Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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mercoledì 26 febbraio 2014

L'immaginazione▐ Invito per un numero sulla Poesia Visiva e Concreta




 from ignazio apolloni

 quando ancora nel secolo scorso anche le riviste del profondo sud facevano i numeri speciali sulla poesia concreta e sulla poesia visiva, anche perché nell’habitat c’erano francesco saverio dodaro, francesco pasca, enzo miglietta e, tra gli invitati, c’erano operatori visivi del calibro di franco verdi, william xerra, carlo belloli, maurizio osti, michele perfetti, vincendo accame, luciana arbizzani, ignazio apolloni, l’uomo della singlossia, irma blank, betty danon, quella che fu con v.s.gaudio tra i poeti dei readings alla Galleria d’arte 2000 di Bologna negli anni di piombo, arrigo lora totino, emilio isgrò, eugenio miccini, ugo carrega, mirella bentivoglio, lamberto pignotti, lucia marcucci, giovanni fontana,  luciano ori, carlo marcello conti, quello di “zeta”, la rivista internazionale di poesia e ricerche, che, adesso, non si sa quando esce, se esce ancora, dopo che, anni fa, è venuta a mancare prematuramente l’indimenticabile franca campanotto, achille cavellini, stelio m.martini,  luciano caruso, tomaso binga, agostino contò, vitaldo conte, addirittura emilio villa…
[e fu forse allora, chi può negarlo?, che, avendo saputo della cosa, mi misi nell’ambito dell’azione e dello spazio, e andai a Lecce a piedi e dissi “eccomi qua, se c’è Emilio Villa, come potrebbe mancare un altro disperso della scrittura e del gesto, non sono io quel poeta  per il quale Gino Baratta scrisse  a proposito di un gesto che produce?”]