V.S.Gaudio • Il cane di Yehoshua e l' onos di Niusia



Il cane di Yehoshua e l’onos di Apolloni

Ma certo che questa storia d’amore non è finita con quel capitolo, è che il biglietto, l’indizio qualunque di lei che si ricorda di questa vostra storia d’amore iniziata in California e rivissuta nel deserto del Sinai oltre che tutta intera nella mia mente è nella mia pazzia d’amore per una ragazza altrettanto pazza e fuori di senno da crederti un coniglio quando invece io che sono? Un asino, salvo che non ho saggezza da vendere e tuttavia per questa storia dell’onagro, o dell’Onos, Niusia mi sa che è dentro Ura Rumis o Ura Onager per come è scritto nel messaggio che ho lanciato sul web prima che partisse la campagna pubblicitaria della “Giulietta” per Uma Thurman, tanto che, avendola vista, la campagna pubblicitaria televisiva, dovrò rimettere mano al mio commento, cosicché possa arrivare a dirle dov’è finito il “Tamahacan”
Uma Thurman vs Ura Rumis
 o quel silenzio che appena si fa ombra sembra tra naso e muso quella di un tucano, che, come i cani che lasciano i kibbutz, questo è nella “sorprendente invenzione” di Yehoshua che ribalta il finale di “Il divorzio tardivo”[i], hanno dentro i mutamenti d’odore dello Stato d’Israele o, se vogliamo, cos’è allora Niusia, un manifesto sullo stato attuale della letteratura intitolato “tra un morso dell’asino e il raglio di Ura Onager”, che, è questo che c’è scritto sul biglietto di Niusia, quando ancora nell’industria culturale si è appena giunti a scoprire che il finale migliore è quello che non c’è…
Arrivano a sgretolare nel Novecento la letteratura dei finali dell’Ottocento, tra romanzo di un certo peso come quello di Yehoshua e le seriali trilogie che vorrei proprio vedere chi cazzo li legge e per quale valore d’uso, o i romanzi fiume alti o thriller di questo o di quello, financo tirando dentro i guizzi da maestro di due registi, uno che prende posizione e l’altro che regala un’ultima inquadratura da antologia[che solo a sentirla la parola, mi fa pensare ai Custodi dell’Antologia che, al loro confronto, l’iniziatore del “Canone”, che, nonostante questo, è entrato dentro Whitman in modo memorabile, è un ribelle alla Rimbaud, estraneo alla propria cultura…].
Il cane di Yehoshua scrolla via i resti della pioggia, arriva al letto della madre-padrona, dove c’è l’odore di noci umide, che, andatelo a vedere, ha qualcosa del letto sotto l’albero di noce della leggenda celtica collegata alla costellazione del Piccolo Cane; esce attraverso la cucina e sente l’odore segreto del sole: alza la testa verso il cielo, verso il grande cane…lui chiede oggi buoni odori in abbondanza; Apolloni e io cosa chiediamo all’Onos di Niusia ? Sogni bagnati, rivedere ancora, “non so se in sogno o da sveglio, o forse fu lì che lo sognai la prima volta, quel gran correre di macchine su strade di montagna tra gente divertita all’inizio della gara, spensierata durante tutto il tempo ed annoiata verso la fine quando annottava e trovava le strade sbarrate da transenne di macchine inferocite per essere state lasciate in sosta come fossero cavalli di posta mentre il padrone si fa un bicchiere e spara due colpi, sognando di Niusia tra le restucce calde che mi davano il solletico alle natiche o il prurito alle narici per l’odore voluttuoso, che mi facevano desiderare il suo corpo e desiderare di vederla per viverci accanto qualche ora quanto bastava per ridarmi l’ebbrezza d’allora e la pienezza del senso da dare alla vita”[ii], o la possibilità tra un morso e un raglio di riscrivere lo stesso manifesto sullo stato attuale della letteratura?
Non è che non sappiamo più nulla di lei, ma è che fattasi oggetto a, Niusia, che ha in sé, nel nome, la spillatura letterale dell’”Asino”[iii], i Trans-scrittori è questo che fantasmizzano, il vento che soffia in un gregge di puledre che orinano e Rudiobos, la figlia del dotto centauro Sena, si trova nuda in mezzo a loro, cosicché Borea, il vento, possa infilarsi in lei e fecondarla, in questo modo la libido infinitista finirà col fare la costellazione che ha nome Niusia, il piccolo cavallo, l’asino, Onos.
E’ Ignazio Apolloni a riscrivere allora il finale, come fece Abraham B.Yehoshua: “Verso il cielo ho alzato la testa, vedo il piccolo cavallo- dammi oggi il vento della libido infinita. Ho chiuso gli occhi, su un fianco mi sono disteso e ogni giorno vado come Borea a trovare Niusia e l’amo. Lei, anche se pensa spesso di non essere altro che un giocattolo nelle mani del suo dio, fronteggia la morte, alla luce di tutto ciò che è stato intrapreso per sterminare l’Altro, illumina l’indistruttibilità dell’Altro; Niusia fa irruzione nella mia vita sotto forma di un gesto, di un segno del suo volto, di una forma, di una parola, di un racconto[iv], di un tratto la cui evidenza è folgorante finché mi addormento”.



[i] Uscì la prima volta in ebraico nel 1982; la versione nuova di quel libro , in cui tutto è rimasto uguale, tranne le ultime pagine, è uscita in questo  stesso mese di maggio. Cfr. il finale tradotto da Alessandra Shomroni in: Yehoshua e il cane, in:”L’espresso” n.22, Roma 3 giugno 2010.
[ii] Ignazio Apolloni, ibidem: capitolo Settimo, pag. 180 della prima edizione.
[iii] “Tacevano (…) l’istruttore dei soldati, l’ambulanza, la sirena del cantiere, il fischietto alla stazione,lo strillone,la mucca, la pecora e il raglio dell’asino”(Ignazio Apolloni, ibidem: capitolo Terzo, pagg.67-68 della prima edizione).La papera è l’oggetto a dell’eroe-locutore, ma non entra nel paradigma che Niusia attiva come analemma esponenziale, anche se è la papera che rimorchia l’eroe-locutore quando era stanco di starle sulla groppa e si calava nel suo “dolce e soporoso battellino” (cfr. prima edizione di Niusia:capitolo Sesto,pag.148):...se dovessimo calarci anche noi in questo battellino nel lago in cui l’eroe era vissuto, dovremmo tirar dentro “Il lago delle strolaghe” di E.L.Doctorow, non vi pare? Ma, poi, la papera non è l’oggetto a, perché è solo inciampando in qualcosa che fa progredire così tanto il fallo significante che si sente il bisogno di giocare continuamente con l’angoscia.
[iv] “E fu a questo punto che Niusia fece la più grossa delle sue già classiche osservazioni riportate di bocca in bocca alla fonte originaria che sentendola annichilita e svuotata di contenuto ed emotività se l’inghiottì e non ci fu più verso di fargliela ripetere tanto che qualcuno s’era pentito di aver fatto da trait-d’union in tale catena di leggenda e tentava di riportare alla memoria quella frase che val bene una vita e che ha permesso a qualcuno l’entrata nella storia in punto di morte e ad altri il mancato ingresso per errata attribuzione o distrazione di compilatori di storie vissute o semplicemente sofferte”:Ignazio Apolloni, ibidem: capitolo Terzo, pag.65 della prima edizione).




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[Dalla Introduzione di V.S.Gaudio, alla 2^ edizione- a 36 anni dalla prima-di Ignazio Apolloni, Niusia, edizioni Arianna Palermo 2012,  che potete leggere integralmente in  “Rivista di Studi Italiani”, anno XXX, n.1, Toronto giugno 2012]


Ignazio Apolloni, Niusia,
Edizioni Arianna Palermo 2012
L'introduzione, 
Niusia e l'insolubilità della letteratura
di V.S. Gaudio




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