Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

UH-NOIR│ Uh Magazine│ L'ipersoluzione territoriale e il delitto Bergamini

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domenica 9 febbraio 2014

Mia Nonna dello Zen ♦ Ermeneutica del bancomat dello Ior e della lingua straniera di Malta

Mia Nonna dello Zen a Paul Ricoeur

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Se la lingua fa sorgere la questione dello straniero, perché allora il bancomat dello Ior dava le ricevute in latino?

L’accoglienza di altre lingue è un fatto di grandissima cultura riservato solo a qualche individuo. Allo stesso tempo essi si marginilizzano rispetto alla cultura condivisa che implica, vista la fragilità individuale e collettiva degli umani, un grado fortissimo di omogeneità. Un popolo non può essere poliglotta. La maggior parte di noi, anche parlando correttamente una o due lingue, ne possiede una, che si dice materna. Le altre lingue sono allora lingue straniere.
[da: Paul Ricoeur, L’estraneità dello straniero, in: Idem, Ermeneuticadelle migrazioni, Mimesis 2013]
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E Malta allora, che ha tre lingue, che cultura condivide? E questi arbëresh, che sono calati dai monti qui attorno, e hanno tolto il nome a mio nipote e gli hanno preso il diritto di proprietà, e anche la lingua, che dialetto ne è venuto fuori? E questi che dicevano che loro avevano due lingue, peccato che non sapevano scrivere quella che doveva essere la loro lingua materna, come avranno fatto a  scrivere atti notarili, atti anagrafici e altre schematizzazioni dell’intestazione di un qualsiasi diritto? Qual è la loro lingua straniera, il dialetto locale, l’italiano, l’arbëresh, ghego o tosco che sia, o lo shqip? E quelli dell’Ordine di Malta, vuoi vedere che la lingua materna è il latino? E allora la lingua straniera quale sarebbe? Di più il maltese dell’inglese e dell’italiano, del siciliano, e perché, in quell’arcipelago, non si parla la lingua franca che parlano a Tunisi? Scopriranno mai che la loro lingua è una lingua tra le altre? E quindi sorgerà mai la questione dello straniero? O basta versare 625 mila euro e lo straniero potrà abitare la lingua dell’altro, ma quale lingua abiterebbe e, soprattutto, a versamento avvenuto, come recupererà quella somma investita? Chi garantisce la riuscita dell’investimento? Per capire bene se mi si sta seguendo, dovrò formulare gli interrogativi in latino, la lingua dello Ior e delle ricevute dei bancomat in Vaticano?
[→da: Mia Nonna dello Zen, Se le altre lingue sono lingue straniere, qual è la lingua materna di mio nipote il poeta?]