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Il Nobel bisestile e i Menestrelli della Beat Generation ⁞

NOBEL AI MENESTRELLI. 
OVVERO: LA CODA ANTICA DEL FUTUROdi  Mario Grasso

Dunque, secondo la Reale Accademia di Svezia, la letteratura è canto e lo scrittore è menestrello. Non è certamente idea peregrina, né alzata d'ingegno. Non è nuova! Proprio i siciliani dovremmo essere tra i primi ad applaudire  per l' innovazione. Ammesso tale sia l'esito 2016 del Premio di Stoccolma attribuito al cantante Bob Dylan. Questa nostra nota in realtà mira proprio a confortare i risentiti, dai quali sono state e continuano a venir propalate e mugugnate proteste, anche interessanti, invero, come quella che punta sulla influenza dell'anno bisestile (il 2016, appunto) sull'umore dei componenti dell'Accademia Reale di Svezia. Una tesi che somiglia tanto - figuralmente intendiamo - a un'operazione di raschiamento del barile. cioè a dire non si sa più davvero cosa inventare.
       Ma, fondi di  barili a parte e lune bisestili da reindagare, nessuno che abbia pensato alla Corte di Federico, alla Palermo di quella volta e dei giullari e dei menestrelli. Giullari che altro, poi, non erano se non poeti, produttori di versi e come tali generatori di letteratura. E non ci si dica che il percorso è tortuoso per essere accettato a prima botta. Ci si dia una calmata e si rifletta con criterio scevro da pregiudizi. D'altra parte c'era stato, prima di Bob, il caso di Fo. Né, a proposito di congiure celesti, lunari e bisestili che siano da catalogare, si potrebbe ignorare la macroscopica congiuntura, che tale non è perché bisognerà definirla coincidenza avvisatrice, della data di morte, a novant'anni, di Dario Fo, appunto, a cavalcare l'annuncio del Nobel a un altro giullare-menestrello, più scadente, si dirà, un minus habens rispetto all'autore del guastelliano villaneggiare  divenuto "Mistero buffo" riscritto da Fo. Ma è la vita, è l'usura del genere umano. Si svalutano le automobili, persino l'oro già usato perde di valore! Non si vede perché  si debba respingere l'evidenza del genere umano in declino naturale, spontaneo. Necessario, aggiungeremmo pensando alla profezia evangelica che prevede  l'uomo alla vigilia della fine del mondo debilitato al punto da non essere in condizione fisica di alzare da terra una tegola! E questa è profezia evangelica. Si avrà un bel dire sul coro di pernacchie dalla piccionaia, ma si tratta di Scritture sacre. Scherziamo?
Insomma come non rivolgere e dare atto all'Accademia di Svezia di lungimiranza e piedi a terra? La verità - a proposito dei risentiti - è ben altra. E' che siamo distratti, siamo storditi dai rumori e dai cibi, siamo tutti più o meno drogati da quello che chiamiamo progresso, senza avere il tempo - o darcelo - di rivolgere un'occhiata intorno e scoprire che le nuove frontiere sono l'abolizione dell'uomo a favore del robot, con il vantaggio della cancellazione , delle emozioni, della fatica, del dolore, come dell'amore, della gelosia, dei sentimenti tutti. La stessa semantica cara al linguaggio della vita attiva-più attiva, non ha forse fatto lievitare l'uso e la pratica di un verbo che prima veniva adoperato solo per metalli e "cose inanimate", rottamare? Voce dei tempi che evolvono e si attestano sotto gli spalti di nuovi confini. Spalti che, prima o poi, un'atomica vietnamita o d'altro marchio di origine controllata, non farà mancare all'evoluzione della specie umana, animale, vegetale, etc.

E noi tuttavia più protervi protervi  corriamo risentiti dietro la scelta di un futuro dalla  coda antica, come quello di tornare alla letteratura come canto di menestrelli e chitarre di giullari. E senza dire di quanti nuovi aspiranti alla Bolla di Stoccolma insorgeranno a candidarsi  al Nobel tramite istituzioni private, università, cottolenghi e cappelle cantorie... e finché il sole splenderà sulle fortune umane, che quel tal poeta aveva definito sciagure, perché non aveva l'occhio adatto a cogliere i segni del mondo che si evolve fino ad autodistruggersi, appunto, a rottamarsi da sé, perché lo stesso proverbio lo consiglia: "Chi si ferma è perduto"!


Hit Parade della Settimana

GUY GOFFETTE ░ Se ebbi promessa un giorno d'altro cielo

Si j’ai reçu promesse un jour d’un autre ciel
que celui qui vous coupe les bras, je l’ignore.
Comme vous je souffre la tempête et le froid
et la fatigue insomnieuse ; le désert me traverse, l’absence des visages, tous ces poings de pierre
et le martèlement des vivants dans le labyrinthe.
Oui, comme vous j’ai peur d’atteindre au bout
du couloir, comme un nageur touche le fond, de connaître que tout ici fut vain, chute,
faux miracle, qui ne portait l’homme au-dessus
de lui-même, là où la ceinture des ombres
se détache du cœur et tombe avec la nuit parmi les accessoires. │Se ebbi promessa un giorno d’altro cielo
da quello che vi taglia le braccia, lo ignoro.
Come voi patisco la tempesta e il freddo
e la fatica insonne; il deserto mi attraversa, l’assenza di volti, tutti questi pugni di pietra
e il martellio dei vivi dentro il labirinto.
Sì, come voi ho paura di raggiungere la fine
del corridoio, come un nuotatore tocca il fondo, di scoprire che tutto qui fu vano, caduta,
falso prodigio, che no…

Salvatore Toma▐ Ultima lettera e disegno per "Milly Carlucci e il profilattico di Michel Foucault"

“A questo punto
cercate di non rompermi i coglioni
anche da morto.
È un innato modo di fare
questo mio non accettare
di esistere.
Non state a riesumarmi dunque
con la forza delle vostre certezze
o piuttosto a giustificarvi
che chi s’ammazza è un vigliacco:
a creare progettare ed approvare
la propria morte ci vuole coraggio!
Ci vuole il tempo
che a voi fa paura.
Farsi fuori è un modo di vivere
finalmente a modo proprio
a modo vero.
Perciò non state ad inventarvi
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sul mio conto
o crisi esistenziali
da manie di persecuzione
per motivi di comodo
e di non colpevolezza.
Ci rivedremo
ci rivedremo senz’altro
e ne riparleremo.
Addio bastardi maledetti
vermi immondi
addio noiosi assassini.”
▐ Salvatore Toma,Ultima lettera di un suicida modelloinCanzoniere della morte


□ Nel 1984, all’interno del Pensionante de’ Saraceni , datato luglio , che si dava come foglio di “Caffè Greco”, diretto da Antonio Verri, trovai, accanto ad Aurora Cornu, Léonard Nathan e Georges Astalos, il mio testo Milly Carlucci e il …

Aida Maria Zoppetti ⁞ COSA

Cosa
        – lì dove guardo –
        è un sostantivo
        cosa mi opprime
        e non dirò più nulla
        cosa scende la sera
        e cosa appare
        cosa sorpresa
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        leggera è un aggettivo
        e rosa è il ramo
        (ignora il vento)
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Äricreazioneblog artificiale d'arte e artifizi

Manca il cappello in Ai no Corrida.

Qual è il segno più bello?│ Inchiesta esclusiva di Vuesse Gaudio per "Astra"

Sara Smigòro ░ Delirio del consumatore addormentato

Delirio del consumatore addormentato di SARA SMIGÒRO
da→ lunarionuovo  MARZO n.78, POESIASALA VITTORIO SERENI Bande sonore inquietano il percorso
nei sogni una catena spezzata
salda invece è ogni ansia
ogni mulino spinge ruote
ingranaggi in grano ingrana la massa
e già scrutina scompagina trasforma
molìre grano è il suo lavoro ingrato
non già grane nel vento se mulina acqua
le stesse bande larghe, strette,
brevi come la vita e quelle
criminali bande ribalde.
Nei tuguri il pane pesa più rovente
in grane il grano intero prima
oppure la farina
nel sacco di suo nel campo
ov’era stata stelo- spiga-
raccolto e alimento?
È tutto infine un vero tradimento
al seme ignaro
interrato per fruttare donato
alla terra per sfruttarne risorse
altro che dono di vita il parto è inganno
è sempre candidare alla morte
l’innocenza alla vita non richiesta.
Chi ha sonno e non vede dove
altri ha visto e dona una condanna.
Ecco allora le bande se sonore
se criminali bande paesane
tra clarini, grancasse trombe e m…