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Mia Nonna dello Zen ♦ Ermeneutica del bancomat dello Ior e della lingua straniera di Malta

Mia Nonna dello Zen a Paul Ricoeur

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Se la lingua fa sorgere la questione dello straniero, perché allora il bancomat dello Ior dava le ricevute in latino?

L’accoglienza di altre lingue è un fatto di grandissima cultura riservato solo a qualche individuo. Allo stesso tempo essi si marginilizzano rispetto alla cultura condivisa che implica, vista la fragilità individuale e collettiva degli umani, un grado fortissimo di omogeneità. Un popolo non può essere poliglotta. La maggior parte di noi, anche parlando correttamente una o due lingue, ne possiede una, che si dice materna. Le altre lingue sono allora lingue straniere.
[da: Paul Ricoeur, L’estraneità dello straniero, in: Idem, Ermeneuticadelle migrazioni, Mimesis 2013]
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E Malta allora, che ha tre lingue, che cultura condivide? E questi arbëresh, che sono calati dai monti qui attorno, e hanno tolto il nome a mio nipote e gli hanno preso il diritto di proprietà, e anche la lingua, che dialetto ne è venuto fuori? E questi che dicevano che loro avevano due lingue, peccato che non sapevano scrivere quella che doveva essere la loro lingua materna, come avranno fatto a  scrivere atti notarili, atti anagrafici e altre schematizzazioni dell’intestazione di un qualsiasi diritto? Qual è la loro lingua straniera, il dialetto locale, l’italiano, l’arbëresh, ghego o tosco che sia, o lo shqip? E quelli dell’Ordine di Malta, vuoi vedere che la lingua materna è il latino? E allora la lingua straniera quale sarebbe? Di più il maltese dell’inglese e dell’italiano, del siciliano, e perché, in quell’arcipelago, non si parla la lingua franca che parlano a Tunisi? Scopriranno mai che la loro lingua è una lingua tra le altre? E quindi sorgerà mai la questione dello straniero? O basta versare 625 mila euro e lo straniero potrà abitare la lingua dell’altro, ma quale lingua abiterebbe e, soprattutto, a versamento avvenuto, come recupererà quella somma investita? Chi garantisce la riuscita dell’investimento? Per capire bene se mi si sta seguendo, dovrò formulare gli interrogativi in latino, la lingua dello Ior e delle ricevute dei bancomat in Vaticano?
[→da: Mia Nonna dello Zen, Se le altre lingue sono lingue straniere, qual è la lingua materna di mio nipote il poeta?]

Hit Parade della Settimana

GUY GOFFETTE ░ Se ebbi promessa un giorno d'altro cielo

Si j’ai reçu promesse un jour d’un autre ciel
que celui qui vous coupe les bras, je l’ignore.
Comme vous je souffre la tempête et le froid
et la fatigue insomnieuse ; le désert me traverse, l’absence des visages, tous ces poings de pierre
et le martèlement des vivants dans le labyrinthe.
Oui, comme vous j’ai peur d’atteindre au bout
du couloir, comme un nageur touche le fond, de connaître que tout ici fut vain, chute,
faux miracle, qui ne portait l’homme au-dessus
de lui-même, là où la ceinture des ombres
se détache du cœur et tombe avec la nuit parmi les accessoires. │Se ebbi promessa un giorno d’altro cielo
da quello che vi taglia le braccia, lo ignoro.
Come voi patisco la tempesta e il freddo
e la fatica insonne; il deserto mi attraversa, l’assenza di volti, tutti questi pugni di pietra
e il martellio dei vivi dentro il labirinto.
Sì, come voi ho paura di raggiungere la fine
del corridoio, come un nuotatore tocca il fondo, di scoprire che tutto qui fu vano, caduta,
falso prodigio, che no…

Salvatore Toma▐ Ultima lettera e disegno per "Milly Carlucci e il profilattico di Michel Foucault"

“A questo punto
cercate di non rompermi i coglioni
anche da morto.
È un innato modo di fare
questo mio non accettare
di esistere.
Non state a riesumarmi dunque
con la forza delle vostre certezze
o piuttosto a giustificarvi
che chi s’ammazza è un vigliacco:
a creare progettare ed approvare
la propria morte ci vuole coraggio!
Ci vuole il tempo
che a voi fa paura.
Farsi fuori è un modo di vivere
finalmente a modo proprio
a modo vero.
Perciò non state ad inventarvi
fandonie psicologiche
sul mio conto
o crisi esistenziali
da manie di persecuzione
per motivi di comodo
e di non colpevolezza.
Ci rivedremo
ci rivedremo senz’altro
e ne riparleremo.
Addio bastardi maledetti
vermi immondi
addio noiosi assassini.”
▐ Salvatore Toma,Ultima lettera di un suicida modelloinCanzoniere della morte


□ Nel 1984, all’interno del Pensionante de’ Saraceni , datato luglio , che si dava come foglio di “Caffè Greco”, diretto da Antonio Verri, trovai, accanto ad Aurora Cornu, Léonard Nathan e Georges Astalos, il mio testo Milly Carlucci e il …

Aida Maria Zoppetti ⁞ COSA

Cosa
        – lì dove guardo –
        è un sostantivo
        cosa mi opprime
        e non dirò più nulla
        cosa scende la sera
        e cosa appare
        cosa sorpresa
        quando l’ho veduta
        rosa e leggera
        leggera è un aggettivo
        e rosa è il ramo
        (ignora il vento)
        – dormiamo?

Äricreazioneblog artificiale d'arte e artifizi

Manca il cappello in Ai no Corrida.

Qual è il segno più bello?│ Inchiesta esclusiva di Vuesse Gaudio per "Astra"

Sara Smigòro ░ Delirio del consumatore addormentato

Delirio del consumatore addormentato di SARA SMIGÒRO
da→ lunarionuovo  MARZO n.78, POESIASALA VITTORIO SERENI Bande sonore inquietano il percorso
nei sogni una catena spezzata
salda invece è ogni ansia
ogni mulino spinge ruote
ingranaggi in grano ingrana la massa
e già scrutina scompagina trasforma
molìre grano è il suo lavoro ingrato
non già grane nel vento se mulina acqua
le stesse bande larghe, strette,
brevi come la vita e quelle
criminali bande ribalde.
Nei tuguri il pane pesa più rovente
in grane il grano intero prima
oppure la farina
nel sacco di suo nel campo
ov’era stata stelo- spiga-
raccolto e alimento?
È tutto infine un vero tradimento
al seme ignaro
interrato per fruttare donato
alla terra per sfruttarne risorse
altro che dono di vita il parto è inganno
è sempre candidare alla morte
l’innocenza alla vita non richiesta.
Chi ha sonno e non vede dove
altri ha visto e dona una condanna.
Ecco allora le bande se sonore
se criminali bande paesane
tra clarini, grancasse trombe e m…