Pietro Terminelli a V.S. Gaudio ░ L' involucro di "Uh-Dasein"


UH - Dasein & Poesia
Collezione curata da Marisa Aino
& V.S. Gaudio



Palermo 6 gennaio 1985
Lettera di Pietro Terminelli
Palermo 6 gennaio 1985
Caro Gaudio,
mentre sono in attesa di materiale per dare l'avvio al n.3 de "l'involucro", ricevo da te l'invito a partecipare al dibattito poetico su "UH-DASEIN E POESIA, mettendo fuori il testo che ti spedisco allegato alla presente: un testo che mi nasce spontaneamente dalla tua lettera, scavando nel mio linguaggio poetico in caccia di quell'origine umana mentale dell'essere, andando indietro su quei primordi, frutto di ricerca e anche livello nostro immaginativo.
Ciò che mi pare possa interessare il lettore occasionale o all'addetto ai lavori è quel senso di transito e di percezione, di movimento decifrativo, lungimirante e affine ai nostri tanti incontri di resa avanguardistica, di irreflesso modo di consentire una continuità di azione lungi il percorso del reale nella cronaca più mediativa di contenuti di "descrizione e mascheramento" di quei limiti propri degli autori dei quali accenni nella lettera.
Sono sicuro che ti troverai a dovere accettare la mia breve sintesi dell'umana fatica.
Intanto al tuo inesauribile linguaggio e alla tua spiccata personalità faccio i migliori auguri nel presente e nella linea sicurissima, fertile di un futuro reagente sempre più indicativo.
Tanti cari saluti.
Pietro Terminelli

L'INVOLUCRO DI UH-DASEIN

UH-DASEIN, l'esserci in un involucro scompigliato aperto nelle sue parti,
dimensione-spazio, il tempo d'oggi, dell'oca, il peso abulico, leggero,leggiadro
d'impaccio nel groviglio di paglie, nello spergiuro immobile del desueto,
l'imparato a memoria della sostanza reso cipiglio, bisbiglio pallido del labbro, morente nel silenzio.
L'abituale inoltro. strazio di consuetudine e imbroglio, sbadiglio pavido
della resistenza negligente dell'occhio assonnato e semichiuso,
aperto giocoforza del linguaggio smorzo, disappuntito, delimitato dalla inaccessibile velocità
I codici sono riassunti a meraviglia dalla sorpresa, dalla consistenza/coesistenza della esistenza
abitudinaria, non riverenza rivierasca di orizzonti, di mari e laghi, per oltre la riva
nella perduta propaggine della immagine della sostanza acquiescente e liquefatta di alghe impossibili
al recupero veloce della memoria, della distanza ravvicinata, colta di sorpresa e assunta nella condizione altra,
per bene, per male come spugna di raccoglimento di molecole della salsedine intrisa di idrogeno e ossigeno,
escamotage senza palline bianche e/o nere dell'universo nel viluppo caleidoscopico delle teorie della scienza di Einstein,
nel bersaglio colto di un videogioco in un computer di situazioni, di ibrido disinnescare della assuefazione,
il legame tra braccia diritte di relitti umani, naviganti remi della imbarcazione,
quasi canoa in avanscoperta, coperta dall'aria, dalla genia di una corrente di continente inesplorato
della ragione, della canzone di parole musicate dell'avvento balbuziente primordiale,
ali di insonnia velata, disadorna di conoscenza fredda e rugiadosa.
L'oasi di pace dell'essere pretende sbalzi cooptanti di passaggi di visioni,
direzione prima, seconda e dopo di pasti della resistenza alla ribalta
qual dovrebbe essere nell'essere per l'essere nella specie,
negli incubi di intrecci del domani in corolle molecolari di seminagione,
incrocio di polline, reticolo giallastro sottomesso e perforato dalla stagione.
Novantanove per cento e il resto è uno, un rapporto di disequilibrio,
squilibrato il manubrio del velocipede del nuovo, il teatro della raggiera spalancata alla luce del sole,
alla solerzia della flora lussureggiante e verde, tambureggiante nella azione dell'aria respirante
dei polmoni, catapulta di devozione, incoraggiamento ingoiato di metri di velario,
occasionale riquadro consumato, fosforescente di ossa, salma occorrente
e non oltre.

Pietro Terminelli

Dalla terza di copertina di:
Carlo Cipparrone, L'ignoranza,
edizioni di UH, Cosenza 1985

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