V.S.Gaudio • Aurélia Steiner d' Ushuaia








[La Stimmung con Arno Schmidt involve, inconsciamente per il poeta- autore, 
una connessione veramente Heimlich in quanto, illustrandola con un’argentina di Buenos Aires, 
l’Aurélia Peñascon d’Ushuaia sembra che sia stata fotografata da un altro Schmidt, 
Dieter, per un pictorial degli anni ottanta per “Penthouse”.]





Y aquì quién vive acà?
Infatti accanto alla porta della stanza di Aurélia Steiner
stava in effigie sua madre, dea delle notti bianche :
sorriso tirato, infelice ; il volto gravato da una fronte morbosamente alta ;
la grande zorra de Buenos Aires, que grita el amor loco,
ella se halla aquì y ninguna parte en otro lugar en las tierras
de las sociedades protegées d’elle, la mer, protegidas de él,
el mar, éste es el lugar del universo en cuyo se halla Aurélia Steiner

Fuori, un’aria tenera, rossastra, verso la sera,
ci sono sempre questi colpi di luce all’orizzonte
e qualche ventina di schiavi o di indios yamanas y onas,
che immergono le loro ramazze nel fosso lì in fondo e,
prima di spazzare, spruzzano d’acqua lo spiazzo e i viali,
attorniati da sguaiate risa sonore, puliscono tutto quanto,
vorticando, cicalano ogni sorta di lingua malandrina,
e noi ci soffermiamo ad osservarli ,alla maniera dei padroni
anche se il tempo è stato incerto tutto il giorno,
anche se ha piovuto, le nuvole, in un istante, si dileguano
e lasciano passare la luce del sole, la luce atlantica del mare


E già di nuovo a oriente ai più remoti confini della Terra Esterna
si erge da tutti e 4 i lati una luz azula e su di essa poggia il cielo,
proteso d’un balzo, in guisa di volta, al di sopra di entrambe le Terre
al di là di questo, ha la sua propria sede Iddio
e il vento sopra con la diagonalità e l’inclinazione ripida
della sua allure lieve e laterale e lenta in avanti
la sua maniera azzurra di camminare, Aurélia Steiner
mi guardò con un’aria stolidosaccente assolutamente indescrivibile:
“Pertanto è affatto impossibile che gli astri ruotino verticalmente
intorno alla Terra!”

Sul lato settentrionale delle Terra Esterna c’è la Patagonia
a dismisura e attorno ad essa, la luna e il sole
percorrono le loro orbite circolari ma eccentriche,
l’ombra della Patagonia è ciò che noi chiamiamo notte
anche quando in estate il sole è più alto[1]
e la montagna dell’isola di Navarino,se si guarda a mezzogiorno,
o è il monte Sarmiento sulla penisola Brecknock, se si guarda al tramonto,
si rastrema verso la vetta, di conseguenza le notti divengono
più brevi, le escursioni della sera e del mattino più ampie
Aurélia Steiner leggera e laterale, sia che sia in jeans o che
indossi il pantaloncino bianco da ciclista in cotone ed elastam
della Cotonella, di bolina stretta come se ricevesse il mezzovento
con un angolo di circa 30° sopra il culo la luna è molto vicina
e sebbene i corpi siano dotati di peso e tendano verso il basso,
il fuoco cerca sfogo verso l’alto cosicché la Terra del Fuoco
precipiterebbe all’infinito se non fosse per Aurélia Steiner
che ceñe la luz atlantica, aperta al vento massimo
trattiene la luce atlantica, e l’intera baracca che poggia sul nulla
mentre l’Inferno precipita verso il basso,
dentro abissi sempre più foschi di rosso,
l’ho chiamata con nomi diversi da quello di Aurélia Peñascon[2]
ella stava già bighellonnando famelica nei pressi della porta
e aspettando, lei mi scriverà, lei che fin da ora
si lamentava che le vecchie scarpe erano così pesanti
tremula del desiderio di lui, damasco molido mi ama
si ricorda di lui con me, perché io sono quello che allora
dovette ridere davvero raccontandole come la nostra servitù
aveva reagito alla presenza del gatto
che se viene trattato bene, bisogna apprestargli delle ciotole
di latte, porta parecchio fortuna e la notte fila
interi fusi, aiuta le serve nella stalla e in cucina
porta grano nei granai perché tiene lontano
dai raccolti i topi e quando lo maltratti diventa malvagio
fa chiasso di notte e desta la gente con ogni sorta di eccessi;
si aggira quatto come voci dietro occhi di bragia;
opprime come incubo le ragazze
scommettiamo che da qui Aurélia Steiner non va a Bisanzio
l’inalterabile, l’inesauribile luogo del mondo?
Il cielo che ha questa pupilla di tigre e ha diciotto anni
senza che se ne conosca il nome
e ti mette a disagio per questa metafora
tanto che dovetti scuotermela di dosso con la testa:
“Già, ha diciotto anni e io sono il marinaio
con i capelli neri e sono dietro la finestra aperta.
Tra l’altro , i mitili mi fanno venire l’orticaria!”
Y aquì non è come da “Tarallucci e vino” a New York dove,
per i manager italiani in trasferta vicino a Union Square,
c’è cappuccino e cornetto o, meglio ancora, al “Café Einstein
unter den linden” di Berlino dove il bel mondo della stampa, dell’arte
e della letteratura fa colazione con il bel mondo della finanza
e dove non puoi farti una scorpacciata di capretto,come
aquì a Ushuaia, dove lo chef francese degli U2 ti cucina
una langosta per 70 euro[3] e la prende nell’acqua cheta
come i piantoni dei mìtili che, con inciso sotto in grande
l’anno, sono stati collocati al livello delle alghe
mediante forcelle e cordami e vengono tirati su
soltanto in inverno, direttamente attraverso il ghiaccio
quando sono più squisiti e anche del tutto innocui
sicché li potrebbe mangiare anche Aurélia Peñascon.

“To’ guarda: che è questo?”
Le dico di non saperlo.
Mi dice che era sulla spiaggia di Ushuaia
quando io stavo sul trenino con cui volendo potremmo
recuperare in proprio i relitti come ad esempio quello del St.Christopher
che il mare scaraventa sulla battima.
Ella finora non aveva mai sentito parlare di questa consuetudine:
quando, durante le notti di tempesta, delle navi fanno naufragio
in quel tratto, gli abitanti di Ushuaia si precipitano sulla spiaggia
e cercano di mettere al sicuro quanta più roba possono
tanto che col treno trainato da buoi raccolsero legname
e rocce basaltiche a 15 chilometri dalla città
per costruire dal 1902 il Carcere dei Recidivi[4].

Io le dico di non ricordarmi di quella
che ho incontrato stamane all’uscita dall’emporio
di nautica anche perché la navigazione cessa
soltanto a novembre quando tramontano le Pleiadi[5],
ma qualcosa lei doveva pur criticare; perciò:
“Un mortorio, qui!”

Sulla cresta della duna più alta al largo,
in lontananza, baluginava Capo Horn:
“Vedi: proprio da questo angolo qua gli deriva
l’antico nome”;
“E d’inverno, di’, che aspetto assumono i posti,
aquì?!” domandò meditabonda.

D’inverno? Spessi banchi di nebbia, terribili
uragani da nord-est, fiumi che si arrestano
sotto coltri di ghiaccio nel bianco deserto senza
tramiti i rari cascinali, a mala pena individuabili dal fumo:
“4, 6 settimane fa avresti dovuto vedere le cicogne:
a centinaia! Per giorni e giorni! E poi la massa di ghiande
quest’anno: avremo un brutto inverno”.

Ella sentiva già ora i brividi: “Basta, ti prego:
mi viene la pelle d’oca soltanto ad ascoltarti!
E manco a farlo apposta l’unico inverno che
dovremo trascorrere qui sarà così rigido?
E poi anche la vostra vecchia tetra casa di ieri
e il tuo letto…Ah, ma lascia perdere i giorni alcionii,
non sono mica un uccello polare!”

Calcammo le nostre orme d’animali su per la rena
si fece più vasto il silenzio e più appiccicoso; giallo
e verde. Inoltre, un vento assolutamente privo
di direzione, da ogni canale un altro:
”In questo momento non ci dev’essere
una sola nuvola”.
Il vento a poco a poco si fece più forte;
ad ogni svolta ci soffiava incontro:
“Ehi, dovresti sentire una volta un vero vento
di nord-est uno di quelli che ti porta via
gli orecchi e ti piega il naso sulla guancia:
3 uomini ti devono tener giù i capelli
sulla testa: per te ce ne vogliono a dirittura 4!”
La sera adunò ipocrita una dozzina di colori puri;
frascume intagliava nuvole nere baciandola, le labbra
sulla pelle, la chiamo dentro il suo corpo, contro la bocca,
contro il muro del ricovero che serve a pernottare
durante la caccia alle oche selvatiche; o comunque;
ci avviticchiammo per le morte membra, con gli occhi
dilatati, mani a catena, sabbia tra le dita dei piedi,
accoccolarsi e guatarsi con stupore. Dentro, di là,
in lontananza, nei cumuli di nebbia, 2 luci: ella rabbrividì,
dominandosi, mi tengo all’entrata del come di Aurélia Steiner,
resto lì con il glande, la notte è come un mare in bonaccia,
sotto allora: baluginante fregola di stelle; vento batteva onde;
il corneo uovo di squalo della luna, appeso ovunque
nel nero corallo degli alberi; goupillage che non abbia
mai fine, ma sia misura colma, le carambolage du limer,
l’atención estrema de zurrar el suplicio hasta su límite.
Poi, mio caro ragazzo, ecco il fondamento della vita:
natura; intelletto;eros! Yo la jodo,la follo, yo le do el
picotazo, se lo meto todo adentro, un mastio[o una minchia,come s’usa
nel gergo militare per indicare sia il donjon dell’architettura
che l’anima dello stampo di fusione delle bocche di fuoco], grosso
quanto una testa, all’interno del cosmo di pietra massiccia
in cui ruoterebbero il sole e le costellazioni,
i pensieri che galleggiano nella nebbia, un fascio
di frecce scoccate, folate di tempesta, raggi
di nuvole scompigliati, una colonna, non 76 miglia
del miliarium aureum il punto geodetico centrale di Bisanzio ma,
3040 chilometri da Buenos Aires tanto
che la lentezza dello zurrar ci fa gridare.

El mar es allà a su espacio, escondito
en su agujero; Ushuaia es blanquada por la sal;
ella es petrificada en el caos en cuyo
el mar la ha dejada.

En su profondidad otra vez ella, con su modo
de andar del Sur, aquel su modo de caminar
que ha el gran movimiento de la Tierra del Fuego,
aquél volver, redondo y amplo, que al improviso
se hace tacto, proximidad  irresistible del culo
del mundo, el estrecho del mundo, el canal de Beagle,
el canal Braqueño,el canal del perro cachorro[6]
y el lugar de su opuesto, el opuesto del universo
attraverso il quale può penetrare la luce del sole
e i naviganti dei mari intorno al Capo Horn
che riferiscono concordemente di aver veduto
nel cielo australe un’altra stella polare, attorno
a cui laggiù ruota la volta celeste, ossia un secondo
centro di rotazione, così misurai da capo
il diametro della luna in quanto la feci passare
dietro a un filo teso verticalmente davanti
all’hotel Glaciar e intanto confrontavo con la clessidra:
98 sezioni, dunque vicina a noi tanto che sul foglio
quadrettato del Rapportatore Aquino me la ritrovai
a 68° come la longitudine di Ushuaia, non aveva
Eutochio appreso a suo tempo questo metodo
dal proprio maestro, il meccanico Isidoro?
E allora vuoi vedere che viviamo davvero
in un mondo cavo dal diametro di 75000 stadi,
una bolla all’interno del cosmo di pietra massiccia
in cui ruoterebbero il sole e le costellazioni,
te lo immagini!!
                                      [v.s. gaudio, © maggio 2007]

[1] I 23°26’ della declinazione del Sole al Solstizio danno come altezza del Sole a Ushuaia 101°45’, cioè quasi il grado della Canicola e di Sirio nel Canale di Beagle!
[2] “Peñasco” è un termine geografico per indicare “sasso” o quanto meno una “parete rocciosa”. Per assonanza, il cognome della Steiner di Ushuaia ha dentro il “pene” spagnolo ma anche il “penacho”, che è il “ciuffo”, il “pennacchio”, come “penar” che vieppiù rinvia alla “Cárcel de los Recidivos”, archetipo e museo turistico di Ushuaia.
[3] Se alla latitudine di Ushuaia, lo chef francese ti cucina la langosta alla maniera sibarita, cuocendola viva, come prescrive Manuel Vásquez Montalban [ in: Ricette immorali (1988), trad. it. Feltrinelli, Milano 1992], con cipolle, carote, timo prezzemolo, spezie varie, una bottiglia di champagne brut, burro e pepe di Caienna, questa la potrebbero degustare Aurélia Peñascon e il poeta sibarita? Palpitante l’Heimlich per il pepe di Caienna (quella che fu una colonia penale francese dal 1854 al 1938), speculare a questa “Cárcel de los Recidivos” che è nel culo del mondo; in più, questa langosta viva si farebbe ancor più terribile perché, essendo “sibarita”, sarebbe “calabrese” come Gaetano Santo Godino, “el mezquino calabrés”[vedi nota successiva] che cavava gli occhi ai gabbiani e che fu fatto a pezzi vivo come s’usa fare con l’aragosta, sibarita o no.
[4] Con il “Tren de los presos”, rimesso in funzione nel 1994[per i 200 mila turisti che, inebetiti, ascoltano ogni anno dalla guida l’aneddoto terribile su “El petiso orejudo” Gaetano Santo Godino, el mezquino calabrés che cavava gli occhi ai gabbiani cui gettava briciole di pane], si arriva fino al Parco Nazionale in questa baia profonda verso l’ovest, presos bienvenidos en el culo del mundo.
[5] E proprio allorquando l’altezza del Sole, che ha una declinazione a novembre che va da 14 a 21 gradi circa a Sud, alla Latitudine di Ushuaia(54°49’ Sud), varia da 21°(all’inizio del mese) a 14° circa(alla fine del mese), cioè collima progressivamente con il Medio Cielo e Giove del Poeta.
[6] Corre legenda(metropolitana o patagonica?) che Aurélia Peñascon sia quell’adorabile ragazza amata dal dio celtico Llyr, che regna sull’Oceano e sui fiumi, e che, poi, nel proprio letto bianco accoglie ogni giorno un amante differente aggiungendone altri ancora ogni notte, tanto che il dio finisce con il trasformarla in un Piccolo Cane, un Beagle, un perro pequeño, un cachorro de braco, che, visto che lei aveva smesso di venire in riva al mare da lui, abbandona nel Canal d’ Ushuaia, il canale di Beagle.





Aurélia Peñascon a Ushuaia
[v.s. gaudio, © maggio 2007]


® Aurélia Steiner d’Ushuaia è anche in: “Arenaria”, collana di ragguagli di letteratura a cura di Lucio Zinna, quattro, settembre 2010, IlaPalma edizioni, Palermo.
La copertina di "arenaria" quattro
La pagina iniziale di Aurélia Steiner d'Ushuaia

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