecchio, eterno, problema:
meglio essere separati, divorziati, sposati, o il libertinaggio?
Meglio farsi prendere inginocchiata sul letto come se stessi raccogliendo funghi, alla pecorina allora, e non hai niente di Maite, anche se, a guardar bene, il diamante è bello grosso ed è per questo che Bataille, anziché saltellar nel bosco, teneva duro tra Jésuve, il suo, e l’ano solare,
intanto che non ci sono filosofi, né ricchi farmacisti a corteggiarti, qualche stupido tuttofare in case editrici della editoria grafica della fanciullezza, né qualcuno che sia stato adescato con la promessa del tuo diamante per fargli scrivere un romanzo o magari una sceneggiatura televisiva,
salvo aver sposato un navigatore della burocrazia di stato per finire a ordinare suppellettili a Bagdad,
che non te ne fregava più di tanto, tu volevi solo scopare alla catalana, anche se adesso, nonostante il diamante, pure a metà del ciclo di Urano, fosse nel suo pieno splendore, vai dicendo:
datemi  retta, poeti e anime infelici del mondo, che avete ambizioni e il custode dell’antologia della Mondadori che, prima, faceva il comunista e, poi, finì a fare recensioni per l’Avvenire, che ve le lima, le vostre ambizioni, lui una volta per sempre, il sesso, altro che Kundalini e compagnia indiana, è la maledizione della vita, un po’ come il diamante, l’ano solare e i funghi che fanno dello splendore dell’arco ogivale di Maite l’attimo che dura un’eternità per il dolore di averla perduta quando ancora il nostro Jésuve non era a regime frugale come il nostro metabolismo basale.

Adesso ricco, onorato dai miei cari concittadini,
padre di molti figli, nati da una nobil madre
altro che diamante e ano solare
tutti cresciuti lì nella grande villa, ai bordi del paese.
Osservate il mandarino nell’aranceto di Mia Nonna dello Zen!
Ho mandato i ragazzi a studiare a Bologna, le ragazze all’Università della Calabria,
mentre la mia vita andava avanti, e accumulavo ricchezze e onori
la sera riposavo sotto il mandarino.
Passarono gli anni.
Mandai le ragazze a Parigi:
Parigi, tolti i surrealisti e Marguerite Duras e gli altri che vi hanno fatto la fame
per l’arte del proprio ingegno, non serve a niente, ma va bene per trombare
e così ho dato loro una dote quando sono state impregnate e sposate.
Ho dato ai ragazzi i soldi per avviarsi in questo mondo senz’anima
che se avesse un asse non sarebbe certo né il Jésuve né il mio Enzuvë,
figli forti promessi come calciatori
prima di essere sgambettati.

Io sedevo sotto il mio mandarino, che era di Mia Nonna.

Quella ha divorziato, l’altra s’è messa a fottere a destra e a manca.
Io sedevo sotto il mio mandarino
finché son giunti i novant’anni.
Consideriamo allora: è veramente così terribile la vecchiaia,
se ci siamo lavati i denti regolarmente?
E perché se non c’è un rimedio contro l’assalto degli anni
il diamante progressivamente perde il suo splendore?
Oppure perché andare a studiare a Bologna,
che cosa c’è a Bologna che non c’è, mettiamo, a Catanzaro?
Ricordatevi, tutto è relativo, o dovrebbe esserlo.
Io penso che anziché il mandarino
se l’albero fosse stato un pioppo, o una sequoia gigante,
il demone del diamante – come disse il poeta- solo Dio
può averlo creato.
Tempo fa un boscaiolo mentre stava a farsi una sega
per l’arco ogivale di Maite che era stata lì per funghi
finì con l’usare l’ascia.
Mi sfugge la morale di questa storia
ma sei mesi più tardi il boscaiolo fu multato
perché a braghe calate faceva zampillare il suo sperma
verso l’anello più stretto di un giovane albero a struttura secondaria.
Eppure io so che il mio spirito è stato soggiogato
e che tu sei veramente l’irriducibile potere che sovrasta
la mia vita, un dannato e beffardo Berg, quello di Gombrowicz,
che deruba il mio esserci di un completo trionfo
anche perché non sono niente a New York
né ho un nome nelle rubriche mondane
sto dentro il nulla del mondo
tra un albero e l’erba, i papaveri
di una ferrovia abbandonata
quand’ero ragazzo senza regole e
senza capricci vagabondavo con un fucile in mano
nella foresta vicino alla mia dimora
e ho sparato a un pettirosso portandogli
via la testa di netto,
perché avrei dovuto offrirgli l’amicizia di un uomo
che la vita ha ferito e l’ha ingabbiato?
In gioventù le mie ali erano forti e instancabili,
e non conoscevo le montagne,
però già abitava in me il Berg senza sapere
che fosse il turgore e la sapienza della gioventù
adesso che guardo queste montagne e le mie ali
sono stanche come potrò seguire il mio oggetto a
se esse non possono seguire i miei occhi?

( da: Se fosse l’Antologia di Diamond Demon?  )


Klelia Kostas
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