Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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martedì 4 febbraio 2014

♦ Parrottëvend

Parrottëvend
by Gaudio Malaguzzi
A Parrottëvend, come un po’ è avvenuto anche a Perast, per quanto ne narri Thomas Bernhard in Perast[i], un pellegrino o un poeta aveva interpellato diverse persone per sapere a chi fossero appartenuti in passato i palazzi e gli altri edifici abbandonati( la stazione ferroviaria, la scuola elementare, la pretura, il casino dove esercitava negli anni Sessanta Aurora la puttana di Taranto e prima ancora Esterina la Bionda e sua figlia Gina, negli anni a seguire, e dove, parimenti, abitava un tal Gambardella napoletano per quanto l’edificio fosse inabitabile e quei siciliani, che, dandosi come produttori di vino, di vino non ne avevano mai fatto, e allora che cazzo erano venuti a fare?)e già quasi completamente in rovina, anche quello che non c’era più perché fu il budello del prigioniero , nonno del poeta.
Ma le persone, dal pellegrino o dal poeta interpellate, per quanto fossero in apparenza normali pur essendo stranamente senza scarpe, si erano limitate a ridere alle domande del poeta, si erano girate dall’altra parte e avevano preso il largo. Un paio di chilometri o tre se non quattro più avanti, nel territorio dell’altro comune contiguo verso sud, il poeta ha saputo che a Parrottëvend non c’era più una sola persona normale e tutti si erano fatti poeti e scrittori e anche giornalisti, che tutta la città era stata lasciata in mano a un bel numero di scalzacani pazzi che lì potevano fare quello che volevano, scrivere versi e romanzi, fare ricerche per conto proprio, della regione, dell’università e della ragion di stato  e scrivere anche articoli per i giornali locali, e che lo Stato riforniva di generi alimentari facendo loro aprire continuamente tutti gli stores che vogliono di volta in volta aprire.




[i] Contenuto in : Thomas Bernhard, L’imitatore di voci, © 1978, trad. it. Adelphi, Milano 1987.