Silvia Comoglio ▬ Il guardare alto


voi - mi siete il tempo
dei gechi dilatati
dal sogno dentro l’orto, “il guardare
- álto e già proteso - del límite che tocca
l’alba rovesciata nell’úl-tima parola
___________


1. I
álto suppose il mio signore
l’álbero a sintassi
di ógni - lunga insonnia,
l’álbero che disse: è l’ária
che veste di stupore
órridi di ponti - appena - dilavati,
il termine del canto che tútto
- in controtempo! - voi ed io
da sémpre attraversammo
avvolti - di nomi tra le fronde
“di móndi - adorni - tra le fronde [ ]
[ ]

Canto

Questa luce - è enorme mondo
riposto in uno sguardo, paradiso
di tempo all’infinito, a misura
di frattempo: álbero che nasce
sul varco - dell’único tuo ingresso,
nel regno in cui potremmo
- dell’áttimo narrato - amare
sempre tutto, fino - all’úl-tima parola
[ ]

1.
sottile - la gola che si apre
déntro il cieco dire, un cupo
finire affranti tra gli ultimi pensare,
nel márgine che tocca
ridotti - témpi di respiri
grido che diventa
única sostanza, úrto di preciso
pianto a bisbigliare - l’úl-tima parola,
il geco - da disdire
[ ]

11.
come se ti fossi
ancora rannicchiata,
come se dicessi: qui io corro
effimera sui prati
invano, mio píccolo signore,
invano - credi - qui è l’oriente,
il principio - tutto rivelato: la voce, mio signore,
è giostra solo spinta - verso la sua eco,
è il corpo del lume che si affaccia
sull’último filare, ammaliando
quanto non vivremo del límite del bosco,
del témpo che si chiama - límite del bosco ---

 da! Silvia Comoglio

CANTI ONIRICI
L’arcolaio, Forlì 2009